“L’educazione è il valore meno materiale che esista, ma il più decisivo per l’avvenire di un popolo, in quanto è la sua forza spirituale, e per questo è soggiogata da coloro che pretendono di vendere il Paese… Sì, continuiamo a resistere, perché non possiamo permettere che l’educazione di trasformi in un privilegio” (Ernesto Sábato, Prima della fine)
domenica 4 luglio 2010
L´Adis in occasione della Conferenza Nazionale del 27 e 28 maggio ha deciso di pro muovere una vertenza collettiva delle scuole per mettere in mora il Ministero dell´Istruzione, dell´Università e della Ricerca per i crediti vantati dalle Scuole dall´anno 2002 ad oggi (residui attivi). Per consentire l´ attivazione della vertenza che deve essere promossa dai Presidenti dei Consigli di circolo e di istituto e dai Comitati dei genitori tutte le scuole interessate do vranno inviare l´elenco dei residui attivi (Modello "L" allegato ai Conti consuntivi degli anni di riferimento) accertati nei confronti del Mini stero e delle sue articolazioni: Uffici Scolastici Provinciale e Uffici Scolastici Regionali,) alla seguente email: adis.classaction@email.it
L´Adis promuoverà entro il mese di giugno una riunione dei genitori e rappresentanti delle scuole, Direttori Sga, Dirigenti scolastici e altre Associazioni con il proprio Ufficio legale per illustrare le modalità del ricorso e raccogliere le adesioni all´iniziativa. La data della riunione sarà pubblicata quanto prima sul sito http://www.adisitalia.eu/
IL TAR DEL LAZIO SOSPENDE LE CIRCOLARI DELLA GELMINI SULLE ISCRIZIONI ALLE SCUOLE SUPERIORI
L'Associazione per la Scuola della Repubblica, unitamente a 755 docenti, genitori, personale Ata, studenti, al Comitato Bolognese Scuola e Costituzione e al Crides di Roma, ha promosso il ricorso al Tar del Lazio contro le circolari della ministra Gelmini sulle iscrizioni nelle scuole secondarie, sugli organici di ogni ordine e grado e sulla mobilità, che è stato organizzato dai Coordinamenti scuole superiori di Roma, Bologna, Firenze, Pisa, Padova, Vicenza, Parma, Modena, Ferrara, Milano nonché dal Tavolo regionale della Toscana per la difesa della scuola statale. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso e sospeso l'efficacia delle circolari.Le associazioni ricorrenti a nome di tutti i 755 hanno diffuso il seguente comunicato
IL TAR DEL LAZIO SOSPENDE L'EFFICACIA DELLE CIRCOLARI DELLA GELMINI SULLE ISCRIZIONI NELLE SCUOLE SECONDARIE, SUGLI ORGANICI DI OGNI ORDINE E GRADO E SULLA MOBILITA'.
I provvedimenti del Governo sulla scuola non solo distruggono la scuola pubblica con un taglio di 8 miliardi di euro, di 87.000 posti di insegnamento e di 45.000 posti di personale non insegnante, ma sono illegittimi. Il TAR del LAZIO, con ordinanza n. 1023 del 25-6-10, ha accolto la richiesta dei legali dei ricorrenti, Maria Virgilio e Corrado Mauceri e ha disposto la sospensione dei provvedimenti impugnati ed ha ordinato al Ministro di depositare nel termine di quindici giorni una " documentata relazione che riferendo sui fatti di causa, controdeduca puntualmente sui motivi dedotti con il ricorso". Il TAR ha rinviato al 19 luglio la prossima udienza per decidere se confermare o meno la sospensione dei provvedimenti impugnati. La sospensione comporta che fino a quella data tutte le operazioni sull'organico e i relativi trasferimenti del personale perdente posto e quelle sulle iscrizioni sono congelate. La serie di illegittimità compiute dal Ministro, che - usando circolari come fossero leggi - ha forzato tempi e procedure della riforma al solo scopo di incassare i tagli di spesa , ha messo nel caos le scuole e mette a rischio l'inizio regolare del prossimo anno scolastico. L'arroganza del Ministro è giunta fino al punto da non partecipare all'udienza davanti al TAR del 24 giugno, neppure presentando memoria scritta. Il ricorso è stato presentato da 755 docenti, genitori, personale Ata, studenti, unitamente al Comitato Nazionale per la scuola della Repubblica, al Comitato Bolognese Scuola e Costituzione e al Crides di Roma, ed è stato organizzato dai Coordinamenti scuole superiori di Roma, Bologna, Firenze, Pisa, Padova, Vicenza, Parma, Modena, Ferrara, Milano nonché dal Tavolo regionale della Toscana per la difesa della scuola statale. Il danno derivante dalla operazione governativa è gravissimo. I genitori hanno dovuto procedere all'iscrizione dei figli alle prime classi dei nuovi indirizzi per l'a.s. 2010/11: a) senza conoscere i programmi di studio b) sulla base del piano dell'offerta formativa dello scorso anno che gli Istituti non sono stati in grado di aggiornare, in mancanza dei programmi e dei regolamenti definitivi; c) gli iscritti alle prime classi dei professionali non hanno alcuna garanzia che gli istituti statali siano in grado di offrire la qualifica professionale triennale finora prevista, visto che la competenza al riguardo è soggetta alle decisioni delle singole Regioni. I genitori e gli studenti già iscritti agli istituti tecnici e professionali e che frequenteranno le prossime classi seconde terze e quarte si troveranno a loro insaputa dal prossimo settembre l'orario ridotto da 2 a 4 ore. Essi sono stati iscritti d'ufficio alla classe successiva senza essere informati del cambiamento e senza conoscere le materie soggette alla riduzione d'orario. I Collegi dei docenti sono stati impossibilitati a definire un nuovo piano dell'offerta formativa: a) i nuovi indirizzi di studio sono stati imposti tramite pubblicazione sul sito del Ministero nel mese di marzo. In tal modo è stato impedito agli Istituti di avanzare le loro motivate proposte di modifica delle confluenze fra gli indirizzi del vecchio e del nuovo ordinamento, come pure previsto dall'art.13 c.5 del regolamento di revisione dei Licei; b) i Collegi non sono stati in grado di definire il loro nuovo piano dell'offerta formativa da presentare ai genitori all'atto dell'iscrizione; c) è stato imposto ai Collegi l'adozione dei libri di testo entro il 31 maggio per le nuove classi prime senza che fossero definiti i nuovi programmi (Indicazioni per i Licei, Linee guida per i Tecnici e Professionali), che sono stati modificati più volte e sono ancora in via di pubblicazione definitiva. Molti collegi hanno rifiutato di deliberare al riguardo, altri hanno adottato testi improvvisati e definiti in base alle prime bozze dei programmi, che sono state poi profondamente modificate anche in seguito al parere del CNPI e delle Associazioni professionali. E' incerto a quali insegnanti verrà affidato l'insegnamento delle discipline introdotte dai nuovi ordinamenti e non previste dai precedenti. Sono in enorme ritardo le operazioni di definizione dell'organico e quindi quelle di mobilità; in questo momento sono in fase di definizione quelle della sola scuola primaria. I docenti si troveranno trasferiti d'ufficio sulla base di un organico basato per il prossimo anno su classi di concorso "atipiche" ovvero di classi prodotte da una commistione fra le vecchie classi e quelle previste dal regolamento di revisione, previsto dal comma 3 dell'art. 64 della Legge 133/08, che risulta approvato dal CDM il 12/06/09, ma è rimasto congelato nel suo iter. In tal modo alcune graduatorie verranno penalizzate dall'unificazione con altre. Bologna 26/06/10 Le associazioni ricorrenti a nome di tutti i 755.
