giovedì 30 dicembre 2010

fonte: RESMARCHE

L'universita' e il mito meritocratico


Sulla cosiddetta riforma dell’Università, è bene sgombrare il campo da un equivoco: il suo reale obiettivo non è introdurre criteri di valutazione che premino il merito, bensì operare un depotenziamento del sistema formativo pubblico che non ha precedenti nella storia recente del Paese

28 dicembre 2010 - Guglielmo Forges Davanzati (Economiaepolitica.it)

Fonte: criticamente.it - 23 dicembre 2010

Sulla cosiddetta riforma dell’Università, è bene sgombrare il campo da un equivoco: il suo reale obiettivo non è introdurre criteri di valutazione che premino il merito, bensì operare un depotenziamento del sistema formativo pubblico che non ha precedenti nella storia recente del Paese[1]. Depotenziamento che è già, in parte, passato attraverso la legge 33/2008, con la quale si è provveduto a sottrarre al sistema universitario pubblico circa un miliardo e mezzo di euro, per il biennio 2010-2011, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di molti Atenei. I fondi recuperabili con la Legge di stabilità non serviranno a ripianare i bilanci degli Atenei italiani, ma, nella migliore delle ipotesi, ad arginare le proteste degli attuali ricercatori in ruolo, che hanno consentito – negli anni passati - la sopravvivenza di corsi di studio, svolgendo attività didattica non retribuita, e ai quali il Ministero offre oggi in cambio la messa ad esaurimento del loro ruolo. Peraltro – e non si tratta di un aspetto marginale – la riduzione dei finanziamenti è ‘lineare’, ovvero non tiene conto delle variabili di contesto (PIL procapite, tassi di disoccupazione) e, dunque, grava maggiormente sulle Università meridionali. La delegittimazione mediatica del sistema universitario pubblico (che regge sulla duplice retorica dei professori ‘baroni’ e ‘fannulloni’) sostiene questo disegno[2].

Sebbene nessuno possa negare che casi, anche frequenti, di nepotismo negli Atenei italiani esistano, occorre sottolineare che l’intervento legislativo non contiene misure che pongano argini a questi problemi[3]. Queste misure sono demandate a regolamenti che il Ministero dovrà emanare successivamente all’approvazione della Legge, e alcune sono di difficilissima attuazione (si pensi alla previsione, di cui all’attuale stesura del DDL Gelmini, di commissioni concorsuali nelle quali uno dei componenti deve essere un docente strutturato in una Università dell’area OCSE). Misure ulteriori che si aggiungono agli oltre 1.500 provvedimenti che hanno riguardato l’Università nell’ultimo decennio. Difficile, poi, immaginare che il merito venga premiato con la precarizzazione del ruolo di ricercatore. Nella stesura attuale del disegno di Legge, si prevede che i ricercatori verranno assunti con contratti a tempo determinato triennali, rinnovabili, ai quali può far seguito la prosecuzione dell’attività di ricerca solo in caso di definitiva stabilizzazione: il che, con il taglio dei finanziamenti, è un’ipotesi piuttosto ardua[4].

E’ del tutto evidente che questo dispositivo non ha nulla a che fare con il merito e, semmai, può produrre danni rilevanti, generando esiti esattamente opposti a quelli che si dichiara voler ottenere: accentuare la ‘fuga di cervelli’, già in atto, e reclutare ricercatori qualitativamente inferiori a quelli che si potrebbero assumere con contratti a tempo indeterminato e stipendi più alti. L’esito esattamente opposto a quello che i sostenitori della riforma dichiarano di voler ottenere.

