giovedì 22 aprile 2010

Bilancio e Consuntivo visti dai genitori

dal sito AGETOSCANA

1) L'importanza strategica del bilancio2) Il Bilancio: come funziona3) Dove guardare: L'Avanzo di amministrazione4) Dove guardare: Le Entrate5) Dove guardare: Progetti e Attività6) Residui, fondo di riserva, minute spese, partite di giro7) La circolare di bilancio n. 9537 del 14.12.20098) Gestione finanziaria e Consiglio d'istituto 9) Le variazioni di bilancio 10) Il Conto consuntivo

1) L'importanza strategica del bilancioPuò non sembrare, ma le chiavi di una scuola sono nascoste nel suo Programma annuale meglio conosciuto come Bilancio. Spesso i genitori si lamentano di non poter avere per i propri figli ciò che più desiderano per loro, laboratori multimediali o corsi di musica, e la motivazione è sempre che non ci sono soldi a sufficienza.A volte ci giungono segnalazioni di un uso improprio dei contributi dei genitori: magari per pagare la tassa di rimozione dei rifiuti oppure per i materiali per le pulizie. La responsabilità è anche dei genitori che fanno parte del Consiglio di Circolo (o d'Istituto) e non fanno nulla per impedire simili abusi.E' necessario, come abbiamo detto più volte, che chi accetta la carica di Presidente o Consigliere studi seriamente le principali normative che regolano il funzionamento della scuola. Bilancio e contabilità sono effettivamente lo scoglio più arduo da affrontare, ma bastano un'informazione adeguata e un po’ di buona volontà per potersi orientare.

