sabato 5 novembre 2011

Classi-pollaio, ultimatum del Tar


FONTE: REPUBBLICA.IT
"Il ministero presenti il piano"Un'ordinanza del Tribunale, che ha accolto il ricorso del Codacons, intima a viale Trastevere di consegnare entro dieci giorni il progetto di riqualificazione dell'edilizia scolastica. Se il termine non sarà rispettato, scatterà la sanzione

di SALVO INTRAVAIA
Sulle classi-pollaio la Gelmini rischia di essere commissariata. E non sarebbe la prima volta: accadde anche con le graduatorie ad esaurimento e il governo, successivamente, fu costretto ad adeguarsi. Questa volta, è il Codacons a mettere alle strette il ministro dell'Istruzione. Se entro dieci giorni non farà pervenire al Tar Lazio il Piano di riqualificazione dell'edilizia scolastica, il giudice amministrativo, quasi certamente, farà scattare la sanzione che colpisce le amministrazioni pubbliche che non hanno dato seguito ad una sentenza dei giudici.
Linee guida dei pediatri per una scuola a misura di bambino
FONTE: UNACREPAINCOMUNE
La Regione Abruzzo in occasione del Piano Straordinario per la messa in sicurezza delle scuole, ha chiesto alla Sip - Società Italiana di Pediatria, di redigere un documento contenente indicazioni per ricostruire gli edifici scolastici colpiti dal sisma del 2009.
Le linee guida sono state redatte integrando la normativa esistente con i più recenti studi scientifici che hanno messo in luce l’impatto prodotto dalle sollecitazioni ambientali - luce, colori, rumori, qualità dell’aria, non solo sulla salute, ma anche sul benessere psicologico. Studi questi, di cui gran parte dell’edilizia scolastica non tiene ancora conto, considerato che il 54% degli edifici è stato costruito tra il 1900 e il 1965 e che spesso si tratta di edifici nati con altre finalità.

ECCO LE LINEE GUIDA SIP PER LA SCUOLA A MISURA DI BAMBINO

CONTESTO URBANO

Gli edifici scolastici devono essere raggiungibili con mezzi pubblici, in bicicletta o a piedi in condizioni di massima sicurezza, possibilmente senza attraversamenti di linee di traffico, tranviario e ferroviario. Le scuole non dovrebbero essere situate inoltre nelle adiacenze di arterie cittadine a grande scorrimento, ferrovie, aeroporti a traffico intenso.
INQUINAMENTO

Necessaria una distanza di sicurezza da linee dell’alta e media tensione, cabine di trasformazione e sottostazioni elettriche o da industrie dalle quali possono provenire esalazioni nocive. Va anche misurata la concentrazione di radon, al fine di prevedere adeguate misure di minimizzazione in relazione ai livelli di intensità.

AREE VERDI

Ogni scuola, ma soprattutto quelle dell’infanzia, dovrebbe avere uno spazio esterno recintato ad uso esclusivo dei bambini. Gli spazi all’aperto devono costituire una grossa risorsa per l’insegnamento, l’osservazione, la creatività e la socializzazione del bambino, attraverso un vero e proprio “progetto verde” arricchito da piante autoctone, officinali e aromatiche. Da evitare invece alcune piante potenzialmente pericolose, come biancospino, oleandro, camelia.

COLORI E PARETI

Se l’ambiente è spento nel colore e disadorno, grigio, determina sentimenti di indifferenza, estraneità e disagio. Un uso corretto dei colori favorisce benessere e armonia. Alle materne e alle elementari meglio usare salmone chiaro, giallo tenue e caldo, giallo arancione pallido e color pesca per ridurre nervosismo e ansia; beige, verde chiaro, verde pallido e verde-azzurro alle medie e superiori per aumentare la concentrazione. La parete dietro la cattedra deve essere di un colore diverso dalle altre per attirare lo sguardo sul docente.