Il DDL Gelmini, come è noto, è apertamente sostenuto da Confindustria, ed è di fatto pensato dal Ministero dell’Economia. Per comprendere le ragioni del sostegno imprenditoriale alla riforma è opportuno partire da alcuni dati.
L’ultimo Rapporto Almalaurea certifica che fra i 27 paesi dell’Unione Europea, il finanziamento pubblico in istruzione superiore italiano è più elevato solo di quello della Bulgaria. Il quadro non migliora nel settore strategico della Ricerca e Sviluppo al quale l’Italia ha destinato l’1,2% del PIL nel 2007, risultando così ultimo fra i Paesi più avanzati. A fronte del sottofinanziamento della ricerca, si rileva che le pubblicazioni dei ricercatori italiani – per quantità e qualità – sono classificate fra le prime dieci al mondo[5]. Aumenta sensibilmente la disoccupazione rispetto allo scorso anno, e non solo fra i laureati triennali. La disoccupazione cresce anche fra i laureati magistrali, dal 14 al 21%. Infine cresce anche fra i c.d. specialistici a ciclo unico (laureati in medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza), dal 9 al 15%. Una tendenza questa che si registra indipendentemente dal percorso di studio (anche fra i laureati tradizionalmente caratterizzati da un più favorevole posizionamento sul mercato del lavoro, come gli ingegneri) e dalla sede degli studi e che si estende anche ai laureati a tre ed a cinque anni dal conseguimento del titolo. Diminuisce il lavoro stabile e le retribuzioni medie, a un anno dalla laurea, si assestano attorno a 1.100 euro ad un anno dalla laurea. Ciononostante, la condizione occupazionale e retributiva dei laureati resta migliore di quella dei diplomati di scuola secondaria superiore. Nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati presentano un tasso di occupazione di oltre 10 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati (78,5 contro 67%). Viene confermato che la retribuzione premia i titoli di studio superiori: nell’intervallo compreso fra i 25 e i 64 anni di età, essa risulta più elevata del 55% rispetto a quella percepita dai diplomati di scuola secondaria superiore. si tratta di un differenziale retributivo in linea con quanto rilevato in Germania, Regno Unito e Francia.
Nel caso italiano, il migliore posizionamento dei laureati nel mercato del lavoro discende dal fatto che – essendo l’Italia fra i Paesi OCSE quello con minore mobilità sociale – i laureati provengono, di norma, da famiglie più ricche rispetto ai non laureati e, conseguentemente, potendo disporre di redditi non da lavoro, hanno maggior potere contrattuale. La riduzione dei finanziamenti pubblici, inducendo gli Atenei ad aumentare le tasse universitarie, non può che produrre un duplice effetto negativo. In primo luogo, e in linea generale, l’aumento della tassazione rende più difficile la mobilità sociale, dal momento che un numero minore di giovani potrà permettersi di pagarle. In secondo luogo, questa misura si renderà necessaria nei casi nei quali la decurtazione dei finanziamenti pubblici non è compensata da finanziamenti privati. Il che riguarda la gran parte degli Atenei meridionali, con la conseguenza che il sottofinanziamento del sistema universitario pubblico penalizzerà soprattutto i giovani meridionali. In sostanza, il provvedimento incide negativamente sulla (già bassa) mobilità sociale italiana ed è oggettivamente redistribuivo a danno del Mezzogiorno. Ed è un provvedimento che non solo non agisce sul merito dei ricercatori, ma finisce per penalizzare gli studenti meritevoli con basso reddito.
A ciò si può aggiungere che, da oltre un decennio, è in atto un significativo processo di accentuazione dell’overeducation, ovvero di ‘eccesso di istruzione’ rispetto alla domanda di lavoro qualificato espressa dalle imprese. Acquisita la laurea, si svolgono attività non adeguate alle competenze acquisite o, soprattutto nel caso del Mezzogiorno, si emigra. L’eccesso di offerta di lavoro qualificato dipende essenzialmente dalla bassa propensione all’innovazione da parte delle imprese italiane, a sua volta imputabile in primis alle piccole dimensioni aziendali e – dato non irrilevante – al fatto che solo il 14% dei nostri imprenditori è in possesso di laurea[6]. E’ chiaro che in un Paese nel quale non si produce innovazione – se non per rare eccezioni – il finanziamento della ricerca scientifica è solo un costo, al quale le nostre imprese neppure riescono a far fronte reclutando dall’estero manodopera qualificata. E’ una buona ragione, sul fronte confindustriale, per dare sostegno e impulso alla politica dei tagli all’istruzione, continuando a perseguire una modalità di competizione basata sulla compressione dei costi (e dei salari, in primis)[7].
[1] La valutazione della ricerca è demandata all’ANVUR, agenzia costituita nel 2006 mai resa operativa. In ogni caso, il DDL Gelmini stabilisce un dispositivo premiale per la produttività scientifica nella misura massima del 10% del fondo di funzionamento ordinario
[2] Occorre rilevare che il DDL Gelmini non solo non incide su questo problema, semmai lo accentua. Se per “baroni” si intendono i professori di I fascia, le nuove disposizioni normative – in quanto attribuiscono loro la gran parte del potere di decisione sulla governance degli Atenei e sul reclutamento – rendono l’Università italiana più gerarchizzata e, dunque, potenzialmente più “baronale”.

[3] La previsione di un codice etico può fare ben poco a riguardo, anche in considerazione del fatto che la gran parte delle Università italiane negli ultimi anni si sono dotate di codici etici. Può fare ben poco perché un codice etico indica ciò che non occorrerebbe fare, ma non contiene misure di sanzionamento di comportamenti eticamente censurabili.

[4] A ciò si aggiunge che la disposizione di blocco degli scatti stipendiali (resi ora triennali) penalizza maggiormente coloro che, in Università, percepiscono gli stipendi più bassi, ovvero proprio i ricercatori (a tempo indeterminato, con ruolo ad esaurimento) e a tempo determinato, a legislazione vigente.

[5] Cfr. http://www.chim.unipr.it/riforma.pdf

[6] E’ quanto risulta dall’ultimo censimento Almalaurea. Si veda http://www.almalaurea.it/universita/occupazione/occupazione08/premessa2.shtml

[7] Per una trattazione più ampia di questo aspetto, si rinvia al mio L’Università che piace a Confindustria, su questa rivista.

lunedì 27 dicembre 2010

il film "una scuola italiana"

Al 28. Film Festival di Torino la Giuria del Premio Avanti! (Agenzia Valorizzazione Autori Nuovi Tutti Italiani) ha premiato il film "Una scuola italiana".