2) Il bilancio: Come funzionaL'esercizio finanziario ha inizio il 1° gennaio e termina il 31 dicembre. Tutta l'attività finanziaria di una scuola deve essere compresa in un unico documento contabile detto Programma annuale o bilancio. Secondo l'art. 2 del Regolamento contabile (D.I. 44 del 1-2-2001) entro il 31 ottobre di ogni anno la Giunta esecutiva lo deve proporre al Consiglio d'istituto per l'approvazione unitamente a un’apposita relazione e al parere di regolarità contabile dei revisori dei conti; la relativa delibera è adottata dal Consiglio d'istituto entro il 15 dicembre. In realtà il consiglio può approvare il Programma annuale entro 45 giorni dall’inizio dell’anno finanziario, ossia entro il 14 febbraio. Solo se si supera tale data il dirigente è tenuto ad avvisare l’Ufficio scolastico regionale, che nominerà un commissario incaricato dell’approvazione. Questo ulteriore lasso di tempo permette alle scuole di raccogliere notizie certe sulle risorse disponibili e fare una previsione il più aderente possibile alla realtà. Nella relazione della Giunta sono illustrati gli obiettivi da realizzare e la destinazione delle risorse in coerenza con il Piano dell'offerta formativa (P.O.F.). A ogni singolo progetto compreso nel programma e predisposto dal dirigente è allegata una scheda illustrativa finanziaria redatta dal direttore dei servizi generali e amministrativi; per ogni progetto deve essere indicata la fonte di finanziamento e la spesa complessiva prevista per la sua realizzazione. Nel momento in cui il Consiglio approva il Programma autorizza il dirigente all'accertamento delle entrate e all'assunzione degli impegni di spesa lì previsti. Il Programma deve essere affisso all'albo dell'istituzione scolastica entro quindici giorni dall'approvazione e inserito -dove esiste- nel sito web della scuola.L'attuazione del programma annuale spetta al dirigente scolastico, che ha la responsabilità di gestione. Nel caso in cui la realizzazione di un progetto richieda l'impiego di risorse superiori a quanto programmato, il dirigente può superare di un massimo del 10% la spesa prevista per quel progetto, attingendo le risorse necessarie dal fondo di riserva.
3) Dove guardare: L'Avanzo di amministrazioneL'Avanzo di amministrazione è la consistenza finanziaria della scuola al 31.12 di ogni anno e costituisce la base su cui costruire il nuovo bilancio.E' pari a: Fondo di cassa+ Entrate accertate ma non riscosse- Spese impegnate ma non pagate.In una gestione economica ideale l'avanzo dovrebbe tendere a zero, a testimonianza di un'accurata gestione che ha saputo mettere a frutto tutte le risorse disponibili.Capita però che molte scuole vantino di crediti nei confronti dello Stato o di altri enti (residui attivi) e allora l'avanzo di amministrazione cresce a dismisura. Oppure non si è saputo programmare bene e le risorse giacciono lì inutilizzate invece di essere messe a frutto per una migliore offerta formativa.E' sempre bene verificare consistenza e natura dell'avanzo di amministrazione, chiedendo delucidazioni su come e perché si è costituito.N.B. L’Avanzo si suddivide in fondi vincolati e non vincolati:i fondi vincolati devono essere ricollocati lì da dove provengono (stipendi, spese pulizie)i fondi non vincolati possono essere usati secondo le necessità
4) Dove guardare: Le EntrateLe entrate sono delle risorse fresche che alimentano il nostro bilancio. La scuola ne viene informata dalle circolari ministeriali e dalle delibere degli enti locali, oppure dai versamenti che i genitori fanno sui conti postale e bancario.Le entrate debbono essere imputate a bilancio secondo la volontà espressa dal versante: molte saranno pertanto vincolate (stipendi, fondo dell'Istituzione scolastica, aggiornamento, ditta di pulizie, sicurezza, progetto Amico libro da parte dello Stato; inserimento alunni extra comunitari o acquisto arredi da parte dell'ente locale; assicurazione, gite, progetti da parte dei genitori), altre invece (funzionamento amministrativo e didattico, diritto allo studio, contributo volontario dei genitori, interessi bancari e postali) possono essere usati liberamente dal Consiglio per conseguire le finalità del POF.Nel bilancio delle scuole le entrate sono contraddistinte da un codice numerico secondo la loro provenienza: 1=Avanzo di amministrazione; 2=Finanziamenti dello Stato; 3=Finanziamenti delle Regioni (in particolare quelle autonome); 4=Finanziamenti europei e degli Enti locali; 5=Finanziamenti di privati (Genitori); 7=Altre entrate (Interessi bancari e postali).Ai genitori interesserà soprattutto sapere a quanto ammonta il contributo delle famiglie e come viene utilizzato; qual è il finanziamento del Comune e a cosa è destinato; come vengono spesi gli interessi.
5) Dove guardare: I Progetti e le AttivitàA differenza dei normali bilanci, in cui a fronte delle entrate ci sono le uscite, il programma annuale delle scuole ha una struttura particolare. Le entrate si suddividono in Progetti e Attività a secondo della loro natura e provenienza creando delle schede di bilancio; solo a quel punto (una volta suddivise le entrate) si inizia a parlare di spese.I Progetti sono caratterizzati da un numero progressivo e da un titolo. Ciascuna scuola esplica la propria autonomia individuando i progetti all'interno del POF e dando loro una dotazione finanziaria.Le Attività invece sono uguali per tutte le scuole. Nell’A1–Funzionamento Amministrativo confluiscono i fondi statali per il funzionamento, la ditta di pulizie e la sicurezza e i fondi comunali delle spese di segreteria (spese postali, registri e fascicoli, cancelleria). Nell’A2–Funzionamento didattico avremo finanziamenti statali per il funzionamento, per l'aggiornamento e la mensa gratuita per i docenti, i fondi comunali per il diritto allo studio e i contributi dei genitori, l'assicurazione e le attività didattiche.Nell’A3–Spese di personale confluiranno i fondi statali vincolati destinati a retribuzioni e compensi: stipendi supplenti, fondo istituto, ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti, funzioni strumentali e incarichi specifici.Ci sono poi le Gestioni, ad esempio quella in conto terzi, che riguardano però solo pochissime scuole.Attività, Progetti e Gestioni sono strutturati tutti allo stesso modo: da un lato le entrate, che come abbiamo visto provengono dalle entrate generali per la parte di competenza, e dall'altra le uscite.Occorre programmare attentamente la dislocazione delle risorse per evitare la carenza di fondi in alcuni Progetti e il contemporaneo ristagno in altri. Una spesa equilibrata in attività e progetti è sintomo di una sana amministrazione.In corso d'anno è possibile operare variazioni di bilancio a fronte di nuove entrate, mentre occorre motivare adeguatamente prima di poter effettuare spostamenti di fondi (storni) da una scheda di progetto ad un'altra.