I testi dell'ordinanza, dei motivi aggiunti, del ricorso e la memoria depositata sono disponibili all'indirizzo
www.scuolaecostituzione.it
Comitato "Per la scuola della Repubblica" associazione onlus - Sede legale via La Marmora 26 50121, Firenze; operativa via Papiniano 38, 00136 Roma, amministrativa via G. Venezian 3, 40121 Bologna. (c/c postale 23452543)
petizioni contro classi affollate
AL Presidente del Senato
AL Presidente della Camera dei Deputati
AL Presidente della Corte Costituzionale
PETIZIONE contro le classi sovraffollate
su http://www.politeia.emr.it/petizione_contro_classi_affollate/
Seguono 8.883 firme raccolte on‐line + 1780 firme raccolte sul cartaceo
(inviate tutte per posta ordinaria)
OGGETTO: Diritti e obblighi nell'individuazione dei criteri per la formazione delle classi.
In questi giorni i Consigli d’Istituto delle scuole si stanno riunendo per discutere, tra
le altre cose, anche dei criteri per la formazione delle classi. Per effettuare tutti i tagli previsti
dall’art. 64 della legge 133, le classi previste saranno composte di un numero molto alto di
allievi. Alle superiori, le classi iniziali devono avere un numero minimo di 27 alunni e poi i resti
vengono distribuiti fino a 30, ma in sede di organico di fatto si potrà pure arrivare a 33.
Sono numeri che peggioreranno la qualità del servizio e faranno andare le aule scolastiche ed i
laboratori fuori norma:
sia in riferimento agli indici minimi di funzionalità didattica (D.M. 18 dicembre
1975 – Norme tecniche per l’edilizia Scolastica che stabilisce i parametri spaziali
minimi a disposizione di ogni persona presente nei locali scolastici (1,80 metri quadri
netti per la scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di I grado; 1,96 metri quadri
netti per le scuole secondarie di II grado)),
sia per la prevenzione incendi (D.M. 26 agosto 1992 – Norme di prevenzione
incendi per l’edilizia scolastica). Il presente decreto al punto 5.0 (Affollamento)
stabilisce il limite massimo di persone presenti in un'aula nel numero di 26.).
Inoltre appare opportuno evidenziare che la qualità dell'offerta formativa potrebbe risultare
inevitabilmente compromessa dall'applicazione dell'articolo 64 e delle circolari ad esso
correlate. Si reputano particolarmente allarmanti le problematiche indicate di seguito:
dispersione scolastica (soprattutto nelle classi iniziali i margini di intervento da parte
degli insegnanti nei confronti di studenti con difficoltà di approccio a determinate discipline
risultano sottoposti a fortissime limitazioni)
interventi individualizzati (fortemente limitata risulta anche la possibilità da parte del
corpo docente di elaborare percorsi formativi finalizzati all'ottimizzazione del profitto
scolastico e allo sviluppo delle potenzialità individuali)
difficoltà nell'organizzazione delle uscite didattiche
discontinuità didattica
disgregazione del gruppo classe nel caso di accorpamento di classi intermedie.
1
Con la presente nota allora si vuole:
denunciare le evidenti contraddizioni tra le direttive del Ministero (art. 64 legge 133
del 6 Agosto 2008) che impongono l’aumento degli alunni per classe e la normativa esistente
in materia di sicurezza e agibilità dei locali scolastici (Decreto Interministeriale del
18 Dicembre del 1975; Decreto del 26 Agosto del 1992 del Ministero dell’ Interno; Decreto
legislativo n. 81 del 9 Aprile 2008: testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro).
richiamare l'attenzione sulle responsabilità civili e penali che potrebbero discendere
sulla Dirigenza Scolastica qualora detta normativa fosse applicata a scapito della disciplina
costituzionalmente garantita sulla sicurezza e sulla prevenzione nei plessi scolastici.
Quest'ultima normativa, basandosi su principi costituzionalmente garantiti, prevale rispetto
alle leggi emanate esclusivamente nell'ottica di distrarre risorse (taglia 8 miliardi di euro e
134 mila posti in tre anni) dal settore scolastico, a detrimento non solo della qualità
dell'offerta formativa, ma anche dell'incolumità dei soggetti che fruiscono delle strutture
scolastiche.
Il Dirigente Scolastico e il Consiglio d'Istituto, quindi, hanno il compito e il dovere di
verificare caso per caso, aula per aula, se sia possibile l'applicazione legittima delle
normative inerente all'innalzamento del numero degli alunni per classe.
In caso di inadempienza, essi stessi potrebbero essere responsabili della gravissima
violazione delle norme sulla sicurezza e sulla prevenzione.
invitare alla mobilitazione immediata prima che si determinino definitivamente
gli organici del prossimo anno e non rassegnarci o arrenderci, (parole che racchiudono
tutta la liturgia del perdente) alla nuova ecatombe di posti di lavoro che ci si parerà innanzi.