Il film racconta la Carlo Pisacane, una “scuola/scandalo” di Torpignattara quartiere storico di Roma oggi popolato da un numero crescente di famiglie immigrate.
La scuola era diventata famosa nel 2009 quando gli organi collegiali avevano deciso di cambiar nome all'istituto, da Carlo Pisacane a Tsunesaburo Makiguchi, educatore giapponese [leggi qui] [ e qui] (la scuola dovette poi fare marcia indietro per le numerose polemiche: [leggi]).
Un istituto definito un ghetto dalla stampa e dalla politica per l'elevatissimo numero di alunni di origine straniera (oltre l’80%). Insomma, un vero un vero e proprio caso nazionale.
Il film "Una scuola italiana" si svolge in un’aula della materna Pisacane dove è in corso un laboratorio teatrale. Le maestre raccontano il viaggio avventuroso di Dorothy nel magico mondo di Oz. Ad ascoltare ci sono bambini tra i tre e i cinque anni, tutti nati in Italia da genitori stranieri.

Le peripezie dei piccoli protagonisti nel magico mondo di Oz e le proteste organizzate davanti alla scuola, si fondono in un’unica storia che permette di vedere quanto sta accadendo da un’altra prospettiva: ad altezza di bambino.
Il documentario è un invito a riflettere senza paraocchi su un tema di stretta attualità, complesso, di interesse nazionale, che non può essere risolto a colpi di slogan o con affrettate scorciatoie ideologiche, senza interrogarsi a fondo sul tema della cittadinanza ai bambini nati in Italia.


trailer del film: GUARDA http://www.youtube.com/watch?v=L7LfVicr1HI

BLOG con materiale didattico e la guida per organizzare proeizioni http://unascuolaitaliana.blogspot.com/

venerdì 17 dicembre 2010

FONTE: LA TECNICA DELLA SCUOLA.IT
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=30380&action=view


Niente fondi per il funzionamento, parte la prima 'Class action'


di A.G.

A realizzarla sono stati 210 genitori di un istituto comprensivo di Bruino, vicino Torino, dopo che quest’anno si sono visti raddoppiare l’importo per l’acquisto di materiali come gessetti, carta e toner: una reazione comprensibile, ma insolita, che spezza la rassegnazione a vivere ormai la scuola nell’emergenza.


Le scuole italiane sempre più alle corde: in diversi casi la mancata assegnazione dei fondi statali per il funzionamento ordinario sta costringendo le direzioni a chiedere ai genitori degli studenti un sostegno economico. A volte anche materiale, attraverso il rifacimento di soffitti e pareti di classi e corridoi o la pulitura di giardini.

Un istituto comprensivo, composto da primaria e medie inferiori, situato a Bruino, vicino Torino, ha avviato addirittura una 'Class action' contro il ministero dell’Istruzione che da cinque anni (tranne l’invio di qualche forfait, come i 60 milioni di euro, circa 5.000 a scuola, giunti nel 2009) non finanzia le scuole: l’iniziativa, la prima di questo genere, è stata promossa da 210 genitori intenzionati in questo modo a salvaguardare la gratuità della scuola pubblica prevista dalla Costituzione italiana.

La 'Class action' - sostenuta dalla Flc-Cgil torinese, che ha supportato l’iniziativa dal punto di vista organizzativo e legale – è giunta dopo che ai genitori è sto chiesto di raddoppiare (da 25 a 50 euro) il contributo per acquistare materiale didattico, ma anche gessetti per scrivere alla lavagna, cartucce, toner, carta e sapone. Tutto materiale che, almeno nella scuola dell’obbligo, gli istituti fino a qualche anno fa provvedevano ad acquistare all’occorrenza senza problemi. Altri tempi. Per mantenere il servizio scolastico pubblico, oggi alle famiglie si chiedono contributi. Ma qualcuna comincia a puntare i piedi.

lunedì 13 dicembre 2010

Comunicato stampa della rete di solidarietà di studenti, genitori e insegnanti in difesa della formazione pubblica  URBINO