6) I residui, il fondo di riserva, le minute spese, le partite di giroPer muoversi agevolmente all’interno di un qualsiasi bilancio occorre padroneggiare alcuni concetti basilari, ad esempio i residui. Le entrate accertate ma non riscosse durante l'esercizio e le spese impegnate e non pagate entro la fine dell'esercizio costituiscono, rispettivamente, residui attivi e passivi (e cioè i crediti e i debiti che gravano sulle nostre finanze). Per cui l’avanzo di amministrazione al 31 dicembre è pari al fondo cassa più i crediti (residui attivi) meno i debiti (residui passivi).Il Fondo di riserva serve per tamponare eventuali fabbisogni in corso d’anno e può essere accantonato fino a un massimo del 5% della dotazione ordinaria. Visto che da qualche anno la dotazione ordinaria comprende Funzionamento, Stipendi e Fondo d’Istituto, il fondo di riserva potrebbe essere considerevole. Considerata però la scarsità di risorse, non conviene immobilizzare nel fondo di riserva più di un migliaio di euro.Il Fondo per le minute spese (art. 17 del Regolamento contabile) è affidato al direttore dei servizi generali e amministrativi, che lo utilizza per le quotidiane esigenze della scuola (duplicati di chiavi, raccomandate urgenti, acquisto di beni particolari e dal costo ridotto) per le quali è sconsigliabile il ricorso al consueto metodo dei tre preventivi. Ogni movimento deve essere accuratamente documentato, registrato e rendicontato ai revisori dei conti.Si chiamano partite di giro quelle somme che la scuola da un lato incassa e dall’altro versa per lo stesso importo, facendo di fatto solo da tramite per un pagamento.
7) Programma annuale 2010: la circolare 9537 del 14.12.2009L’approvazione del programma annuale per il 2010 si preannuncia alquanto difficoltosa. A fine di dicembre è stata emanata la circolare ministeriale n. 9537 datata 14.12.2009 nella quale sono previsti stretti vincoli per la programmazione delle scuole.Il Ministero ha fissato un budget complessivo per stipendi dei supplenti, funzionamento, fondo dell’istituzione scolastica, ditta di pulizie ed esami di Stato e ha affermato che i fondi perverranno alle scuole a cadenza trimestrale. Il problema sorge quando la circolare dà disposizioni di non superare l’importo assegnato per le supplenze. “Nel caso in cui si rendesse necessaria, in via eccezionale, un’ulteriore entrata per remunerare personale supplente breve, determinando una spesa complessiva superiore a quella data da un tasso d'assenteismo medio nazionale per tipologia di scuola, potranno essere attribuite altre risorse previa verifica dell'effettiva inderogabilità dell'ulteriore fabbisogno”.Se fino ad ora le scuole riuscivano in qualche modo a recuperare gli stipendi pagati, adesso è fatto espressamente divieto di “iscrivere ulteriori importi in entrata” a carico del Ministero.C’è poi la disposizione di ridurre del 25% la spesa per le ditte di pulizia. Per legge le ditte aggiudicatarie potrebbero recedere dal contratto, in quanto si supera il tetto del 20% consentito dal codice civile, ma sembra di capire che le ditte accetteranno la variazione e che pertanto il servizio sarà ridotto di un quarto, con notevoli ricadute sull’organizzazione dei servizi di sorveglianza e di pulizia.La circolare conclude con due disposizioni inquietanti: la prima “segnala l’opportunità di applicare l’avanzo di amministrazione presunto, nell’entità pari al fondo di cassa al netto dei residui passivi, per far fronte ad eventuali deficienze di competenza”. In sostanza si dice di non far comparire i debiti nell’avanzo di amministrazione per non andare in rosso.L’altra indicazione dispone che “l’avanzo di amministrazione determinato da residui attivi di competenza di questa Direzione Generale, va inserito opportunamente nell’aggregato Z - Disponibilità da programmare, fino alla loro riscossione”. Questo può far pensare a un prossimo annullamento dei crediti vantati dalle scuole nei confronti del Ministero, per lo più per stipendi pagati ai supplenti e per i quali non sono giunti i relativi finanziamenti.
8) Dirigente scolastico, gestione finanziaria e Consiglio d'istitutoIl DPR 165/2001 affida al dirigente scolastico la gestione della scuola. Questo si inserisce perfettamente nel quadro della scuola dell'autonomia, con la netta distinzione fra organi di indirizzo (Consiglio d'istituto), tecnici (Collegio dei docenti) e gestionali (dirigente scolastico).Da ciò discende inevitabilmente che, una volta che il Consiglio d'istituto ha approvato il bilancio di previsione (Programma annuale), il dirigente è legittimato ad acquistare beni e servizi fino a concorrenza della cifra deliberata. Se ad esempio nel Funzionamento didattico (A02) figurano 6.000,00 euro sul facile consumo (cancelleria, carta, ecc), 3.000,00 euro per aggiornamento e 2.000,00 euro per contratti con esperti, il dirigente potrà impegnare queste cifre come meglio ritiene opportuno, dovendo rispettare solo l'obbligo di buona amministrazione e la coerenza con il POF. Terrà pertanto conto delle indicazioni del Collegio dei docenti e dei Consigli di classe, ma nessuno potrà obiettare sulle sue scelte gestionali (priorità da attribuire alle varie spese, modalità di scelta dei contraenti ecc).Se la realizzazione di un progetto richiede l'impiego di risorse superiori alla dotazione finanziaria, il dirigente può ordinare la spesa eccedente -nel limite massimo del 10% della dotazione originaria del progetto- facendo ricorso al fondo di riserva. Entro i successivi 30 giorni dovrà chiedere al Consiglio d'istituto la ratifica e la conseguente