domenica 18 agosto 2013

insegnanti di sostegno ed assistenti all'autonomia

fonte: disabili.com

INSEGNANTI DI SOSTEGNO ED ASSISTENTI ALL'AUTONOMIA ED ALLA COMUNICAZIONE: DUE FIGURE DISTINTE

 
scuola: classe e maestra alla lavagna Ultimamente molti articoli giornalistici, riguardanti soprattutto i tagli inflitti alla scuola, parlano indifferentemente di insegnanti di sostegno ed educatori, confondendo le due figure

Un recente articolo pubblicato da La Repubblica dal titolo Scaricano sulle famiglie gli insegnanti di sostegno denuncia che a Monza toccherà ai genitori assumere l'insegnante di sostegno per gli alunni disabili, con la Provincia che si limiterà a rimborsare le spese direttamente alle famiglie. Continuando nella lettura si legge che il caso denunciato riguarda quello dell'assistente alla comunicazione per gli studenti con disabilità sensoriali. Certamente si tratta di un allarme importante, che segna ancora una volta la crescente mancanza di attenzione  alla cura educativa verso gli allievi con disabilità. Oltre al suo contenuto, però, ci interessa sottolineare l'uso del termine "insegnante di sostegno" esteso alle figure educative che, per quanto fondamentali nel percorso di integrazione degli alunni con disabilità, non sono però docenti. Questi ultimi, infatti, non vengono certo assunti dagli enti locali ma assegnati alle classi tramite gli uffici scolastici.

La confusione nell'uso dei due termini non è purtroppo rara. Un altro articolo, ad esempio, pubblicato anch'esso di recente da La Stampa, dal titolo Alle medie addio insegnante di sostegno, denuncia come a Torino il Comune avesse l'intenzione, poi non attuata, di dirottare le maestre dalla scuola dell'obbligo alle materne per garantire l'assistenza all'infanzia, prevedendo il trasferimento dalle scuole medie inferiori (statali) alle scuole d'infanzia (comunali) dei propri insegnanti addetti all'assistenza specialistica. Dall'articolo sembra che in questo caso si tratti di insegnanti, evidentemente assunti però dal comune, come personale aggiuntivo, con compiti di assistenza. I docenti di sostegno, infatti, come già evidenziato, vengono assegnati alle classi dagli uffici scolatici e non dagli enti locali.

Non mancano altri esempi di articoli in cui il lettore fatica a comprendere se in essi si parla di assistenti o di docenti. E' il caso, perciò, di tornare sulla loro distinzione e sulla loro specificità.

CHIARIAMO LE DIFFERENZE -
La distinzione tra le due figure professionali è indicata nell'art. 13 della L. 104/94: Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando (…)  l'obbligo per gli enti locali di fornire l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati. L'insegnante di sostegno, dunque, introdotto dalla L. 517/77, è un docente, specializzato nella didattica speciale per l'integrazione degli alunni con disabilità certificati in base alla L. 104/92. Assume la contitolarità di cattedra della classe in cui opera e pertanto firma i documenti di valutazione di tutti gli alunni. L'insegnante di sostegno, cioè, è assegnato alla classe e non all'alunno con disabilità, con il compito prioritario di attuare interventi di integrazione attraverso strategie didattiche specifiche, insieme agli insegnanti curricolari. A rigore, è superflua anche la distinzione tra docenti di sostegno e curricolari ed è invece sufficiente parlare di insegnanti della classe.

Vi è poi la figura professionale di assistenza di tipo educativo, cioè l'assistente all'autonomia ed alla comunicazione, previsto dal citato articolo 13 della L. 104/94 ed assegnato ad personam. Si tratta di un operatore che ha il compito precipuo di facilitare la comunicazione dello studente disabile, stimolare lo sviluppo delle abilità nelle diverse dimensioni della sua autonomia, mediare tra l'allievo con disabilità ed il gruppo classe per potenziare le loro relazioni, supportarlo nella partecipazione alle attività, partecipando all'azione educativa in sinergia con i docenti.

I due ruoli, sia pure nelle finalità comuni e nella collaborazione costante, sono chiaramente distinti. Ci si chiede perché ormai si tenda troppo spesso a confonderli.


APPROFONDIMENTI


Insegnante di sostegno e assistente educativo


Tina Naccarato

forum nazionale delle associazioi dei genitori della scuola e digitalle nella scuola



Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Forum nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola
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COMUNICATO STAMPA

IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI DEI GENITORI
INCONTRA, INSIEME AGLI STUDENTI,
IL MINISTRO MARIA CHIARA CARROZZA.
“Digitale nella scuola. Gradualità non è un rinviare senza una prospettiva,
ma preparare un cambiamento”

Insieme ai rappresentanti delle associazioni e delle consulte studentesche, quest’oggi il Forum delle Associazioni dei Genitori nella Scuola (AGe, AGeSC, CGD, Faes, Moige) ha incontrato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza: un incontro in piena estate, al lavoro insieme per approfondire i temi del processo di digitalizzazione delle scuole e dell’introduzione dell’e-book.