Sabato 11 Dicembre 2010 19:13

Il 10 dicembre 2010 all'interno del Nuovo Magistero Occupato (Università `Carlo Bo' di Urbino) si sono tenuti gli Stati Generali della Scuola e dell'Università per il diritto allo studio e per il diritto ad un lavoro ed a un esistenza dignitosa.
L'Assemblea Permanente di Urbino in occupazione, unitamente ai Comitati Scuola, Genitori, Insegnanti di Pesaro, Fano e Urbino ed al Coordinamento Precari Scuola delle Marche ribadiscono che:
1. I provvedimenti governativi che dal 2008 stanno colpendo la scuola elementare, la scuola media, la scuola superiore e la formazione universitaria costituiscono una grave violazione al diritto allo studio sancito dalla carta costituzionale agli articoli 3 e 34;
2. Le leggi finanziarie varate nel triennio 2008-2010 hanno condotto ad un ridimensionamento dei posti e delle ore di insegnamento tale da produrre il licenziamento di massa di migliaia di insegnanti a tempo determinato – condannandoli ad una precarietà infinita – ed un impoverimento dell'offerta formativa complessiva, a fronte, invece, di un incremento di fondi per le scuole paritarie;
3. Il DDL Gelmini consegna l'università italiana al mercato degli interessi privati e reintroduce un accesso legato al censo tramite la dismissione del diritto allo studio conseguente la sostituzione delle borse di studio con il sistema del prestito d'onore;
4. I movimenti che cercano di contrastare questo processo di svalorizzazione della formazione pubblica, lungi dall'essere soggetti di destabilizzazione sociale, hanno invece a cuore e rivendicano i valori culturali ed i diritti democratici fondamentali di dignità e libertà dell'insegnamento, dell'apprendimento, della ricerca, del sostegno del reddito per gli studi, della formazione di coscienze critiche e libere, dell'inserimento stabile nel mondo del lavoro, della possibilità di costruirsi un progetto di vita autonomo e sicuro.
Le realtà partecipanti nell'incontro del 10 dicembre ad Urbino:

* Sottolineano il grande segnale dato dal movimento studentesco universitario italiano ed europeo con le mobilitazioni contro i provvedimenti figli della stessa logica del profitto che ha provocato la crisi economica in atto;
* Fanno appello alle forze sociali e politiche sinceramente e disinteressatamente impegnate nella difesa della formazione pubblica quale bene comune indisponibile, incedibile, invendibile, immercificabile, ad esprimere la loro solidarietà ai movimenti in lotta;
* Fanno appello alle istituzioni regionali, provinciali, comunali per la salvaguardia delle scuole e delle università quali presìdi di cultura nel territorio;
* Si costituiscono in Rete di Solidarietà per le mobilitazioni e le iniziative future a partire dalla conclusione vittoriosa di questa prima fase di lotta ad Urbino.
I soggetti partecipanti sostengono oggi in particolare la vertenza riguardante la copertura totale delle borse di studio per tutti gli studenti universitari idonei delle Marche (rivendicazione dell'Assemblea Permanente degli studenti dell'Università di Urbino nei confronti della Giunta Spacca) e si dànno appuntamento a gennaio per un nuovo momento di incontro, riflessione ed organizzazione che dia solidità alla Rete di Solidarietà e che rilanci la mobilitazione del mondo della conoscenza.

Assemblea Permanente di Urbino in occupazione
Il Comitato Cittadino per la Difesa dell'Istruzione Pubblica di Urbino
Il Comitato Genitori e Insegnanti a Difesa della Scuola Pubblica di Pesaro
Il Comitato Genitori e Insegnanti a Difesa della Scuola Pubblica di Fano
Coordinamento Precari Scuola delle Marche

domenica 12 dicembre 2010

RITORNO A SPARTA
http://it.peacereporter.net/articolo/25117/Ritorno+a+Sparta

Handicap e scuola. Dalle 'classi speciali' oproposte dalla Lega a Udine, alle evocazioni della rupe Tarpea.

10/11/2010
Risale a pochi giorni fa la proposta del presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, di tornare alle classi speciali per gli alunni diversamente abili. Una proposta che aveva fatto discutere e che aveva fatto sussultare quanti negli anni hanno lottato e si sono battuti per l'integrazione di questi studenti più fragili nelle aule degli istituti scolastici. Le esternazioni del politico della Lega Nord costituiscono, tuttavia, solo l'ultimo attacco in ordine cronologico al diritto dei disabili a frequentare le scuole. Solo poche settimane fa era stato un professore del conservatorio di Milano, Joanne Maria Pini, a lamentarsi su Facebook del numero eccessivo di alunni con handicap nelle classi, proponendo un ritorno alla rupe Tarpea e invocando la selezione naturale. "Volevo solo dire la mia, mettendo da parte il politically correct" si era poi scusato il docente, forse non accorgendosi del dolore provocato a quanti si trovano a vivere e a gestire una situazione di handicap. Posizioni inquietanti che sono frutto del cambiamento culturale introdotto dai tagli della riforma Gelmini che hanno depauperato e inaridito la scuola, facendone pagare le conseguenze agli studenti più deboli. Eppure non sono tanti gli alunni con handicap che frequentano gli istituti scolastici. Se le percentuali reggono per quel che riguarda le elementari e le medie, il dato subisce una notevole flessione nelle superiori. Lecco e Padova, stando alle elaborazioni sindacali, le province meno virtuose, dove le percentuali scendono sotto l'un per cento, a fronte di una media nazionale superiore all'1,3. Il dato del capoluogo lariano pari allo 0,99 pone delle riflessioni, visto che da questa città provengono due esponenti di spicco della politica, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e Giulio Boscagli, assessore regionale alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale che hanno basato la propria campagna elettorale sulla tutela di valori quali appunto l'altruismo, il sostegno alle famiglie e via dicendo.
PeaceReporter ha intervistato Alvise Zuppani, professore di inglese al Bachelet di Oggiono e al Viganò di Merate, due dei principali istituti superiori della provincia lecchese.