modifica del programma annuale.La normativa prevede anche altri momenti di verifica del Consiglio d'istituto sull'operato del dirigente. In primo luogo è il Consiglio a dare al Collegio dei docenti gli indirizzi per la stesura del POF e poi a procedere all'approvazione finale. Il Consiglio stende anche i criteri per il reclutamento degli esperti ed è previsto che una copia dei contratti e delle convenzioni conclusi sia messa a disposizione del Consiglio di istituto nella prima riunione utile.Va sottolineato che, se il Consiglio d'istituto non inserisce una determinata voce nel Programma annuale, non è possibile per il dirigente procedere ad alcuna spesa. Se ad esempio nel Progetto Sport non è prevista la voce Consulenza di esperti esterni, l'intero progetto dovrà essere svolto dal personale interno alla scuola. Perciò se in corso d'anno si verifica la necessità di inserire una nuova voce di spesa occorre procedere all'approvazione delle variazioni di bilancio (vedi più avanti).Il dirigente è tenuto a presentare una relazione di accompagnamento al Programma annuale, nella quale sono illustrati gli obiettivi da realizzare e la destinazione delle risorse in coerenza con le previsioni del piano dell'offerta formativa; nella stessa sono sinteticamente illustrati i risultati della gestione in corso alla data di presentazione del programma e quelli del precedente esercizio finanziario.Il Regolamento contabile stabilisce infine che il Consiglio verifichi entro il 30 giugno –e cioè alla fine delle attività didattiche- le disponibilità finanziarie dell'istituto nonché lo stato di attuazione del programma. Il direttore amministrativo predispone a tal fine un’apposita relazione sulle entrate accertate e sulla consistenza degli impegni assunti e dei pagamenti eseguiti.
9) Le variazioni di bilancioIn genere a gennaio si ha notizia soltanto di una parte delle entrate che andranno ad alimentare il Programma annuale. ‘Contributo volontario dei genitori’, ‘gite scolastiche’, finanziamenti per ‘handicap’, ‘aggiornamento’ e ‘nuove tecnologie’ sono alcune delle voci che verosimilmente entreranno a far parte del nostro bilancio in corso d’anno.Può verificarsi anche il caso opposto, ossia quello di spese inizialmente non preventivate (es: adesione a un nuovo progetto; sottoscrizione di un contratto). In questo caso occorre reperire le risorse trovando nuove fonti di finanziamento (presso genitori, Enti locali, sponsor ecc) oppure attingendo al fondo di riserva o spostando le risorse (storno) da una voce a un’altra del nostro Programma. Sono vietati gli storni nella gestione dei residui nonché tra gestione dei residui e quella di competenza. Quale che ne sia il motivo, apportare modifiche al bilancio equivale a cucirlo meglio addosso alla nostra scuola e alle sue esigenze. Le entrate debbono sempre andare a pareggio con le uscite e la variazione deve essere approvata dal Consiglio d’istituto. Solo nel caso in cui ‘entrata sia vincolata (stipendi, gite ecc.) la variazione può essere adottata con decreto del dirigente scolastico da trasmettere per conoscenza al Consiglio di istituto.Le variazioni di norma non possono essere apportate nell’ultimo mese dell’anno finanziario -e cioè in dicembre- salvo motivate esigenze. Gli incassi che si dovessero verificare negli ultimi giorni dell’anno saranno qualificati come ‘maggiori entrate’ e come tali saranno trattati in sede di conto consuntivo. Può apparire superfluo sottolinearlo, ma non è assolutamente possibile apportare variazioni a un esercizio finanziario dopo il 31 dicembre di quell’anno.
10) Il Conto ConsuntivoDi variazione in variazione, il Programma annuale va ad assumere il suo profilo definitivo fino a che, nella primavera dell’anno successivo, giunge il momento di tirare le somme. Entro il 15 marzo il direttore amministrativo predispone il Conto consuntivo, che a sua volta deve essere proposto al Consiglio d’istituto entro il 30 aprile.A differenza del bilancio di previsione, che non può essere approvato senza la delibera della Giunta esecutiva, il bilancio consuntivo necessita della relazione dei Revisori dei conti prima di poter essere sottoposto all’approvazione del Consiglio d’istituto.C’è da dire che la presa di posizione da parte di alcuni consiglieri di non approvare il conto consuntivo è del tutto velleitaria, perché non si tratta d’altro che di tirare le conseguenze di ciò che è stato deliberato l’anno prima. Da un punto di vista più strettamente contabile c’è anche da far tornare i conti fra residui, maggiori spese e minori accertamenti, ma nella quasi totalità dei casi si tratta di aspetti di scarso interesse per i genitori.L’aspetto veramente interessante del conto consuntivo è vedere in che modo sono state messe a frutto le risorse. Uno dei controlli tipici dei Revisori dei conti è quello di verificare la percentuale di impiego delle risorse, che è una prima misura dell’efficacia della gestione. Se un progetto evidenzia un mancato o uno scarso utilizzo dei finanziamenti a disposizione è opportuno chiederne i motivi ed eventualmente sollecitarne la realizzazione nell’anno in corso.E’ bene poi chiedere l’ammontare dei contributi dei genitori e il modo in cui sono stati utilizzati.Da una lettura più attenta si possono cogliere altre informazioni interessanti:- le somme impegnate per ogni attività o progetto, suddivise per voci di spesa (Mod. I);- il fondo cassa al 31 dicembre, i residui rimasti da riscuotere, le somme restate da pagare (Mod. J e L);- l’entità della spesa per stipendi, compensi accessori al personale, esperti (Mod. M);- aumenti e diminuzioni del patrimonio suddivisi per categorie di beni mobili (Cat. I-Beni costituenti la dotazione degli uffici; Cat. II-Libri e pubblicazioni; Cat. III-Materiale scientifico, di laboratorio, ecc.) e per risorse finanziarie (Mod. K);- la spesa distinta secondo le varie tipologie (spese di personale, beni di consumo, servizi, oneri, beni inventariabili ecc.) (Mod. N).Queste informazioni, se non sovrabbondanti (ricordiamo che l’eccesso di informazione ha l’effetto di disinformare), possono essere utili strumenti per valutare il lavoro svolto e orientare in modo consapevole le nuove scelte.
Newsletter Bilancio n. 1 del 27.1.2010