Il percorso dalla carta al digitale è lungo, e non si esaurisce nella sola sostituzione di uno strumento con l’altro. Le associazioni dei genitori sono consapevoli della necessità e urgenza, per la scuola italiana, di innovare e introdurre ovunque, in tutto il Paese, tecnologie, linguaggi multimediali, strumenti avanzati e di qualità.
È opportuna, nel contempo, una gradualità che consenta di accompagnare efficacemente il cambiamento.

Introdurre il digitale, infatti, non si riduce alla riproduzione di testi utilizzando pc, tablet o e-book: tutto ciò, hanno ribadito le associazioni dei genitori, trasforma completamente la didattica, e richiede un forte processo di formazione dei docenti e degli adulti in genere, il più delle volte in difficoltà di fronte alle competenze dei più giovani.
Inoltre un periodo di sperimentazione, diffusa e valutata, potrà aiutare a comprendere meglio quanto il digitale trasformi le relazioni educative, i processi cognitivi e di apprendimento.

Una gradualità, dunque, non per frenare, ma per contribuire seriamente al cambiamento: i genitori chiedono, prima di tutto, scuole sicure, coperte in tutto il Paese da connessioni veloci, e, insieme, una didattica di qualità, che sappia coinvolgere i ragazzi.
E inoltre, i genitori chiedono che l’innovazione non sia solo a spese delle famiglie, non garantite dalla riduzione del tetto di spesa per l’acquisto dei libri di testo (limite già in passato non rispettato da molte scuole).
Le associazioni dei genitori accolgono molto positivamente la decisione del Ministro di promuovere una conferenza nazionale sul tema, nella quale coinvolgere tutti i soggetti coinvolti nel processo, insieme ad esperti e studiosi.


Roma, 1 agosto 2013

mercoledì 7 agosto 2013

decreto del fare: taglio al fondo per il finanziamento ordinario

fonte: il fatto

Stanno uccidendo l’Università: il Governo taglia 7,6 milioni di euro al fondo per il finanziamento ordinario

Il Senato ha approvato il 31 luglio il decreto-legge 28 giugno 2013 n.76, il cosiddetto “decreto del fare“. E, piuttosto che “fare” provvede, in controtendenza con la maggior parte dei Paesi europei e di quelli Bric, che investono nel futuro, ovvero del sistema della formazione, decide di apportare l’ennesimo taglio al sistema universitario, riducendo di 7,6 milioni di euro il già sottodimensionato fondo per il finanziamento ordinario dell’università.
Il testo è adesso tornato alla Camera.
Ancora una volta, quindi, si colpisce duramente l’Università, impoverendola di risorse per il suo funzionamento. E stavolta, per giunta, il taglio va a finanziare risorse di cassa insufficienti. Lo mette in rilievo anche il documento del Coordinamento Nazionale dei Professori Associati (CoNPAss) che stigmatizza anche “il rifiuto, da parte della maggioranza, di approvare un emendamento del M5S che cercava di non far pesare ancora una volta sull’Università, già pesantemente definanziata negli ultimi anni, le esigenze di cassa del governo”.
Dunque, confermando la linea dei precedenti governi, ci avviamo verso un’Università vista sempre più come un servizio da privatizzare e non una risorsa importante per il lavoro e la formazione delle giovani generazioni.
Dopo la Gelmini, nel Governo Monti en ex rettore, Profumo, ci fece sperare in un’ inversione di tendenza. Invece continuità assoluta, con l’applicazione di una riforma, quella del sistema universitario, che banalizza le possibilità di crescita del Paese.
Governo Letta, altro rettore, con l’impegno del ministro Carrozza di un’inversione di tendenza sui tagli all’istruzione. Un impegno detto e ridetto tante volte…
…e poi arriva il “decreto del fare”.
“Ancora una volta – sottolinea Calogero Massimo Cammalleri, presidente del CoNPAss – una politica miope considera l’Università una spesa da tagliare anziché un motore di sviluppo strategico da incentivare per aiutare il Paese ad uscire dalla crisi e mantenere la necessaria competitività internazionale”.
Il sistema universitario deve essere un mezzo per uscire dalla crisi incrementando nuove conoscenze e non pareggiando bilanci in nome del più spinto liberismo. Fondamentale sarà la mobilitazione alla Camera e nel Paese coinvolgendo anche le forze giovanili e sociali, dagli studenti ai docenti democratici.