Come commenta questo triste primato della città lariana?

Credo che dipenda dal contesto culturale, la gente ha ancora la tendenza a nascondere e a tenere in casa i parenti disabili. In generale c'è una scarsa attenzione verso la disabilità e questo è evidente anche a livello architettonico. Solo da qualche anno si sta iniziando ad abbattere le barriere, con molto ritardo rispetto ad altre città italiane. Alle carenze delle strutture scolastiche, che emergono soprattutto nell'ambito delle superiori, si pone rimedio con le associazioni che sono un universo molto dinamico e attivo sul territorio.

È un problema avere in classe uno studente disabile?

No, ma bisogna avere i mezzi e le risorse per poter gestire la situazione. L'anno scorso avevo una classe di trenta alunni con tre ragazzi disabili, di cui uno molto grave. A stento sapevo quali fossero le loro difficoltà e non riuscivo a seguirli in alcun modo. Nei professionali spesso ci sono dei seri problemi nella gestione dell'ordine e manca il tempo per dedicarsi a un singolo studente. Una volta le classi con alunni diversamente abili non potevano superare le venti unità, in modo da permettere al professore di prendersi cura anche del ragazzo con handicap. Ora questo non è più possibile. L'anno scorso la situazione è migliorata solo quando è arrivato il docente che aveva ottenuto il contratto di solidarietà e che svolgeva la funzione dell'insegnante di sostegno.

Che cosa si intende per contratto di solidarietà?

È il frutto di una convenzione a livello regionale. A partire dall'anno scorso, alcuni precari che hanno perso il posto sono stati re-impiegati con un numero di ore raddoppiate come insegnanti di sostegno. Si tratta di persone che non hanno alcuna formazione relative al mondo dell'handicap, che vengono semplicemente riciclate.


Cosa pensi dell'affermazione della proposta del presidente della provincia di Udine di tornare alle classi speciali?
Non mi trova d'accordo in alcun modo e penso che sia un'idea che ci riporta indietro, per quanto l'inserimento dei disabili è una questione molto delicata che pone delle riflessioni. La Lega, invece, semplifica e fa leva sui sentimenti più bassi, sull'egoismo. Il dato più sconcertante da registrare è che purtroppo molte persone sono d'accordo con quanto affermato da Fontanini. Non ci si rende conto che una società che non è in grado di integrare chi non è bello o perfetto fisicamente, è una società che aumenta i conflitti sociali. Si crea un ghetto che prima o poi esplode, come la storia insegna. Ho lavorato per un periodo in un Cse (centro socio-educativo) dove mi occupavo di casi molto gravi. All'inizio ero molto scettico e più volte mi sono chiesto che senso avesse fornire un'educazione a questi ragazzi. Col tempo, però, mi sono reso conto dell'aiuto che veniva dato alle famiglie e che la disabilità fa parte della vita. Relazionarsi con le persone con handicap aiuta a capire che l'orizzonte non può essere solo rappresentato dal divenire velina o calciatore, ma che esiste un discorso di solidarietà e comunità. Per questo sono convinto che avere un compagno disabile possa costituire una risorsa importante per una classe, perché aiuta gli altri ragazzi a scoprire un universo e valori di cui spesso non ci si ricorda.

Quale il futuro della scuola?
Sono molto pessimista in questo momento. La didattica è sparita dagli obiettivi e tutto è ridotto a burocrazia, l'unica preoccupazione è far quadrare i bilanci. Non sono per i buoni sentimenti e penso che la scuola si trascini da anni problemi enormi, quale ad esempio la totale mancanza di meritocrazia, e questo è anche responsabilità dei sindacati che non si sono mai mossi per isolare quei professori che stavano in classe a scaldare la sedia o a leggere il giornale. Ora la situazione scolastica è degenerata in maniera profonda, ma penso che la maggior parte della popolazione si accorgerà del danno solo tra dieci o quindici anni, visti che ormai si è abituati a ragionare sul breve periodo, senza pensare alle conseguenze future. La scuola pubblica è un valore che va difeso.

Agnese d'Accardi
http://it.peacereporter.net/articolo/20218/La+scuola+della+guerra


La scuola della guerra




La riforma scolastica del ministro Gelmini e gli affari con Finmeccanica

Scritto per noi da

Stefano Ferrario

Il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica, On. Mariastella Gelmini, e il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, hanno firmato un protocollo d'intesa per l'avvio della sperimentazione del nuovo Progetto di Riforma relativo agli istituiti tecnici superiori (ITS), denominato "Tecnici Superiori per Finmeccanica".