Per il coordinamento insegnanti delle scuole superiori di Modena "La Politeia"
Prof. Ioannis Lioumis
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Seguono 8.900 (quasi) firme
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di Mila Spicola (da microMega)
http://temi.repubblica.it/micromega-online/lettera-di-una-professoressa-a-don-milani/
Caro don Lorenzo,sono passati quanti anni dalla lettera che mi hai inviato? 42? 43? Il mondo è cambiato mille volte da allora. E’ cambiato il mondo, sono cambiata io, anche se ho esattamente gli stessi anni di quella lettera che tengo sul comodino e conosco a memoria. Eppure io mi ritrovo a insegnare incredibilmente nella scuola dei tuoi poveri Giovanni, sempre più distinti dai ricchi Pierini. Non a Barbiana, bensì in una periferia palermitana, in Sicilia, nella regione più povera d’Italia. Quella che avrebbe bisogno di attenzioni e aiuti e invece ha avuto, indistintamente, gli stessi identici tagli che si sono verificati altrove. Solo che qui un taglio è la decapitazione. “Non si divide una torta in parti uguali tra diseguali”, così mi hai spiegato e mi avevi convinta. 40 anni fa, ci avevi convinti tutti. Noi insegnanti e quelli che decidono. Avevamo capito la tua lezione. Ci abbiamo provato a fare una scuola migliore. E l’avevamo fatta, lasciamelo dire, prima che arrivasse questo disastro. I tuoi erano altri tempi e altre anime. Da un lato c’era l’ignoranza, quella vera, quella che vivevi come un onta e dall’altra, come un sole, come una promessa di progresso, la cultura. I pochi che sapevano guidavano dall’alto lo sterminato numero di quanti non sapevano. Io ero tra quelli che sapevano, e me ne vantavo, nel bene e nel male. Ero una professoressa e persino don Milani, tu, mi temevi, mi rispettavi, riconoscevi un valore in quello che facevo. Oggi è il contrario. Sembra quasi che la cultura sia un’onta e che tutto sia riducibile a quantità. Tutto, ogni cosa. Non solo la cultura dobbiamo difendere, ahinoi. Dobbiamo rispiegare da zero alcune cose che avevamo assunto per fondamenta: il valore delle regole, dell’onestà, della legalità, della dignità, della coesione sociale. Si sono sfaldate mentre stavamo nelle classi: senza accorgercene ce le siamo fatte levare una ad una quelle certezze. Siamo rimaste così: oltre ai gessetti ci hanno tolto la terra da sotto i piedi. La terra delle quantità al posto dell’humus delle qualità. Tutto è quantificabile, solo quantificabile. E se è quantificabile, allora ha un prezzo. Persino la scuola. Ci hanno costretto a fare questo. Soldi che sono “sprecati”, soldi che servono ad altro (che altro può esserci di più importante mi chiedo), soldi che non servono, e intanto le nostre scuole crollano a pezzi. Mentre a noi tolgono soldi, tantissimi, altrettanti direi, vengono assegnati a mille altre cose che non sto nemmeno a dirti. Il che la dice lunga su quale sia la scala delle priorità di chi governa oggi. “Piano casa”? Perché non un “piano scuole”? Se volessimo davvero rilanciare il comparto edilizio e non invece favorire l’edificazione selvaggia ne avrebbero di lavoro le imprese edili a sistemare tetti umidi e mura ammuffite. Sono una professoressa e molti mi disprezzano. Forse anche tu mi disprezzavi, non certo per il mio mestiere, che hai scelto anche tu di fare: insegnare. Mi disprezzavi perché insegnavo solo ai Pierini, i figli dei ricchi e lasciavo indietro i tuoi Giovanni, poveri e malandati e mi dimenticavo che la Costituzione recita che tutti hanno diritto a un’istruzione pubblica di qualità. Io ti ho ascoltata eccome e oggi insegno in una scuola di tanti piccoli Giovanni. Accade esattamente la stessa cosa: i miei Giovanni sono nuovamente distinti dai Pierini. Si è però verificato uno scambio curioso. Siamo solo noi da dentro quelle aule sporche e fredde a difendere il diritto a un futuro migliore per i Giovanni di oggi. Noi professoresse. E lo facciamo adesso perché stanno mettendo in pericolo quella possibilità. Oggi le scuole migliori si pagano, è sempre stato così mi dirai. Ma non da far diventare sempre peggiori quelle destinate ai più. Quasi fossero anch’esse ad esaurimento, come le graduatorie dei miei colleghi precari, senza che nessuno dica o faccia nulla. Ad esaurimento come la coesione sociale che noi, soli, dentro le aule, possiamo ripristinare. Sono altri i nemici che allontanano i miei ragazzi dal proseguire gli studi. Non certo io. Sono i ritorni ai “5 in condotta”, sono il ripristino di parole vetuste come “apprendistato”. L’Italia è cambiata, caro don Lorenzo, ma è cambiata perché sta tornando indietro. In ogni casa c’è una tv, ogni mio alunno ha un cellulare ma spesso non ha i libri. E perché mai un libro dovrebbe essere più importante di un cellulare per una mamma di periferia? Per un ragazzo che vive a Ciaculli a Palermo, in Sicilia, nel 2010? Perché mai? La scuola dove insegno ha la muffa nei tetti, i riscaldamenti spesso non funzionano, in alcune aule ci piove dentro, ogni tanto qualche idiota distrugge i vetri e i ragazzi si ritrovano a vagare per i corridoi, trasportandosi dietro le sedie, quando le hanno, divisi in altre classi, seduti ammassati, con i loro giubbottini e per loro è la normalità. Non hanno mai visto che potrebbe essere diverso. L’80% delle scuole palermitane è fuori norma per un motivo o per un altro. Nella patria dell’antimafia, lo stato si fa garante dell’illegalità in cui vivono i ragazzi. Mi monta la rabbia perché penso a quel tuo alunno che mi scrisse: “andare a scuola è sempre meglio che spalare la merda” e sono passati 40 anni. Mi chiedo cosa siano le magnifiche sorti e progressive se il progresso ha condotto a questo. Il progresso o gli uomini? Abbiamo un ministro che ci ha tagliato i fondi. Non solo quelli che hanno buttato per strada migliaia di colleghi, ma ha tagliato i fondi per evitare che i miei Giovanni sia curati uno ad uno, che siano rimessi nelle stesse identiche condizioni dei Pierini più fortunati per operare una scelta. Ti dico di più: come faccio a convincerli che solo la conoscenza li salverà? Solo la conoscenza li farà padroni del mondo? Solo la conoscenza ne farà adulti consapevoli? Come faccio a convincerli che la scuola non è un “servizio” ma un diritto alto? Se poi i loro fratelli più grandi, che faticosamente arrivano alla laurea e sono più bravi degli altri perché hanno studiato sodo e da soli, e poi magari decidono di accedere alle cariche o alle carriere che meriterebbero, cioè le migliori, beh, per quei ragazzi qua a Palermo, non c’è altra via che andarsene?... a Palermo? Correggo: in Italia. E allora a che serve battersi per una scuola pubblica? Per la diffusione della conoscenza, per la promozione del merito? A che serve scendere in piazza a scioperare