mio figlio disabile rifiutato dalle scuole

fonte: coordinamento don orione

mio figlio disabile rifiutato dalle scuole

Sono la madre di un ragazzo disabile con problemi motori, ma senza alcun deficit cognitivo, che ha conseguito il diploma di scuola media con 10 e lode e che vorrebbe continuare gli studi superiori. Ma dopo aver presentato domanda d’iscrizione in varie scuole, ho ricevuto sempre il consiglio paternalistico di ritirare la domanda poiché, a detta dei dirigenti scolastici, mio figlio si sarebbe trovato di fronte a problemi insormontabili, dovuti all’impreparazione della scuola ad affrontare situazioni come la sua, all’inadeguatezza o all’inesperienza del corpo docente. Anche gli insegnanti di sostegno non sarebbero preparati a predisporre un percorso didattico adatto a uno studente con handicap come quello di mio figlio, che, ripeto, non ha alcun deficit cognitivo. Gli operatori scolastici che, “nell’interesse del discente e del suo nucleo familiare”, mi hanno dissuaso dall’iscrivere mio figlio presso i loro istituti sono vari: la scuola media Pluchinotta di Sant’Agata li Battiati (tre anni fa), uno dei più prestigiosi licei scientifici di Catania (quest’anno) e il Liceo Artistico statale M. M. Lazzaro di Catania. La vicepreside e il responsabile al sostegno mi hanno indotto a ritirare la domanda d’iscrizione adducendo “valide” argomentazioni quali: “L’Arte non è una disciplina nella quale ognuno ha la possibilità di esprimersi liberamente”, demolendo così la mia ingenua certezza che attraverso l’espressione artistica si potesse superare ogni barriera di rigidi canoni disciplinari e soprattutto mentali. A mio figlio sarebbe stato negato anche l’uso dell’argilla perché mai avrebbe potuto realizzare una bocca o un naso perfetti. Ho suggerito che sarebbe potuta essere accettata anche una forma astratta di quella bocca, ma la vicepreside inorridita mi ha risposto: “Ma no, sappi (sic.!) cara signora che questa è una scuola ad indirizzo artistico! Non esiste la libertà d’espressione. Adesso le abbiamo messo qualche dubbio, rifletta se è il caso o no che suo figlio frequenti questa scuola”.
A questo punto ho avuto seri dubbi, è vero. Non che mio figlio non sarebbe riuscito a superare le difficoltà che il suo corpo gli impone, ma che tutti questi rifiuti potessero ulteriormente ferirlo. Mi sembra tuttavia incredibile che in un Paese che si dice civile, dove il diritto all’istruzione è garantito per legge, possano verificarsi episodi come quelli che ho descritto. Sono stanca di dover sempre dimostrare che mio figlio non è cretino, che ha il diritto di andare a scuola, che non gli si può negare nei fatti questo diritto. Vorrei poter gridare ciò che i genitori di un disabile subiscono nella segretezza delle quattro mura di una presidenza, in assenza di testimoni e senza l’arma concreta dell’impugnabile verbalizzazione: “Suo figlio non può iscriversi a questa scuola”. L’abilità retorica consiste nell’utilizzo di eufemismi, di litoti, del non detto affinché tutto possa concludersi con la fatidica frase: “Ma signora, è stato tutto un malinteso!”
Anna La Rosa

la Repubblica, 31 luglio 2013 

venerdì 26 luglio 2013

sostegno scolastico, condannato il miur

fonte: ccord. don orione

sostegno scolastico, condannato il miur

Il Tribunale di Milano ha condannato il Miur per discriminazione ai danni di studenti con disabilità "per aver previsto una dotazione di insegnanti di sostegno inferiore a quella necessaria" [il testo della sentenza del 6 lug 2013].
E’ una vittoria, nelle aule di tribunale, per le famiglie di 16 ragazzi con disabilità che, nel corso dell'anno scolastico 2012-2013, si erano visti assegnare un numero di ore di sostegno inferiore alle loro esigenze. Lo ha stabilito il giudice della Prima sezione civile del Tribunale di Milano accertando la condotta discriminatoria del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) ai danni degli studenti con disabilità "per aver previsto una dotazione di organico di insegnanti di sostegno inferiore a quella necessaria per soddisfare le necessità rappresentate dagli organismi scolastici e nei Piani educativi dei minori". Oggetto del ricorso (presentato dall'Associazione Ledha e da 16 famiglie) i provvedimenti adottati dal Miur tra l'aprile 2010 e il luglio 2012 con cui si è determinata una riduzione del numero di insegnanti di sostegno a fronte di un incremento del numero di studenti con disabilità.
A seguito di questi tagli, molti ragazzi con disabilità non hanno potuto usufruire del monte ore di sostegno necessario.
"Leggendo le motivazioni addotte a difesa, da parte delle istituzioni scolastiche e del Ministero non posso non rilevare con preoccupazione il continuo riferimento alla necessità di contenere i costi" sottolinea Franco Bomprezzi, portvoce di Ledha.
"Il giudice, oltre a sanzionare il comportamento del Ministero, per evitare possibili ripetizioni delle condotte discriminatorie accertate ha ordinato che per il prossimo anno scolastico l'Amministrazione fornisca tutte le ore che verranno indicate nel Piano educativo individualizzato per gli alunni che hanno promosso l'azione", aggiunge l'avvocato Livio Neri. "Ovvero una misura per evitare nel futuro il reiterarsi della discriminazione accertata".