Uno degli anelli fondamentali delle aziende a prevalente produzione bellica è la collaborazione con le scuole del territorio dove esse sono ubicate. Vi sono le storie di alcuni scambi tra AgustaWestland, Alenia Aermacchi e le scuole elementari e medie inferiori della provincia di Varese e Novara. Ora siamo di fronte ad un fatto grave che, in sostanza, vede un accordo sistematico di ingresso del "privato" (Finmeccanica, anche se va ricordato che circa un terzo delle azioni di Finmeccanica sono possedute dal Ministero del Tesoro) nel "pubblico" (il sistema scolastico pubblico), per la formazione in loco della forza lavoro altamente qualificata necessaria all'azienda, con i finanziamenti di questo percorso ad opera del "pubblico" (ad esempio il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica - MIUR).

Vediamone i dettagli. L'intesa si prefigge la partecipazione di Finmeccanica, attraverso le proprie aziende presenti sul territorio, alla costituzione di Fondazioni che sorgeranno in Piemonte, Toscana, Campania e Puglia.

Come contribuiranno al progetto le aziende della holding italiana? Si muoveranno su tre livelli: "Governance, individuando propri rappresentanti nel consiglio direttivo e nel comitato scientifico delle Fondazioni; Asset, con personale interno che fornirà attività di docenza (per la metà delle ore curriculari previste) e la disponibilità ad utilizzare le proprie strutture interne (ad esempio laboratori e macchinari); Placement, selezionando i giovani partecipanti più meritevoli per l'inserimento in azienda."

Chi sosterrà la riforma degli ITS è il "pubblico" e saranno, appunto, il MIUR, le Regioni e, in quota parte, il Ministero dello Sviluppo Economico.

Finmeccanica dichiara che "il progetto è pienamente in linea con le strategie del Gruppo, da sempre attento alla valorizzazione delle persone, alla loro formazione ed al loro sviluppo professionale, nella convinzione che il sapere tecnico e una cultura del saper fare siano le chiavi per rispondere adeguatamente alle sfide attuali." Pier Francesco Guarguaglini sottolinea, inoltre, che "questo progetto rispecchia i valori e le caratteristiche del nostro Gruppo, votato alla continua innovazione tecnologica, alla ricerca dell'eccellenza, alla valorizzazione del merito e alla cultura del lavoro; con una particolare attenzione al territorio, considerato che Finmeccanica è una realtà internazionale, ma, al tempo stesso, molto sensibile alle specificità dei territori nei quali opera."

Dal canto suo Mariastella Gelmini, mionistro dell'istruzione afferma che con questa modalità "si da concretezza ad un obiettivo che il Ministero sta perseguendo con determinazione: rafforzare le competenze di base del sistema scolastico, per preparare in maniera adeguata i giovani alle sfide del mondo del lavoro."

sabato 11 dicembre 2010

RICADUTE LOCALI DELLA RIFORMA GELMINI

dal Comune di Recanati: http://www.comune.recanati.it/

Recanati: attivato il servizio 'Scuola in gioco'


Ha preso il via nei giorni scorsi il servizio fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale ( Assessorati Politiche sociali e Pubblica Istruzione) denominato “Scuola in gioco”, al fine di agevolare e conciliare i tempi di vita e i tempi di lavoro delle famiglie, rivolto ai bambini che frequentano il ciclo della scuola Primaria, i quali, guidati da educatori professionali, trovano a loro disposizione uno spazio pomeridiano per il gioco e lo studio.

La sede dell’iniziativa è quella della Scuola Primaria del plesso di Via Politi; il progetto, avviato in via sperimentale, si svolge da lunedì al venerdì e proseguirà sino al termine del corrente anno scolastico: le modalità e gli orari di frequenza possono essere scelti in base alle esigenze delle famiglie e dei piccoli utenti, è attivo dalle ore 12,30 per coloro che intendono usufruire del pasto alla mensa scolastica e dalle 14,30 per quanti “Scuola in gioco” rappresenta un luogo ludico e di studio per svolgere i compiti ed è aperto sino alle 17,30.
il progetto che segue quello già sperimentato nello scorso anno scolastico di “Pomeriggi in gioco” rappresenta una risposta concreta alle tante richieste pervenute alle sedi scolastiche locali e al Comune soprattutto in conseguenza dei tagli finanziari operati dal governo centrale delle classi a tempo pieno così come previsto dalla Riforma Gelmini. L’avvio del servizio, per il quale il Comune ha messo a disposizione una unità del proprio personale, viene garantito anche dall’utilizzo dei Lavoratori Socialmente Utili, una modalità che conferma come sia importante e concreta la sinergia tra soggetti ed enti diversi.

Si sono costituite nell'ultimo anno, due sezioni locali del Coordinamento Genitori Democratici (CGD) denominate “Comitato per la promozione e difesa della Scuola pubblica – RECANATI” e “CGD DEL MACERATESE”, che fanno riferimento al CGD Nazionale, una delle Associazioni di Genitori riconosciuta dal MIUR maggiormente rappresentative a livello nazionale.