scuola, salute e immigrati

http://saluteinternazionale.info/2010/04/scuola-e-salute-di-quali-leggi-abbiamo-bisogno/


Marco Mazzetti
Una delle necessità psichiche fondamentali durante l’età evolutiva è quella della stabilità. I bambini hanno bisogno di sapere di avere un luogo e un tempo sicuri in cui crescere e progettare il proprio futuro.
Recentemente alcune dichiarazioni del Ministro Gelmini a proposito della “gestione” scolastica dei bambini figli di immigrati hanno suscitato reazioni, anche in ambito sanitario, poiché sono misure che hanno un indubbio impatto sia sulla salute psichica di questi bambini, sia nel dibattito culturale e politico sull’integrazione di quella che definiamo la generazione dei nuovi italiani.
In questa prospettiva, la questione di limitare al 30% il numero di allievi stranieri nelle scuole appare tutto sommato secondaria, purché venga considerata come presupposto per evitare un apartheid scolastico, con istituti separati tra quelli a prevalente frequentazione di italiani e altri dove si concentrano i figli di immigrati.Ridurre però la complessa problematica dell’integrazione scolastica del bambino straniero ad una quota più o meno ampia e con varie eccezioni, ci sembra una semplificazione ideologica e culturalmente discutibile[1].
La questione del benessere dei bambini stranieri sembra infatti essere solo marginalmente sfiorata da questa norma. Una delle necessità psichiche fondamentali durante l’età evolutiva è quella della stabilità. I bambini hanno bisogno di sapere di avere un luogo e un tempo sicuri in cui crescere e progettare il proprio futuro. Politiche migratorie che tengano le famiglie in condizioni di precarietà, ad esempio con permessi di soggiorno a cadenza annuale o biennale, che comportano nei bambini un’incertezza anche riguardo alla possibilità di poter continuare il loro percorso scolastico nell’anno successivo, sono potenzialmente assai nocivi sia per la crescita psicologica che per il senso di appartenenza sociale di quelli che saranno gli italiani di domani. Così come lo sono scuole in cui l’inserimento e lo sviluppo di un senso di appartenenza siano ostacolate da norme o risorse (economiche e pedagogiche) non adeguate alle necessità[1].
Concentrare l’attenzione sul “30%” significa quindi perdere di vista la vera questione della protezione della salute di questi piccoli, che sta invece nei punti che qui sotto riportiamo. Essi sono stati in parte elaborati da esperti della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), membri della Commissione “Salute e Immigrazione” presso il Ministero della Sanità e già inclusi nelle raccomandazioni proposte (purtroppo invano) all’allora Ministro nel 2007, in parte frutto di considerazioni nuove sulla base delle politiche scolastiche e sociali adottate dall’attuale Governo nell’ultimo biennio.
Essere medici significa occuparsi di salute pubblica, e occuparsi di salute pubblica significa fare politica. Penso che faccia parte del nostro compito di tecnici della salute indicare i bisogni della pòlis e suggerire gli interventi che ci paiano utili. Le proposte riportate di seguito appaiono in grado di influire positivamente sulla salute bio-psico-sociale dei bambini con cittadinanza straniera in Italia e sono coerenti con la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo promossa dall’Unicef (New York, 20 novembre 1989), che è anche norma della Repubblica Italiana, poiché è stata recepita nel nostro ordinamento con la legge n. 176 del 27 maggio 1991 e pubblicata nel S.O. n. 135 alla Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 1991 [2].
Come già nella maggior parte dei paesi di strutturale immigrazione appare necessario passare dallo jus sanguinis allo jus soli nella concessione della cittadinanza italiana, in modo che nascere in Italia comporti l’acquisizione dello status di cittadino. Attualmente nascere in Italia non comporta infatti l’acquisizione della cittadinanza che segue invece il “sangue”, cioè lo status dei genitori. I bambini figli di stranieri sono così costretti a crescere in una condizione di discriminazione rispetto ai loro coetanei figli di italiani, di cui non condividono i diritti civili, nonostante i loro genitori condividano al contrario tutti i doveri degli italiani, in primo luogo il pagamento delle tasse [1,3,4].
Garantire permessi di soggiorno a lungo termine (almeno cinque anni) alle famiglie con bambini presenti, in specie se questi bambini sono in età scolare (almeno fino al compimento del 14 anno di età), in modo da garantire la possibilità di una ragionevole programmazione degli studi e almeno del proprio futuro prossimo[4].
Le scuole devono predisporre appropriati percorsi di inserimento didattico dei bambini recentemente immigrati che non conoscano l’uso della lingua italiana. Questi percorsi devono venire integrati nella normale attività didattica delle classi (e non con “classi differenziate”) avvalendosi di insegnanti di supporto e ore aggiuntive per l’apprendimento della lingua, e al tempo stesso favorendo l’integrazione del bambino nel normale gruppo classe.
Va da sé che un certo contingentamento del numero degli inserimenti sia indispensabile, per non sovvertire l’andamento normale dei programmi scolastici, e per seguire nel modo ottimale i nuovi allievi; il problema è tuttavia piuttosto marginale, dato che la grande maggioranza degli scolari di origine straniera è nato in Italia o comunque ha una conoscenza appropriata della lingua nazionale.
Tutti gli Istituti scolastici devono essere in grado di predisporre specifici programmi di inserimento per i nuovi arrivati, secondo linee guida psico-pedagogiche che vanno elaborate su scala nazionale ma che debbono essere sufficientemente flessibili da adattarsi alle realtà locali. Questi programmi devono essere opportunamente finanziati, ad esempio con quote capitarie (finanziamenti alle singole scuole in proporzione al numero di nuovi allievi stranieri inseriti).