il 12 marzo se non per testimoniare che quello che si sta verificando nelle scuole di ogni ordine e grado è la vera emergenza democratica del nostro paese? A che serve se non è un pensiero condiviso?A che serve se nessuno si rende conto che quella ad essere davvero messa in discussione, con la distruzione della scuola pubblica italiana, è la natura stessa della democrazia? Chi vuole veramente assicurare ai nostri figli oggi quel pensiero critico e libero che solo una scuola pubblica sana e voluta da tutti potrebbe ottenere? Chi? Mi giro intorno e vedo solo qualcun altro come me, qualche altro professore. E nemmeno tutti. Non vedo classi dirigenti che gridano allo scandalo. No. Non vedo intellettuali. Non vedo scrittori, artisti, giornalisti. Non ne vedo nessuno che sia sceso con me a darmi forza e a sostenermi. Nemmeno quelli che hanno denunziato altri fatti terribili, ma, lasciamelo dire, meno gravi. Perché che senso ha denunziare la criminalità e l’illegalità e il non rispetto delle regole se poi si tace di fronte alle cause primarie della criminalità diffusa e dell’assenza di valori sani e di cultura? Valori e cultura che da sempre sono stati trasmessi tra le generazioni attraverso la scuola? Dove sono oggi Pasolini e Sciascia? Cosa farebbero oggi di fronte a tale scempio silenzioso?Anzi, quegli stessi intellettuali, da una lontananza ben più siderale di quella di cui tu, caro don Lorenzo, accusavi me, professoressa, quasi quasi, mi additano sospettosi. Non sei brava, hai due mesi di vacanze, hai tanti privilegi, siete troppi. E non sono mai entrati in una mia aula. Non hanno mai visto in che condizioni lavoro, in che condizioni costringo i miei ragazzi alla disciplina, quando vorrei che spaccassero quelle pareti sporche e facessero la rivoluzione anche contro di me, che non ho la forza che hai avuto tu, caro don Lorenzo, di spiegarglielo a tutti gli italiani cosa voglia dire fare scuola. Il valore di un popolo è direttamente proporzionale al valore che attribuisce alla scuola e alla conoscenza. E mi rattrista riconoscere che il valore del nostro popolo si sta frantumando come la mappa di Borges proprio mentre da più parti per molto meno le folle si riuniscono chiamate dal piffero della telecrazia imperante. Tutte le mattine mi siedo alla mia cattedra, faccio l’appello, inizio la mia lezione restituendo il sorriso della vita che mi regalano i ragazzi e mi ripeto che quella forza la devo ritrovare intera. Perché io non rimango muta di fronte a questa ignobile distruzione: io non ne sarò complice. Siatelo voi, complici. Io no. E da quando mi sveglierò la mattina a quando andrò a letto la sera, in ogni angolo e con tutta la voce che ho lo ripeterò fino a quando non mi ascolteranno: stanno distruggendo la scuola, evitiamolo.(11 marzo 2010)
domenica 20 giugno 2010
DENTRO LA SCUOLA
ATTIVITA' ALTERNATIVE ALL'INSEGNAMENTO RELIGIONE CATTOLICA
Qualche informazione utile su come e quando operare la scelta, cosa programmare, a chi affidare le attività alternative
di Francesco Mele
Dopo la campagna di informazione condotta in primavera sui fondi consistenti che il MIUR stanzia ogni anno per il finanziamento delle attività alternative all'Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), molte scuole finalmente si avviano a programmare tali attività per il prossimo anno scolastico, rispondendo ad un preciso diritto di studenti e famiglie, sapendo di poter contare sulla possibilità di avere fondi a disposizione e nel caso di potere anche nominare supplenti. Provo allora a riassumere alcune informazioni utili che possano servire alle scuole per raggiungere lo scopo.
1) COME E QUANDO SI OPERANO LE SCELTE
Innanzitutto la raccolta delle decisioni di studenti/famiglie va fatta su due distinti moduli e in due tempi:
- prima si raccoglie la scelta se seguire o meno l'insegnamento dell'IRC; tale scelta va fatta all'atto dell'iscrizione alla prima classe di ogni ciclo e vale per tutto quel ciclo di studi; resta la possibilità però, ogni anno, entro la data di scadenza delle iscrizioni, di cambiare tale scelta, mediante apposito modulo fornito dalla scuola. Faccio notare che fino al primo ciclo sono i genitori a scegliere, ma alle superiori scelgono gli studenti, anche se minorenni:
CM 4 del 15-01-10 scuole dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado) ...
4. Insegnamento della religione cattolica e attività alternative
La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica viene esercitata dai genitori, al momento dell'iscrizione, mediante la compilazione di apposita richiesta, secondo il modello D allegato. La scelta ha valore per l'intero corso di studi e comunque in tutti i casi in cui sia prevista l'iscrizione d'ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l'anno successivo entro il termine delle iscrizioni.
CM 17 del 18-02-10 scuole secondarie di II grado ...
8. Insegnamento della religione cattolica
Al momento dell'iscrizione gli studenti esercitano la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica. L'esercizio di tale facoltà si attua mediante la compilazione di apposita richiesta, secondo il modello B allegato. La scelta ha valore per l'intero corso di studi e comunque in tutti i casi in cui sia prevista l'iscrizione d'ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l'anno successivo entro il termine delle iscrizioni.
- a coloro che scelgono di non avvalersi dell'IRC (e solo a loro), viene richiesto di scegliere tra un ventaglio di 4 opzioni (3 nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione) che sono: o attività didattiche e formative, o attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente, o libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente (solo superiori), o non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica. La scelta va fatta all'inizio delle lezioni e vale per tutto l'anno scolastico di riferimento, che vuol dire che ogni anno posso scegliere cosa fare in alternativa all'IRC.
CM 4 del 15-01-10 scuole dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado) ...
4. Insegnamento della religione cattolica e attività alternative ...
La scelta specifica di attività alternative è operata, mediante il relativo modello e allegato, al momento dell'iscrizione e ha effetto per l'intero anno scolastico di riferimento.
CM 17 del 18-02-10 scuole secondarie di II grado ...
8. Insegnamento della religione cattolica ...
La scelta specifica di attività alternative è operata mediante l'allegato modello C all'inizio delle lezioni e ha effetto per l'intero anno scolastico cui si riferisce. La firma del genitore dell'alunno minorenne è richiesta solo nell'ipotesi in cui venga scelta l'opzione "non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica".