"Il Coordinamento Genitori Democratici è una ONLUS fondata nel 1976 da Marisa Musu e Gianni Rodari sull’onda dei movimenti di partecipazione e di rinnovamento democratico delle istituzioni tradizionali. Al centro delle sue attività ci sono i bambini e il loro diritto a crescere in piena autonomia, salute e dignità. Opera a livello nazionale e nelle sue articolazioni associative territoriali, per affermare nei diversi contesti educativi una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza ispirata ai valori di laicità, democrazia, libertà e uguaglianza della Costituzione Repubblicana.
Il CGD individua nella scuola, nella quale opera come associazione nazionale di genitori di allievi, l’ambito prioritario della sua attività. É presente altresì in comitati e commissioni nazionali, in particolare in ordine alle esigenze di tutela dei minori nei diversi contesti mediatici."

STATUTO http://www.genitoridemocratici.it/?page_id=18

I Coordinatori delle sezioni locali del CGD
MARCO MATALONI (CDG RECANATI)
perlascuolapubblica@gmail.com

PAOLA TRIVELLA (CDG DEL MACERATESE)
estrela2@libero.it

sabato 4 dicembre 2010

"Dove cominciano i diritti umani universali?
in piccoli posti vicini a casa:
il quartiere in cui si vive,
la scuola che si frequenta,
la fabbrica, il campo o l'ufficio in cui si lavora.
Sono questi i posti in cui ogni uomo, ogni donna, ogni bambino,
cerca una giustizia equa, pari opportunità,
uguale dignità senza discriminazione.
Se questi diritti non significano niente là,
significheranno ben poco ovunque"
ELEANOR ROOSEVELT (1958)

scuola di pace (SENIGALLIA)
diritti e rovesci



Parlare di diritti, dall'universale al locale: questo il tema e la sfida che accompagnerà il programma della Scuola di Pace "V. Buccelletti" di Senigallia per l’a.s. 2010-2011. Riprendendo il tema dell’educazione ai diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, gli incontri di quest'anno vedranno di volta in volta protagonisti il diritto all'accoglienza, al lavoro, all’educazione, all’informazione, alla cittadinanza, il diritto delle donne e all’abitazione. Esperti di ogni materia, con la collaborazione in ogni serata di una diversa associazione del territorio, accompagneranno il pubblico in questo viaggio alla ri-scoperta dei diritti umani di ogni individuo.



L'idea infatti è proprio quella di un coro a due voci, l'universale e il locale, "Diritti e Rovesci", con l'esperto di ciascuna materia che relazionerà sul diritto di volta in volta protagonista, e l'associazione locale, particolarmente coinvolta su quel tema, che racconterà in che modo il diritto in questione è vissuto nel nostro territorio. Relatori del calibro di Valerio Calzolaio, Antonio di Stasi, Don Achille Rossi, Luce Tommasi, Maurizio Viroli, Lorella Zanardo, Paolo Pezzana e Giancarlo Sessa si alterneranno nel corso dell'anno per proporre al pubblico riflessioni su temi che coinvolgono ogni giorno ciascuno di noi.

Molto forte anche quest'anno il coinvolgimento delle scuole, che, attraverso il progetto "Adotta un diritto" pensato per le classi di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, potranno discutere sui temi legati a due diritti a loro scelta. Questo percorso di approfondimento si concluderà poi con la concretizzazione del tema discusso attraverso un evento pubblico nel mese di maggio, dove ciascuna classe potrà portare il proprio contributo attraverso uno spettacolo, una lettura, un disegno, una realizzazione.

Un percorso formativo su questo tema è poi stato pensato proprio per i docenti, che potranno partecipare ad un corso sul rapporto tra diritti umani e cultura nell’ambito della scuola, con interventi a cura di Roberto Mancini, Sergio Labate, Rita Fabiani. Il corso, dal titolo "Diritti umani e cultura. la scuola tra conflitto e dialogo culturale" ha infatti l'obiettivo di fornire ai docenti strumenti per attivare metodi cooperativi con gli alunni nelle classi.
http://www.comune.senigallia.an.it/senigallia/Senigallia/scuola_di_pace/20691.html
"In una fase in cui viviamo in un delicato momento di crisi culturale, dei diritti e delle prospettive future, - ha dichiarato la Presidente della Scuola di Pace durante la conferenza di presentezione dell'anno scolastico - il nostro obiettivo è quello di rimettere alla base e rifondare i valori della nostra Carta Costituzionale".