Devono venire predisposti opportuni dispositivi legislativi in modo che al raggiungimento della maggiore età, o al termine degli studi, i minori scolarizzati in Italia non rischino l’espulsione se non trovano immediatamente un contratto di lavoro che consenta il rilascio di un permesso di soggiorno. Appena diventano maggiorenni, infatti, i ragazzi rientrano nella normativa in vigore per gli adulti, e possono rimanere nel paese solo a condizione che continuino a studiare o abbiano un lavoro stabile (si lascia immaginare quanto questo sia facile da ottenere a 18 anni). Una tale normativa può anche significare, ad esempio, che un ragazzino di dieci anni sia forzatamente separato da un fratello maggiore espulso[4].
Predisporre percorsi agevolati per l’acquisizione della cittadinanza per i minori stranieri che, pur non essendo nati nel nostro paese, vi abbiano trascorso un tempo significativo, in specie di scolarizzazione. Interventi di questo tipo non solo sono protettivi per la salute dei minori, ma si configurano anche come un investimento per la collettività: consentono infatti di non disperdere un capitale di competenze che è costato finanziariamente al nostro paese, che ha sostenuto le spese per la scolarizzazione di questi minori. E’ necessario inoltre che le procedure per l’acquisizione della cittadinanza, oltre a essere semplici e garantite sul piano legislativo, incontrino anche un iter burocratico sufficientemente snello. A oggi l’esame delle pratiche arriva a richiedere un tempo di oltre tre anni[4].
Con lo scopo di promuovere la salute psichica e prevenire il disagio mentale, si suggerisce di finanziare uno specifico capitolo di spesa con la finalità di promuovere interventi per favorire l’integrazione (scolastica e sociale) dei minori di origine straniera nel tessuto sociale italiano, e per accompagnare i piccoli immigrati nei ricongiungimenti familiari a volte difficili (in specie quando la separazione dai genitori sia stata particolarmente prolungata). Interventi di questo tipo, diffusi capillarmente sul territorio, possono aiutare a evitare, o quanto meno a gestire, condizioni di malessere psichico.
Sempre per la promozione della salute psichica, appare necessario agevolare i ricongiungimenti familiari. Attualmente i parametri abitativi sono assai restrittivi e, se venissero applicati anche agli italiani, molti di noi sarebbero costretti a separarsi dai propri figli. Inoltre i requisiti dovrebbero venire modulati anche sulla base dei legami tra i conviventi, riducendoli ulteriormente se si tratti di nucleo familiare semplice (genitori e figli), rispetto alle situazioni in cui siano presenti altre persone. Appare inoltre necessario snellire l’iter burocratico: attualmente tra la domanda di ricongiungimento e la sua approvazione possono passare 10-12 mesi. L’introduzione del consenso-assenso potrebbe essere di aiuto in tal senso. Appaiono anche promettenti interventi sociali in grado di aiutarne la gestione dopo che sono avvenuti (si veda al precedente punto perché a volte le difficoltà che le famiglie incontrano sono notevoli. Si suggerisce, inoltre, di consentire il ricongiungimento con le stesse regole anche per i figli maggiorenni inferiori ai 21 anni di età, e in tutti i casi in cui questo serva a non separare i fratelli (ad esempio se le età fossero 22, 16 e 12 anni).
Garantire l’accesso alle scuole per i figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno anche al di fuori della scuola dell’obbligo: attualmente questo diritto non è garantito a chi ha meno di 6 anni o più di 16[4]. Offrire parità di trattamento nel ricevere provvidenze economiche a tutela della donna, della maternità e del bambino tra italiani e stranieri con permesso di soggiorno in regola; attualmente questa parità è riconosciuta solo ai titolari di carta di soggiorno (permesso di soggiorno a tempo indeterminato) [3,4].
Come si può vedere, la questione del “30%” è del tutto secondaria, e potrebbe anche senza difficoltà venire accettata, in linea di principio. Sembra però piuttosto un tema che distoglie dalla realtà più ampia di una vera protezione dei diritti e della salute dell’infanzia di origine straniera: come abbiamo visto, questa protezione va ricercata al contrario con interventi che sembrano contraddire radicalmente le scelte politiche del Ministro Gelmini e dell’intero Governo cui appartiene.
Oltre alla scuola, infatti, come abbiamo detto sono in gioco questioni legate alle politiche sociali e anche a quelle propriamente sanitarie. Vale la pena di concludere queste note con alcune raccomandazioni non nuove nel documenti della SIMM, che appaiono di primaria rilevanza nella protezione della salute dei piccoli di cui ci occupiamo e che sono rimaste tutt’ora del tutto inevase, sia da questo governo (Berlusconi III) che dai due che lo hanno preceduto (Prodi II e Berlusconi II).
Iscrivere al SSN tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale: attualmente i bambini figli di immigrati irregolari non godono di questo diritto, con un potenziale danno per la loro salute. Alcune regioni, in modo autonomo, hanno cominciato a garantire questa assistenza, ma in molte altre manca.
Estendere il Permesso di Soggiorno per gravidanza. Attualmente viene rilasciato un permesso per tutta la durata della gravidanza e per i primi sei mesi dopo il parto, dopo di che scatta l’espulsione della donna e del bambino. Comprensibilmente molte mamme preferiscono non richiedere questo permesso, che in realtà diventa un’autodenuncia, e rimangono nell’irregolarità, non riuscendo così a godere appieno degli interventi a tutela della maternità. Gli esiti al parto ci dicono che i figli di mamme straniere sono ancora assai svantaggiati rispetto agli italiani proprio perché le gravidanze delle loro mamme sono meno protette [1,3,4,5,6,7]. . Prolungare il permesso di soggiorno per gravidanza a 12 mesi con la possibilità di trasformarlo successivamente in permesso per lavoro proteggerebbe la salute dei neonati e sarebbe un ulteriore evento di tutela per il futuro.
Per concludere: buone leggi fanno buona salute. Il compito degli operatori sanitari non è solo quello di curare malattie, ma anche di vigilare perché buone norme proteggano la sanità pubblica, in specie quando la salute in gioco è quella dei bambini, un vero, prezioso investimento sul futuro del paese.