2) COSA INSEGNARE NELLE ATTIVITA' ALTERNATIVE ALL'IRC
E ora veniamo a cosa i collegi possono programmare per coloro che non si avvalgono dell'IRC e scelgono attività alternative o attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente. Riferiscono da varie scuole che alcuni DS, ma anche qualche sindacato, dicono che non si possano programmare attività afferenti a discipline curricolari. Proviamo a seguire l'evoluzione della normativa per capire meglio i termini della questione. In effetti, fino all'AS 84-85, dalle attività alternative all'IRC erano escluse le attività curricolari comuni a tutti gli studenti:
CM 368 del 20-12-1985 ...
2. Modalità di organizzazione in dipendenza della scelta di avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica...
Il rispetto dell'anzidetto principio implica che lo scuola, e per essa il capo di istituto e il Collegio dei docenti ai quali compete lo responsabilità complessiva della programmazione educativa e didattica ai sensi dell' art. 4 del Dpr 31 marzo 1974, n. 416, assicura agli alunni che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, ogni opportuna attività culturale, con l'assistenza degli insegnanti, escluse le attività curricolari comuni a tutti gli alunni.
Con l'AS 86-87, in virtù di un ddl che non ha mai visto la luce, una circolare del maggio 86 parla di libera programmazione dei collegi (che lascia aperta quindi ogni possibilità, OGNI!), e consiglia "particolarmente" (ma non prescrittivamente) alcune discipline a cui dovrebbero afferire le attività alternative, che vengono intese come "approfondimento" delle stesse relativamente ai "documenti del pensiero e dell'esperienza umana". Ma si tratta di consigli. Il fatto rilevante è che si parla di discipline curricolari:
CM 131 del 3-5-86 ...
ALLEGATO B
ISTITUTI DI ISTRUZIONE SECONDARIA DI SECONDO GRADO ED ARTISTICA
Attività culturali e di studio per gli studenti che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica ...
Fermo restando il carattere di libera programmazione, queste attività culturali e di studio devono concorrere al processo formativo della personalità degli studenti. Esse saranno particolarmente rivolte all'approfondimento di quelle parti dei programmi, in particolare di storia, di filosofia, di educazione civica, che hanno più stretta attinenza con i documenti del pensiero e della esperienza umana relativi ai valori fondamentali della vita e della convivenza civile.
Questo sconfinamento nel curricolare viene poi confermato nell'AS 87-88 con la CM 316/87, una circolare che ha specificamente per oggetto: Insegnamento della religione cattolica - Attività alternative - Altre opportunità - Istruzioni per l'anno scolastico 1987/88. In tale circolare si stabiliscono possibili scenari per gli alunni che scelgono lo studio individuale assistito. In questo caso il testo lascia pensare a vere e proprie azioni di sportello/recupero/approfondimento curricolare e ribadisce quanto già previsto in precedenza e cioè che gli studenti segnalino "propri bisogni formativi"
CM 316 del 23-10-87 ...
II - Attività alternative all'insegnamento della religione cattolica - fruizione di spazi e servizi scolastici ...
Relativamente alle esigenze connesse con lo svolgimento dello studio o delle attività individuali per gli alunni che ne facciano richiesta, da svolgere nei locali scolastici in modo coerente con le finalità della scuola, il capo di istituto deve sottoporre all'esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni, compito questo che discende dalla natura stessa dell'istituzione scolastica. L'assistenza può configurarsi come attività volta ad offrire contributi formativi ed opportunità di riflessione per corrispondere agli interessi anche di natura applicativa che siano eventualmente rappresentati dagli studenti. Infatti non si esclude la possibilità che gli studenti stessi segnalino propri bisogni formativi, nonché le modalità di intervento della scuola.
Nella stessa circolare si cerca di agevolare la programmazione delle scuole fornendo un percorso didattico "quale contributo di indirizzo alla programmazione didattica di competenza dei docenti e in attesa che si completi l'iter parlamentare del disegno di legge preannunciato, mirato anche a definire i contenuti delle attività didattiche e formative, si allega un documento di lavoro che rappresenta una riflessione e sistemazione critica sul tema: I diritti dell'uomo".
Come già detto il disegno di legge di cui si parla non ha mai visto la luce per cui la normativa è ferma a quest'ultima circolare e anno per anno le circolari che si susseguono si limitano a specificare le modalità per esprimere le due scelte di cui si è parlato sopra.
Nel frattempo sono intervenute alcune sentenze della Corte Costituzionale (203/89, 13/91, 290/92) che però si riferiscono alle opzioni di chi non si avvale, stabilendo dapprima la non obbligatorietà dell'attività alternativa (gli studenti possono decidere di non fare nulla, che nelle circolari è stato poi tradotto in "libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente") e introducendo poi la possibilità di decidere di uscire dalla scuola. Le sentenze però, riguardo alla programmazione delle attività alternative, non esplicitano alcun limite e fanno invece espresso riferimento al rispetto delle richieste di genitori e studenti.
3) CHI INSEGNA NELLE ATTIVITA' ALTERNATIVE
Le varie circolari che si sono succedute nel tempo hanno stabilito che per le attività alternative la scuola deve utilizzare "prioritariamente" e nell'ordine (CM 316 del 23-10-87 tuttora valida):
- docenti totalmente o parzialmente in soprannumero o comunque tenuti al completamento in quanto impegnati con orario inferiore a quello d'obbligo
- docenti dichiaratisi disponibili a prestare ore eccedenti.
A proposito di tali docenti la circolare dice che "debbono essere scelti fra quelli della scuola che non insegnano nella classe o nelle classi degli alunni interessati alle attività in parola, atteso che così viene assicurato, per gli alunni avvalentisi e per quelli non avvalentisi, il rispetto del principio della par condicio."
La stessa circolare, però, dice anche che "Allo scopo di assicurare l'effettivo svolgimento delle predette attività si potrà, tuttavia, procedere all'assunzione di supplenti nella misura in cui non si renda possibile provvedere con l'utilizzazione del personale già in servizio."
Dopo l'87, però, si sono via via ridotte a zero le possibilità per le scuole di ricorrere a personale docente totalmente o parzialmente in soprannumero e inoltre aver portato le cattedre a 18 ore ha reso cosa veramente rara i docenti con ore a disposizione. Negli anni, poi, si è persa l'abitudine ad organizzare attività alternative nelle scuole superiori, dove l'età degli allievi consentiva di lasciarli in giro per la scuola in situazioni più o meno protette a seconda dei casi. Parallelamente si è persa completamente memoria della possibilità di nominare supplenti ed è stata completamente cancellata, se mai qualcuno ne è stato a conoscenza, l'esistenza di specifici fondi per finanziare anno dopo anno le attività alternative, tanto che, quando quest'anno abbiamo scoperto i relativi capitoli di spesa nel bilancio del MIUR, molti dirigenti scolastici non ci credevano e la stessa direttore regionale del Veneto ha detto di dover studiare meglio la situazione: potenza dell'oblio lento e inesorabile.