disturbi dell'apprendimento: parere della commissione regionale MARCHE salute per le strtture PREPOSTE ALLA DIAGNOSI

DITURBI DELL'APPRENDIMENTO: PARERE FAVOREVOLE DELLA COMMISSIONE REGIONALE SALUTE SULlA DELIBERA PER LE STRUTTURE PREPOSTE ALLA DIAGNOSI
La Commissione Salute della Regione esprime parere favorevole all’atto di Giunta sui requisiti di autorizzazione e di accreditamento delle strutture preposte alla diagnosi e certificazione dei disturbi specifici di apprendimento.
Presieduta da Francesco Comi la Commissione Salute della Regione ha espresso oggi (25 luglio) alla unanimità, il suo parere favorevole sul regolamento che stabilisce i requisiti di autorizzazione e di accreditamento delle strutture preposte alla diagnosi e certificazione dei disturbi di apprendimento.
“Il regolamento – ha detto il Presidente Comi – è uno strumento indispensabile per garantire una diagnosi tempestiva e approfondita dei disturbi dell'apprendimento dei minori in età evolutiva e per salvaguardare il diritto delle famiglie a prestazioni diagnostiche adeguate a costi contenuti.”
La Commissione si è incontrata poi con l’Assessore al Sostegno alla famiglia e ai servizi sociali, Luigi Viventi, con cui ha condiviso le politiche sociali attualmente in atto stabilendo di istituire, a settembre, un tavolo istituzionale per aggiornare la normativa di settore e le economie destinate ai disabili sensoriali. Preso anche l’impegno comune di approvare, sempre a settembre, la legge di riorganizzazione dei servizi sociali sul territorio.
Sono stati poi ascoltati i rappresentanti dell’Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto (ANED), in merito al problema legato all’acceso vascolare cui debbono sottoporsi questa tipologia di malati e con le OO.SS Filt – CGL, FISCAT CISL e CISL MARCHE per le problematiche relative al trasporto sanitario.
“Quanto emerso nel corso di questi due incontri – ha detto Comi – è molto utile e sarà sottoposto dalla Commissione all’attenzione della Giunta regionale.”
— con Francesco Comi II e Antonella Foglia.

mercoledì 24 luglio 2013

libri digitali a scuola: ministro sospende l'obbligatorietà

fonte: cronache e attualità 2.0

Libri digitali a scuola: ministro sospende l'obbligatorietà

Lunedì 22 Luglio 2013, 13:16 in Cronaca italiana di

Soddisfatti gli editori, che temevano di vedere crollare i loro guadagni. Se ne riparla per il 2015-2016.
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I libri digitali a scuola non saranno obbligatori neanche nel settemmbre 2014, ultima data fissata dal decreto Profumo. L'attuale ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha infatti incontrato gli editori, allarmati per la rapida evoluzione digitale dietro i banchi di scuola, rassicurandoli: "Fermiamo tutto. L'accelerazione impressa all'introduzione dei libri digitali è stata eccessiva. Voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi".
Il governo non vuole tornare indietro, così ha detto il ministro, su una strada ormai tracciata. Ma i tempi non saranno quelli previsti dal decreto. Gli editori, per cautelarsi, avevano già fatto ricorso al Tar, con la paura di vedere i propri guadagni calare sensibilmente. Anche per questo, Carrozza ha deciso di bloccare tutto: non vuole contenziosi di alcun genere.
A questo punto, è molto probabile che l'obbligatorietà del libri di testo scolastici slitti all'anno 2015-2016. Il Miur non ha ancora spiegato se alla frenata sui tesi digitali corrisponderà lo sblocco del tetto sui costi imposto da Profumo alle aziende (con risparmi per le famiglie dal 20 al 30 per cento).
Carrozza ha deciso di sospendere tutto anche spaventata dal ritardo tecnologico della scuola italiana. Gli editori esultano: "Avremmo dovuto macerare interi magazzini. L'accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute dei bambini e degli adolescenti, sottoposti a un uso massiccio di materiale tecnologico".