Note. Marco Mazzetti, medico, specialista in pediatria e psichiatria, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni

Bibliografia
Mazzetti M. Il Dialogo Transculturale. Manuale per operatori sanitari e altre professioni d’aiuto. Roma: Carocci Editore, 2003.
Parlamento Italiano. Legge n. 176 del 27 maggio 1991. Ratifica della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo promossa dall’Unicef (New York, 20 novembre 1989). Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 1991, S.O. n. 135
SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. Documento Finale della IX Consensus Conference sull’Immigrazione, Palermo, 27-30 aprile 2006.
SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. Documento Finale della X Consensus Conference sull’Immigrazione, Trapani, 5-7 febbraio 2009.
Bona G. Il bambino immigrato. Bologna: Editeam, 2002.
Parolari L, Sacchetti G. Donne immigrate: gravidanza e maternità. Roma: Carocci Editore, 2001.
Spinelli A, Grandolfo M, Donati S, et al. Assistenza alla nascita tra le donne immigrate. In: Spinelli A, Morrone A, Geraci S, et al.: Immigrati e zingari: salute e diseguaglianze. Rapporto Istisan. Roma: Istituto Superiore di Sanità, 2002.

il ministro gelmini e il contributo volontario...schizofrenia?

Messaggero: Ministro Gelmini, la scuola è pronta ad attuare le novità previste dalla riforma?
24-03-2010
di MARIA LOMBARDIROMA - Due giorni al termine delle iscrizioni per i licei e tecnici. Sarà il debutto delle nuove superiori e c’è chi teme il caos. Ministro Gelmini, la scuola è pronta ad attuare le novità previste dalla riforma?«Io penso di sì. Da tempo la scuola sta elaborando una riforma organica delle superiori. Questo riordino è frutto anche del lavoro fatto dal governo di centrosinistra per i tecnici e dal governo Moratti per i licei. Ora è giunto il momento di passare dalla riforma alla sua applicazione e credo che si sia in grado di partire dal primo settembre. Un ulteriore rinvio non avrebbe avuto alcun significato».Lei ha parlato di riforma epocale. Cosa risponde a chi sostiene che ci si è limitati a «tagliare» ore, sperimentazioni e cattedre?«E’ una critica pretestuosa. Non nego che il governo abbia intrapreso un’opera di razionalizzazione, prevista nella Finanziaria, che ha portato a una riduzione degli sprechi e dei posti in pianta organica. Ma questo non c’entra nulla con la riforma della scuola. Noi stiamo realizzando un rinnovamento culturale, pedagogico e contenutistico: siamo usciti da una scuola autoreferenziale, burocratica e quantitativa e vogliamo ripartire dalla centralità del progetto educativo. Una scuola che valorizzi i talenti degli studenti, consenta percorsi flessibili e riduca la dispersione. Vanno in questo direzione la modernizzazione del sistema dei licei e la rivalutazione dell’istruzione tecnica, non più di serie B».Più lingue straniere e matematica anche ai licei, ma perché meno geografia?«In realtà non abbiamo eliminato la geografia fisica, le ore alla media sono rimaste le stesse. Semplicemente abbiamo accorpato nella storia, almeno in parte, la geografia antropica. E’ in linea con gli altri paesi europei, nessuno vuole togliere valore e peso specifico alla geografia».Il licei musicali saranno 28, la maggior parte al Nord. Come mai?«Alcune sperimentazioni erano in atto e le abbiamo prese per buone. La competenza su dove dislocare i licei musicali è delle Regioni. Per adesso sono 28, ma il lavoro sarà completato dopo le elezioni regionali. Nulla esclude che all’indomani del voto ne saranno istituiti altri». Come si può realizzare una riforma senza risorse? Il timore è che le ore in più di lingua straniera o di matematica saranno effettuate solo se l’organico lo consente, e così per il resto.«E’ una sciocchezza. Non abbiamo carenze di organico. Semmai il problema opposto, quello di programmare l’inserimento dei nuovi insegnanti. Questo timore appartiene alla demagogia che viene utilizzata per attaccare la riforma».C’è un grande squilibrio nel sistema dell’istruzione tra Nord e Sud. La riforma cerca di colmare questo gap e in che modo?«Esiste questa discrepanza, ma riteniamo di poter elevare lo standard qualitativo medio puntando a un rilancio del Mezzogiorno che non può prescindere da un rilancio dell’istruzione. L’accordo siglato dal ministro Sacconi sulla formazione professionale e la riforma dell’istruzione tecnica sono provvedimenti che aiutano in particolare il Mezzogiorno».I presidi denunciano: non abbiamo un soldo in cassa, non siamo in grado di garantire le spese correnti. C’è chi chiede contributi volontari alle famiglie.«Una task-force del Ministero si sta occupando del problema. Sicuramente per il prossimo anno dovremo stanziare risorse per le spese ordinarie, una cifra da quantificare, saremo nell’ordine di 10 milioni di euro. Viene però da chiedersi come mai, a fronte di risorse limitate per tutti, alcune scuole chiedono il contributo volontario alle famiglie e altre no. Qui entra in gioco la capacità gestionale dei dirigenti. Sicuramente c’è una rigidità nell’impostazione del bilancio, magari le scuole sono in sofferenza per le spese correnti e hanno residui attivi inutilizzati. Noi vogliamo introdurre la massima flessibilità nella gestione delle spese, sarà il dirigente a decidere le priorità. Ma con troppa leggerezza si chiedono contributi alle famiglie. Sono assolutamente contraria, va evitata questa prassi un po’ lamentosa e in pochi casi giustificata. La scuola pubblica non deve costare».Nella campagna elettorale per le regionali è stato sfiorato in qualche modo il tema della scuola?«Gli elettori devono avere ben chiaro che in alcune questioni fondamentali, come lo snellimento della burocrazia, l’efficienza della scuola e della sanità, è fondamentale la convergenza e la corresponsabilità tra lo stato nazionale e quello regionale. Questo voto ha un grande significato politico».Dopo una competizione così agguerrita, ritiene che sia alto il rischio astensionismo?«Il rischio dell’astensionismo si vince passando dalla politica degli insulti a quella dei contenuti. Ha contribuito sicuramente a inasprire il clima l’esclusione delle liste del Pdl: nel Lazio questa tornata elettorale è caratterizzata da un vulnus della democrazia. E’ stato messo in discussione un principio costituzionale che è il diritto di voto. Tutto questo per un formalismo più che per un vizio di forma. Ho apprezzato comunque il coraggio, la determinazione e l’ottimismo della Polverini che lo stesso è andata avanti».

contributo volontario dei genitori - strumenti di lavoro e riflessione - 1° parte

Mentre le famiglie si mettono in fila per iscrivere i figli a scuola sono sempre più numerose le segnalazioni di un uso improprio del contributo volontario dei genitori, usati prima per la tassa sui rifiuti, poi per le visite fiscali e i materiali di pulizia. Adesso ci si mette pure la circolare ministeriale n. 9537 del 14.12.2009 che dà indicazione alle scuole di utilizzare i finanziamenti non vincolati (fra i quali i più includono il contributo volontario dei genitori) per pagare gli stipendi dei docenti, il fondo incentivante per il personale e la ditta di pulizie.
“È un fatto che le scuole, di fronte a una spesa ingente imprevista, mettono mano ai fondi più accessibili, primo fra tutti il contributo volontario dei genitori – dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione Genitori A.Ge. Toscana- I genitori debbono tutelare per primi i loro figli, mettendo ben chiaro nella causale che il loro versamento è ‘finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa’, così quei soldi entreranno vincolati in bilancio e potranno essere utilizzati esclusivamente a favore dei bambini e della didattica”.In questo modo il genitore ottiene anche il vantaggio di poter detrarre quella cifra dalla dichiarazione dei redditi. La legge 40/2007 stabilisce infatti che hanno diritto alla detrazione del 19 per cento "le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari (...) finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa". Ma se la scuola utilizza quei fondi per gli stipendi o per le spese di pulizia la detrazione non spetta più.“La nostra proposta come Associazione di genitori A.Ge. Toscana -prosegue Manzani Di Goro– è quella di versare sul conto delle scuole, vincolandoli, tutti i soldi che le famiglie spendono per le attività didattiche, abolendo così la cassa scolastica, che è un uso tollerato benché vietato dalle leggi di contabilità dello Stato”.“Abbiamo notizia di rappresentanti di classe che maneggiano parecchie centinaia di euro, assumendosene tutta le responsabilità. Chiediamo invece ai Consigli di Circolo e di Istituto di deliberare che i fondi dei genitori debbono essere vincolati per usi didattici e di vigilare affinché ciò avvenga, in modo che le famiglie possano investire con fiducia per migliorare la qualità dell’offerta formativa e lo spirito della legge 40/2007 sia rispettato”.Per ulteriori approfondimenti sul contributo volontario dei genitori e per conoscere le modalità di versamento per accedere alla detrazione del 19% si può consultare la rubrica “L’esperto risponde” sul sito dell'A.Ge. Toscana nelle pagine specificamente dedicate ad “Assicurazione, cassa scolastica, contributo dei genitori”.