Ma evidentemente qualcosa deve essere accaduto, la nostra azione di controinformazione ha avuto successo, si sono resi conto che ormai anche su questo il re è nudo, e infatti molte scuole ritornano di nuovo a programmare attività alternative all'IRC e a chiedere personale supplente su tali attività, sapendo che verrà pagato coi fondi appositamente stanziati e non con quelli destinati ai supplenti nominati dalla scuola.
Buon lavoro
Francesco
A conclusione di questo anno scolastico segnato da una politica governativa
caratterizzata da una dissennata riduzione delle risorse finanziarie e da
insensati provvedimenti amministrativi spesso contraddittori, l'Associazione
per la Scuola della Repubblica nelle schede allegate ne denuncia
l'illegalità e illegittimità evidente negli:
ATTACCHI ALLA COSTITUZIONE
AL DIRITTO ALLO STUDIO E AL LAVORO
ALLA LAICITÀ DELLA SCUOLA
ATTACCO AL DIRITTO ALLO STUDIO E AL LAVORO
L'attacco al DIRITTO ALLO STUDIO si configura:
A) Nella recessione dellobbligo scolastico alla fine della Scuola secondaria di primo grado, con la possibilità di essere considerato assolvimento dellobbligo (di istruzione, non scolastico), il percorso nella F. P. regionale, nonché la previsione nel ddl collegato sul lavoro (finanziaria 2009) di riconoscere espletamento dellobbligo anche lattività di apprendistato dai 15 anni.
B) Nella discriminazione rispetto ai tagli orari e nelle indicazioni disciplinari degli Istituti Superiori con evidenti privilegi riservati ai licei tradizionali, evidenti anche nellipotesi di soppressione della qualifica triennale degli Istituti Professionali, e della loro sottomissione alle Regioni, tramite accordi di svendita da parte del MIUR alle Regioni nellottica di un federalismo scolastico, che isolerebbe questi istituti, parte del sistema scolastico nazionale dagli altri ordini di scuole, creando ,al contempo, almeno 20 sistemi di istruzione professionale a marce differenti, a seconda delle variabili riferibili a ciascuna singola regione. In ogni caso, si tratta di palesi violazioni al principio di uguaglianza e di un attacco senza precedenti al principio di unitarietà del sistema scolastico nazionale.
C) Nella soppressione di richieste di Tempo Pieno nella Scuola primaria e di Tempo Prolungato nella Secondaria di primo grado, nel numero di insegnanti di sostegno , nelle restrizioni relative allaccoglimento degli immigrati, nella gravissima assenza di normative relative al mantenimento delle graduatorie permanenti , a nuove forme di reclutamento e ai percorsi formativi dei giovani laureandi che intendono rivolgersi allinsegnamento. Tutto ciò rappresenta un attacco al DIRITTO AL LAVORO, così come la direttiva del novembre 2009 sui pensionamenti forzati.
D) I finanziamenti alle scuole private continuano spudoratamente, e le scuole paritarie, come ci risulta da varie testimonianze , non si sottomettono alla normativa che prevede il loro inserimento nel sistema scolastico nazionale dimostrando ancora una volta la trasgressione allart.33/Cost rappresentata dalla legge 62/2000, istitutiva delle scuole private paritarie.
ATTACCO ALLA LAICITÀ DELLA SCUOLA
L'attacco alla LAICITÀ DELLA SCUOLA si configura:
A) Nel Regolamento sulla valutazione degli alunni (questo sì pubblicato in G.U. nellagosto 2009!) vengono esclusi i docenti di attività alternativa dal Consiglio di Classe, lasciando libero il campo al solo docente di r. c.
B) Nel medesimo Regolamento sulla valutazione non viene menzionata la particolare posizione del docente di r.c., il cui voto per la promozione o bocciatura di un alunno che ha seguito lirc, se determinante, non viene computato secondo la normativa vigente, in base al principio di non discriminazione.
C) nella scheda relativa alla scelta delle attività alternative per coloro che non si avvalgono dellirc, nel modulo di iscrizione alla Scuola primaria e secondaria di primo grado per il prossimo anno scolastico è scomparso lallegato E per lopzione di attività didattiche e formative
D) La ministra Gelmini si è manifestata ostile a qualsiasi forma di laicità della scuola, sia con limpugnativa presso il Consiglio di Stato dellesemplare sentenza del TAR del Lazio che aveva giudicato discriminante lattribuzione del credito scolastico da parte del docente di r. c.,sia col ricorso del governo italiano presso la Corte di Strasburgo contro la sentenza di quella stessa Corte che aveva giudicato inammissibile lesposizione dei simboli religiosi nella scuola pubblica ( a tutto ciò si deve aggiungere il trattamento privilegiato ai docenti di r. c. sia nella ricostruzione della carriera, che nel mantenimento di tutte le cattedre da essi ricoperte a fronte degli ingenti tagli in tutte le discipline).
Lanno scolastico 2009-10 si conclude tra
ILLEGALITÀ, ATTACCHI ALLA COSTITUZIONE
E ALLA LAICITA DELLA SCUOLA
Illegalità
Il fatto che la Corte dei Conti abbia registrato in questi ultimi giorni i regolamenti relativi al riordino del segmento della scuola superiore-licei, tecnici,professionali- non deve scoraggiarci dal sottolineare con forza provvedimenti, atteggiamenti, elusioni che hanno configurato illegittimi attacchi alla scuola della Costituzione e alla laicità della scuola.
Tali attacchi rimangono validi anche se - come probabilmente accadrà- i regolamenti venissero presto pubblicati in Gazzetta Ufficiale, entrando in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione, come da iter e normativa vigente.
Proprio questa normativa, infatti, che prevede che i regolamenti seguano un percorso obbligatorio prima di essere pubblicati, è stata disinvoltamente disattesa da questo Governo.
1 - La C.M. n. 17/2010 sulle iscrizioni nelle scuole secondarie di II grado è stata emanata (ha dato il via alle iscrizioni e le ha chiuse) senza che fosse concluso liter legislativo che ne è il presupposto. Pertanto abbiamo iscritto studenti ad una scuola totalmente inesistente, poiché priva di un quadro normativo di riferimento.