 
VENERDI 10 DICEMBRE ORE 18,30 CIRCA SEDE UNIVERSITARIA URBINO


STATI GENERALI DELLA SCUOLA ITALIANA DOPO LA COSIDETTA RIFORMA

COMITATI DEI GENITORI E INSEGNANTI, COMITATI DEGLI STUDENTI MEDI, DOCENTI PRECARI, STUDENTI UNIVERSITARI

SI CONFRONTERANNO SUL DIRITTO ALLO STUDIO DALLA SCUOLA DI BASE ALLA UNIVERSITA'

PARTENZA ORE 17,45 DA PESARO DAI PARCHEGGI DI VIA LUBIANA NEI PRESSI DEI CAMPI DA TENNIS E DEL BAR
"La scuola si regge sui soldi delle famiglie



E il ministero? Manda lavagne multimediali"

Oltre la metà dei genitori versa un 'contributo volontario' ancora maggiore dell'anno scorso che va in media dai 16,4 euro della scuola d'infanzia agli 80 euro delle scuole medie superiori, ma si può arrivare fino ai 260 euro di ROSARIA AMATO

A scuola con la lavagna digitale

ROMA - La metà delle scuole italiane non riesce a fare a meno dei contributi 'volontari' dei genitori, e nel 13,6% degli istituti gli stessi genitori si sono rassegnati a fare di tutto, dalla ritinteggiatura delle pareti alle riparazioni di mobiletti e materiale didattico. E il ministero si affanna a mandare lavagne multimediali. E' lo sconfortante panorama delle strutture dell'istruzione che traccia il Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2010 del Censis. Tra le oltre 1000 scuole interpellate l'84,9% ha risposto di avere a disposizione le lavagne interattive quasi sempre finanziate dal ministero (91,4%), che solo nello 0,2% dei casi si preoccupa di verificare che ci sia una connessione a Internet. Ma, appunto, il ministero non appare di manica altrettanto larga quando si tratta di sopperire alle richieste delle scuole in materia di "adeguamento della strumentazione e degli ambienti di studio". Per quello ci sono i contributi dei genitori o, nel caso in cui la scuola decida d'ingegnarsi, gli sponsor che usufruiscono di concessione di spazi pubblicitari (31,8%) o i proventi delle macchine distributrici di bevande o alimenti (31,8%).



"Ci sono due logiche che si delineano nella scuola - spiega il presidente del Censis Giuseppe De Rita - quella tecnologica, per cui vengono mandate le lavagne luminose, un tipo d'innovazione un po' stanca, che personalmente trovo di nessun interesse. E poi c'è invece una forte innovazione nel ruolo delle famiglie: le famiglie non si sono rassegnate di fronte al fatto che

non ci sono i soldi, si sono responsabilizzate, hanno preso in mano le sorti della scuola. Nel giro di un anno è cambiato profondamente il ruolo delle famiglie, dai consigli d'istituto alla vita quotidiana delle scuole".

Le scuole si reggono sulle famiglie. Il 53,1% delle scuole chiede un contributo economico, che viene fornito dall'82,7% dei genitori, una percentuale molto alta: l'ampiezza del livello di adesione, spiega il Censis, appare dettata dall'esigenza di "tamponare le carenze di materiali e strumenti per il funzionamento ordinario dell'istituzione" e di "sostenere la qualità e varietà dell'offerta formativa". E quindi con il contributo volontario dei genitori le scuole acquistano materiali didattici (77,2%), migliorano le dotazioni informatiche (sulle quali di regola non si riscontra da parte del ministero una sensibilità analoga a quella dimostrata per le LIM), i laboratori o le palestre (58,3%) e forniscono persino supporto economico agli studenti più indigenti per assicurare la loro partecipazione nelle attività didattico-formative (43,1%).
I contributi privati. Il 36,4% delle scuole riceve contributi da soggetti privati (diversi dai genitori). Si tratta di donazioni (46,4%), installazioni di macchine distributrici di bevande e alimenti (34,8%), sponsorizzazioni o pubblicità (31,8%), affitto e concessione dell'utilizzo dei locali dell'istituto (21,6%).
E quelli di 'manovalanza'. Diventa sempre più comune il caso di genitori che decidano di contribuire materialmente al buon funzionamento della scuola. Nell'ultimo anno scolastico, le famiglie "hanno collaborato alla manutenzione o al mantenimento degli spazi" nel 13,6% delle scuole. Il 65,7% ha eseguito la pulizia e tintura delle pareti, il 22,9% ha ripulito tendi e suppellettili, il 13,6% ha riparato sedie, tavoli e armadi.

Le lavagne. La distribuzione di lavagne multimediali è stata piuttosto equa tra Nord e Sud: infatti si oscilla tra l'88% del Nord-Ovest e l'83,4% del Mezzogiorno. "Stando alle risposte dei dirigenti scolastici - nel 91,4% dei casi le risorse per l'acquisto delle Lim hanno avuto origine ministeriale". Soltanto nello 0,2% dei casi il criterio adottato è quello di scelta delle classi con connessione Internet, eppure le lavagne multimediali collegate alla rete offrono un ben più ampio ventaglio di possibilità ai docenti che intendano farne uso. Alla distribuzione delle LIM non è stata affiancata un'adeguata formazione dei docenti: il 51,4% degli insegnanti dichiara che l'impiego delle lavagne "ha prodotto nuovi fabbisogni di formazione dei docenti, non ancora del tutto soddisfatti", mentre il 48,8% afferma che "la scarsa autonomia dei docenti nella creazione di contenuti digitali determina una sottoutilizzazione delle lavagne"

(02 dicembre 2010)

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