Assicurazione, cassa scolastica, contributi dei genitori
Addetto Stampa

Vediamo insieme alcuni punti fra i più scottanti:
1) Chi paga l’assicurazione degli alunni? 2) Detrarre le spese scolastiche 3) PC in dono esentasse 4) Carta e sapone: chi paga? 5-6) Cassa Scolastica 1 e 2 7) Passaggio di consegne 8) Libri di testo gratuiti nella scuola primaria

1) CHI PAGA l’ASSICURAZIONE DEGLI ALUNNI?
L'assicurazione degli alunni al limite non sarebbe obbligatoria (ed è per questo forse che non ha trovato riscontri normativi) a patto però che questi non si muovessero mai dal banco, perché qualsiasi attività extra potrebbe configurare responsabilità sia a carico della scuola (culpa in vigilando) che dei genitori (culpa in educando) tali da sconsigliare una simile omissione.E' da sempre consuetudine che il contratto sia stipulato dalla scuola e pagato dai genitori (un tempo era lo stesso Ministero a indicare la società assicuratrice), e si tratta per questo di un contratto improprio, mai messo però in discussione in quanto non gioverebbe a nessuno: né ai genitori che singolarmente pagherebbero moltissimo di più, né alle società assicuratrici che perderebbero clienti, né alle scuole che resterebbero esposte ad onerose azioni giudiziarie.Un buon contratto di assicurazione prevede sia infortuni che responsabilità civile a carico degli alunni per tutte le attività previste dal POF (anche esterne alla scuola); contempla altresì rimborsi per tutte le spese sostenute a un costo medio che si aggira intorno ai 7-8 euro annui. Da tenere presente che è espressamente vietato che venga posto a carico dei genitori il premio di assicurazione per la responsabilità civile della scuola e del suo personale.Come Associazione riteniamo che la quota assicurativa sia un investimento ben speso, che tutela soprattutto gli alunni e le loro famiglie nel momento in cui sono esposti a particolari difficoltà. Né ci sembra in alcun modo preferibile che ciascuno debba provvedere in proprio, con costi enormemente più alti per le famiglie.E' suo diritto ottenere una copia del contratto di assicurazione e chiedere ai genitori eletti in Consiglio di Istituto di adeguare se necessario le clausole di tutela. A volte basta qualche decina di centesimi in più per avere la certezza di essere assistiti e rimborsati in toto in caso di bisogno.

2) DETRARRE LE SPESE SCOLASTICHE È vero che è possibile detrarre le spese scolastiche dalle tasse? A partire dal 2007 è possibile detrarre alcune spese, in particolare quelle per l’attuazione del Piano dell’offerta formativa (e qui possono rientrare gite, contributi genitori ecc.) a patto che siano debitamente documentate. Ecco cosa dice l’Agenzia per le Entrate: “A partire dal 2007 sono detraibili dall’imposta sul reddito, nella misura del 19%, le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa. La detrazione spetta a condizione che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altri sistemi di pagamento. Coloro che hanno effettuato le donazioni di cui sopra non possono far parte del consiglio di istituto e della giunta esecutiva delle istituzioni scolastiche. Sono esclusi dal divieto coloro che hanno effettuato una donazione per un valore non superiore a 2.000 euro in ciascun anno scolastico. Per le imprese, sempre a decorrere dal periodo d’imposta 2007, è prevista la possibilità di dedurre le predette erogazioni, nel rispetto delle condizioni sopra indicate, fino al 2% del reddito d’impresa dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui”.

3) PC IN DONO ESENTASSE La Ditta in cui lavoro ha sostituito tutti i computer e io vorrei farli donare alla scuola di mio figlio. Cosa occorre fare? In primo luogo conviene parlare con il Dirigente scolastico o con qualche insegnante per verificare che la scuola sia interessata e per concordare tempi e modi di consegna. Occorre una lettera della Ditta in cui si dichiara la volontà di effettuare la donazione, che poi sarà accettata formalmente dal Consiglio d’Istituto. La Ditta non solo riceve i ringraziamenti della scuola, ma può anche detrarre il valore dichiarato dei beni dal reddito d’impresa. “Per i titolari di reddito di impresa (o di lavoro autonomo) non si considerano destinate a finalità estranee all’esercizio dell’attività e, pertanto, non concorrono a formare il reddito come ricavi o plusvalenze patrimoniali, le cessioni gratuite di dotazioni informatiche e di prodotti editoriali non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione a favore di: - enti locali - istituti di prevenzione e pena - istituzioni scolastiche - orfanotrofi - enti religiosi. Si considerano non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione quei beni che: - non sono più in distribuzione - presentano difetti e vizi di produzione tali da renderli non idonei all'immissione sul mercato - per la loro obsolescenza tecnologica, non risultano più adeguati alle esigenze del cedente. Sono i prodotti realizzati su carta (compresi i libri) o su supporto informatico, destinati alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione d'informazioni presso il pubblico con ogni mezzo. Sono esclusi i prodotti discografici o cinematografici.