Avallare un criterio di sistemazione posteriore ad atti formali quali lapertura e la chiusura delle iscrizioni avvenuta tramite una circolare ministeriale significa avallare un criterio di arbitrarietà assoluta, che ora è stato adottato per la scuola, in futuro potrebbe essere adottato per qualsiasi altro campo
2 - Lassegnazione dei nuovi indirizzi da parte del MIUR è avvenuta senza che si sia tenuto conto delle proposte dei singoli istituti - in contrasto con quanto stabilito negli stessi regolamenti- costringendo le scuole a improvvisare POF privi di contenuti certi e i genitori a iscrivere i figli in una situazione di incertezza del diritto. Si ricorda peraltro che la materia specifica è di competenza regionale.
3 - La C.M. n.37/2010 sugli Organici è stata emanata in assenza del compimento delliter dei regolamenti relativi al riordino del sistema scolastico per il quale la circolare stessa prevedeva gli organici. Inoltre non sono state sentite le Commissioni parlamentari e la Conferenza Unificata Stato-Regioni-EE.LL. e manca la firma del previsto decreto interministeriale. Questo provvedimento prevede tagli e riduzioni a danno della qualità dellistruzione. E configura, come già la C.M. 38 dello scorso anno (peraltro impugnata), gravi difficoltà nella pianificazione dellorganico e una palese violazione delle procedure legittime.
4 - I Regolamenti relativi al riordino degli ordinamenti della Secondaria Superiore hanno raccolto nel corso delliter obbligatorio cui sono stati sottoposti - pareri negativi o quanto meno critici nei diversi livelli delle sedi consultive, comprese le osservazioni, per gran parte inascoltate, del Consiglio di Stato. Su questa pseudo-riforma non è stato condotto nessun dibattito parlamentare.
5 - Per non bloccare lavvio della. s. 2010-11 sono stati emanati decreti relativi a quadri orari, che prevedono curricula in una scuola che ancora oggi non esiste, non essendo concluso liter legislativo.
6 - Sono ancora allo stato di bozza tanto il Regolamento sulle classi di concorso (dal quale dipendono gli stessi organici), quanto le nuove Indicazioni Nazionali definite sul sito del MIUR in attesa di una vasta consultazione. Tuttavia, la circolare sulladozione dei libri di testo (scaduta il 1 giugno) ha chiamato gli insegnanti a compiere una scelta di carattere culturale, pedagogica e didattica come se il quadro legislativo di riferimento esistesse.
sabato 19 giugno 2010

L’Associazione "NonUnodiMeno" si è fatta promotrice, insieme ad altre Reti, di questo Appello per la difesa e la riqualificazione della SCUOLA PUBBLICA. Crediamo che la situazione sia particolarmente grave e tale da esigere una mobilitazione delle coscienze di ognuno e delle varie espressioni delle realtà associative e di movimento, con l’impegno a partecipare a tutte le mobilitazioni di protesta e autoconvocate in difesa dei principi alla base di questo Appello, compreso lo SCIOPERO GENERALE del 25 giugno. Vi chiediamo perciò di aderire a questo Appello in forma collettiva o individuale per dare un forte segnale di controtendenza.
PER L’ASSOCIAZIONE "NONUNODIMENO" - IL PRESIDENTE - GIANSANDRO BARZAGHI
********************************************************** Appello per la scuola pubblica.
Sulla scuola si gioca un’idea di società e di futuro. Lo sanno bene i molti insegnanti che, nonostante tutto, ogni giorno danno vita alle tante buone pratiche, che oggi vengono profondamente umiliate dai tagli micidiali e dalla manovra finanziaria. Una manovra che va a colpire pesantemente i lavoratori del comparto pubblico e la loro professionalità, così come la qualità dello stato sociale che abbiamo fino a oggi conosciuto in Europa e in Italia. Una politica capace di guardare lontano, una politica di progetto e di tensione ideale, dovrebbe essere in grado di comprendere che la scuola, la formazione lungo tutto l’arco della vita, la conoscenza sono delle priorità strategiche per il nostro Paese, soprattutto in una fase di grave crisi economica e sociale. Invece la riproposizione delle fallimentari strategie neo-liberiste vorrebbe ridurre anche la formazione e gli stessi diritti civili e sociali a una merce che sottostà alle regole del mercato e della concorrenza tra pubblico e privato. Contro questa riduzione di tutto a merce, noi opponiamo una concezione alta, secondo la quale la cultura e il sapere sono dei beni comuni e perciò non mercificabili e non alienabili, come l’acqua, l’aria, la salute, la terra, la biodiversità e la vita stessa. In questo senso la cultura e il sapere sono un diritto universale e non un privilegio di pochi. La cultura e la conoscenza possono essere uno strumento di riscatto sociale, che permette di capire la nostra storia e di dialogare con quella degli altri, di capire il passato e di costruire il futuro per sé e con gli altri. Pertanto rifiutiamo concezioni e pratiche discriminatorie nei confronti di studenti che provengono da altri Paesi, in quanto la scuola è il luogo per eccellenza di incontro tra storie e culture diverse e come tale non può che essere il luogo dell’accoglienza e dell’integrazione reciproche. Per queste ragioni continuiamo a sostenere che la scuola della Costituzione è una frontiera strategica per la democrazia, un presidio di partecipazione, di collegialità e di sapere critico. È un laboratorio di democrazia e di formazione della cittadinanza attiva e consapevole. Così la vollero i nostri padri costituenti. Così noi oggi dobbiamo vivificarla, secondo una nuova concezione della stessa cittadinanza che si basi sullo ius soli e non sullo ius sanguinis. Ed è per questi motivi che la scuola pubblica va sostenuta, qualificata e non smantellata. Di fronte a questa vera e propria deriva culturale e sociale che degrada la qualità della scuola pubblica italiana, a partire dai suoi livelli di eccellenza - come il tempo pieno della scuola primaria, occorre domandarsi se il disegno strategico dell’attuale Governo sia solo quello delle ragioni economiche e finanziarie, oppure se ci sia un progetto reazionario ben più pericoloso, che va indagato:
1) La scuola torna a essere il luogo della separazione sociale, violando i principi e i valori della nostra Costituzione, svilendo la professionalità dei docenti e licenziando migliaia di precari con 16 anni di lavoro in media alle spalle, il più grande licenziamento di massa che la storia del nostro Paese ricordi.
2) Si parte dalla scuola per ridefinire le gerarchie sociali, stabilendo: a) un percorso formativo per le future classi dirigenti (liceizzazione); b) un altro per le figure tecnico-specialistiche (istituti tecnici); c) un terzo che conduce direttamente al lavoro – addirittura con lo scandalo dell’assolvimento a 15 anni dell’obbligo scolastico nell’apprendistato. Pertanto questa Controriforma non ha nulla di epocale, se non i tagli devastanti. Ripropone, cioè, il modello rigido di tipo gentiliano, cosiddetto “a canne d’organo”, con la classica tripartizione tanto cara a certa imprenditoria, che impedisce ogni elasticità nel passaggio da un canale all’altro, stroncando definitivamente il “Biennio Unitario” e riproponendo la divisione tra il sapere e il saper fare.