AMPIEZZA DEGLI SPAZI

Mentre divampa la polemica sulle cosiddette “classi pollaio” il documento suggerisce gli spazi adeguati per le necessità dei bambini: l’ampiezza minima per alunno (che comprende tutti gli spazi a sua disposizione nella scuola) è di 25 mq per la scuola materna, compresa tra 18,33 e 22,71 per la scuola elementare, tra 27 e 21 per la media. Per le dimensioni delle aule viene suggerito il parametro di 1,80 mq per alunno.

ARCHITETTURA E ARREDO

No a lunghi corridoi con tutte le classi affacciate su un lato, meglio spazi interconnessi. No a sedie e banchi riciclati o spaiati, perché altezze e grandezze scoordinate provocano scoliosi e disattenzione. Sì invece a materiali ecocompatibili. Gli spazi per l’insegnamento specializzato (laboratori musicali, linguistici ecc) devono essere previsti a parte e organizzati per accogliere le attrezzature e gli arredi necessari per ogni attività.

ECO-SCUOLA

In ogni classe devono essere presenti contenitori per la raccolta differenziata per educare i cittadini di domani. All’interno della scuola deve essere promosso il risparmio idrico, mediante monitoraggio dei consumi e strumenti come miscelatori e interruttori automatici. Per ridurre l’impatto dei rumori servono pareti e pavimenti in materiali fonoassorbenti, alle finestre doppi vetri. Vanno sempre valutate le possibilità di utilizzo di energia alternativa.

TEMPERATURA

Devono essere adottate soluzioni e impianti di riscaldamento/condizionamento che consentano di mantenere la temperatura tra i 18-20 gradi in inverno con umidità del 30-50% e 20-22 gradi in estate, con umidità del 30-60%, evitando fenomeni di condensa e muffa

DOCUMENTO COMPLETO

DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO: PROVINCIA MACERATA




DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO: RECANATI

martedì 25 ottobre 2011

DIBATTITO NEL PESARESE: SCUOLA PUBBLICA/PRIVATA
FONTE: COMITATO GENITORI DEL PESARESE



FONTE: CRONACHE MACERATESI

La riorganizzazione scolastica deve essere guidata dagli istituti comprensivi

Quarta puntata della rubrica "Il grande quaderno"


martedì 25 ottobre 2011 - Ore 13:36 di Maria Luisa Lasca

A Macerata e provincia è assai vivo il dibattito sulle modalità di accorpamento tra le scuole che non fanno attualmente parte di istituti comprensivi:
3 medie (Macerata, Recanati, Civitanova Marche) e 10 direzioni didattiche (Civitanova Marche (3), Corridonia, Macerata (2), Matelica, Recanati (2), San Severino). L’operazione è resa ancora più complessa in quanto con una nota recente (7 ottobre) il MIUR ha chiarito che il dimensionamento deve coinvolgere anche gli istituti comprensivi già in funzione. Nella città di Macerata il piano comunale prevedeva inizialmente fra la scuola media e le due direzioni didattiche due aggregazioni, ora diventate una.

Contestualmente sono rimodulati i due istituti comprensivi  esistenti, con acquisizione di nuovi plessi, affinché a tutti sia garantito il numero di mille alunni. Il MIUR ha anche diffuso, con la stessa nota, un prospetto con il
numero ottimale di istituti comprensivi da istituire per ciascuna provincia. Per la provincia di Macerata è previsto che le istituzioni scolastiche della scuola di base,dopo la riorganizzazione, da 42 unità scendano a 36 istituti comprensivi.

Non sappiamo se avrà rapida attuazione il piano di riorganizzazione scolastica previsto dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, che all’art. 19, comma 4, recita: “Per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall’anno scolastico 2011- 2012 la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregati in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti comprensivi per acquisire l’autonomia devono essere costituiti con almeno 1000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.

Sette regioni (Toscana, Emilia, Marche, Puglia, Liguria, Sicilia, Basilicata) hanno deciso di sollevare davanti alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 19, comma 4 e 5 della legge 15 luglio 2011, n. 111, in riferimento all’art. 117, comma 3, della Costituzione.