3) Secondo i Ministri Tremonti e Gelmini, la scuola deve tornare a essere autoritaria e repressiva, con il solo effetto di aumentare la dispersione e l’abbandono scolastico e cioè penalizzando quegli studenti che hanno un ben preciso retroterra culturale e sociale. “Ma se si perde loro – la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati” (Don Milani). Infine non possiamo non sottolineare, con il massimo della preoccupazione, la pericolosità di un disegno lucido che vorrebbe smantellare “quell’organo costituzionale” di cui ci parlava Calamandrei, ovvero la scuola pubblica, statale. Si vorrebbe, cioè, trasferire a livello nazionale il “Modello Lombardo” dei “Bonus” alle famiglie che mandano i figli alle scuole private (famiglie benestanti fino a 200.000 €), mettendo sullo stesso piano settore pubblico e settore privato, in regime di concorrenza tra loro, come è avvenuto per la sanità lombarda. Insomma “mandando in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private” (Calamandrei). Pertanto, le Associazioni aderenti al presente APPELLO, pienamente consapevoli del disegno che questo Governo sta portando avanti nella direzione dello smantellamento della scuola pubblica statale, si propongono di dare vita alla più ampia opposizione sociale e culturale unitariamente a tutti quei movimenti, organizzazioni sindacali e forze politiche che vorranno sostenere questa battaglia per il futuro del nostro Paese e della nostra democrazia.
Questo APPELLO lo rivolgiamo anche a tutti i lavoratori della scuola, a tutti gli studenti e ai genitori affinché alta si alzi la voce di chi la scuola contribuisce a farla e a costruirla ogni giorno. Le ragioni per una scuola pubblica di qualità e per uno stato sociale degno di questo nome, le ragioni della buona scuola e di tante buone pratiche, sono di gran lunga superiori alla miseria di chi vorrebbe ridurre questo Paese all’ ignoranza. Noi non ci stiamo. E per questo sosterremo tutte le mobilitazioni di protesta e autoconvocate in difesa dei principi alla base del presente APPELLO, compreso lo sciopero generale del 25 giugno.
IL NOSTRO APPELLO E’ STATO RILANCIATO ANCHE DA RETE SCUOLE. Ecco il link: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20100616210135
Primi firmatari dell’appello:
NonUnoDiMeno-
Per il Gruppo ONG lombarde “Portare il mondo a scuola”: Sofia Borri. Alessandra Botta. Carlo Capello. Gabriela Cattaneo. Silvana Citterio. Christian Elevati. Valeria Emmi. Massimiliano Lepratti. Marina Medi. Chiara Paganuzzi. Giacomo Petitti. Manuela Pursumal. Mariangela Querin. Marilena Salvarezza. Pina Sardella. Cinzia Turla. Patrizia Minella.
e le Associazioni, i Coordinamenti, i Centri Studi e di Ricerca: . Direttivo dell’ Associazione EducaCi . CESPI (Centro Studi Problemi Internazionali) · AsPem · CRES (Centro Ricerca Educazione allo Sviluppo) · Gruppo “Educazione allo Sviluppo” di CoLomba (Cooperazione Lombardia) · Intervita Onlus · Mani Tese· · Rete Ellis (Educazioni, Letterature e Musiche, Lingue, Scienze storiche e geografiche) · SIEM (Società Italiana Educazione Musicale) di Milano . MCE Nazionale (Movimento Cooperazione Educativa) . CGD Lombardia (Coordinamento Genitori Democratici della Lombardia) . CMA (Comitato Milanese per l’ Acqua) . Fondazione Roberto Franceschi Onlus
Per aderire: info@nonunodimeno.net
Aderiscono all’appello:
Jole Garuti: Direttrice Associazione Saveria Antochia Omicron
Giovanna Capelli: Segreteria Rifondazione Comunista
Amalia Navoni: Il Coordinamento Nord Sud del Mondo .
Vincenzo Viola, docente, Milano
Sandra Cangemi, giornalista, Milano
Giorgio Riolo: Associazione Culturale Punto Rosso
Nicola Iannaccone: Arci Ragazzi, Milano
Anna Miculan: Associazione Adesso Basta
Giulio Leghissa: Associazione Adesso Basta
Liliana Leotta, docente e counselor professionale
Attilio Paparazzo: Segreteria FLC-CGL
Gemma De Magistris, docente filosofia Ist. Artemisia Gentileschi, Milano
Vicenzo Cutolo, ex docente, Presidente Associazione EducaCi, Milano
Raffaele Di Paolo, ex dirigente scolastico
Roberto D’Avoglio, RSU Ist. Galileo Galilei, Milano
Marco Fassino, docente Liceo Carducci, Milano
Paola Tramezzani, Coordinamento Genitori Democratici Lombardia
Patrizia Minella, Centro Studi Problemi Internazionali
Basilio Rizzo, Consigliere Comunale Lista Dario Fo, Milano
Roberto Biorcio, docente facoltà di Sociologia U. Bicocca, Milano
Giuseppe Deiana, docente, Presidente Centro Culturale Puecher, Milano
Giovanna Procacci, docente sociologia Scienze Politiche U. Statale, Milano
Dina Rimauro, Dipartimento della Conoscenza PRC, Vicenza
Barbara Cattaneo, docente scuola infanzia, Milano
Gianna Baresi, docente Istituto Tecnico Commerciale Abba Ballini, Brescia
Giancarlo Vitali Ambrogio, giornalista, Consigliere IC8, Bologna
Maria Luisa Vecchi, docente Liceo Artistico Statale Brera, Milano
Maria Lenti, scrittrice, Dipartimento della Conoscenza PRC, Urbino
Sergio Corradi, ex docente, Segreteria circolo PRC, Rho
Roberto Fogagnoli, docente Liceo Classico/Linguistico Zanella, Schio
Vito Meloni, Responsabile Nazionale Scuola PRC
Paolo Magliani, giornalista, La Spezia
Claudia Rancati, Responsabile Dipartimento Scuola PRC, Vicenza
Orazio Sturniolo, docente Liceo Scientifico Copernico, RSU, Bologna
Maria Cristina Visioli, Bologna
Beppe Nicollini, docente scuola superiore secondo grado, Roma
Viviana Codemo, docente Ist. Classico/Scientifico Virgilio, Milano
Pinuccia Silicati, Naga - Har Volontariato e Solidarietà, Milano
Cesare Ungaro, docente, Milano