L’ANCI, attraverso la commissione istruzione e scuola, aveva già dichiarato la propria contrarietà rispetto ai
nuovi parametri dimensionali e comunque ne aveva chiesto il rinvio al nuovo anno scolastico. Ci sono le perplessità dei sindacati che a fronte del progetto pedagogico ritenuto valido vogliono tempi e modi distesi,
senza pressioni dall’amministrazione
(la nota del MIUR del 7 ottobre, in cui si sollecitano gli uffici scolastici regionali affinché spingano le regioni e
gli enti locali a predisporre i piani di dimensionamento della rete scolastica entro il 31 dicembre, ribadisce
che la norma sul dimensionamento risponde a finalità di contenimento della spesa e al raggiungimento
dell’obiettivo della stabilizzazione della finanza pubblica). A tale proposito è imminente un incontro al MIUR di tutte le organizzazioni sindacali della dirigenza e del comparto scuola, per un confronto sulla costituzione
degli istituti comprensivi.

È stata presentata un’interpellanza parlamentare urgente sul dimensionamento della rete scolastica in cui si richiede pertanto al Ministro se non ritenga opportuno, considerata la mancanza dei tempi necessari per
la corretta applicazione della norma data l’oggettiva complessità e la delicatezza del percorso di ridefinizione dei piani regionali di dimensionamento della rete scolastica, rinviare i tempi di applicazione della norma stessa.

Gli istituti comprensivi, cioè un’unica dirigenza per scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, furono istituiti ai sensi della legge 97/1994 (nuove disposizioni sulle zone montane).
Fu la risposta a un’emergenza, a favore di piccoli territori, un laboratorio,sostenuto da forti motivazioni pedagogico-didattiche, per rendere effettiva lacontinuità nella scuola dell’obbligo. Successivamente essi diventarono più numerosi per scelte collegiali di progetti sperimentali, che alla soluzione organizzativa univano una forte ambizione pedagogica, di una scuola di base in continuità, sostenuta da un curricolo verticale. In una terza fase, con il D.P.R. n. 233/1998, fu previsto il dimensionamento in comprensivi, per creare i numeri per conferire l’autonomia amministrativa, organizzativa e didattica alle scuole.

Una quarta fase è l’attuale, con una accelerazione voluta dal governo, per scopi di risparmio. Perciò è sorto
un movimento istituzionale contrario all’applicazione della norma. Si chiede il tempo per fare gli accorpamenti
più idonei, per territori omogenei, con valutazione delle migliori soluzioni per la comunità locale interessata.

Occorre la condivisione di proposte che siano corrette nelle procedure e rispondenti alle esigenze di funzionalità e qualità del sistema scolastico. Il valore aggiunto che un istituto comprensivo porta in sé non
può essere sminuito da soluzioni affrettate. Le finalità di questa organizzazione scolastica sono valide, il
modo attraverso cui ci si deve arrivare è da rivedere. Il modo ancor m’offende, direbbe Dante.

Uno splendido racconto parla di un bambino di nove anni, Egoruska, che lascia la casa nativa per andare a frequentare il ginnasio in città. Durante il viaggio gli ambienti naturali che variano, le persone incontrate, concorrono a formare il bambino per il futuro che l’aspetta. È La steppa, scritto nel 1888 da Anton P. Cechov (Racconti, BUR).
Oggi un istituto comprensivo può rappresentare un percorso di crescita. In esso si intraprende un viaggio
che porta lontano, non nel territorio fisico, ma in quello della conoscenza, e docenti e studenti affrontano
insieme l’avventura, concretizzata in forti situazioni di apprendimento e di socializzazione. Insieme vivono il
progetto unitario di continuità e comunicazione tra i vari ordini di scuole, che rappresenta il cuore di ogni
istituto comprensivo.

Il modello culturale e didattico, le esperienze di più di quindici anni di funzionamento degli istituti comprensivi
devono guidare la nuova fase di riorganizzazione: operatori scolastici, genitori, studenti, hanno cose da dire, perciò lasciamo aperta la pagina del Grande Quaderno, per dare loro voce.