martedì 11 maggio 2010

Da il Fatto Quotidiano del 6 aprile:

Supplenti e bidelli pagati dai genitori
Alle scuole del padovano mancano 5 milioni di euro.
Padova - Un "buco" da 5 milioni di euro, insegnanti e bidelli che non prendono lo stipendio da gennaio. È la situazione drammatica delle scuole nel Padovano tra licei, tecnici professionali e istituti comprensivi (quelli con elementari e medie). Per loro mancano cinque milioni dal ministero del Tesoro, per ripianare le spese ordinarie tra esami di maturità, supplenze, materiali scolastici e di laboratorio."È una cifra anticipata come tutti gli anni dagli istituti per pagare il normale funzionamento del regime scolastico – racconta il dirigente del liceo scientifico Cornaro Massimo Vezzaro, 900 studenti e un credito verso lo Stato di almeno centomila euro - tra supplenze, esami di maturità, materiale per i laboratori. Di solito anche alla spicciolata ma le risorse anticipate dalle scuole arrivavano dal ministero. Quest’anno però con i tagli voluti dalla Gelmini arriva poco o nulla, e noi abbiamo grattato il fondo del barile". Insomma gli istituti scolastici sono rimasti a secco, così se un insegnante si ammala improvvisamente non ci sono i soldi per pagare un supplente.La soluzione rimediata alla meno peggio fa venire i brividi, soprattutto nell’ottica del diritto allo studio di cui parla la Costituzione. "Se un docente ci avverte che sarà assente abbiamo due possibilità – dice Vezzaro – distribuire piccoli gruppi di studenti nelle diverse classi che già stanno facendo lezione provocando disagi e rallentamenti sul programma, ma è la soluzione meno praticata, o radunare la classe senza insegnante con un’altra magari di pari età nell’aula magna". Significa 50-60 ragazzi per un’insegnante sola, costretta a fare lezione improvvisando argomenti di interesse comune, o spesso preoccupata solo di mantenere l’ordine tra tanti adolescenti. In più a volte gli insegnanti si rifiutano di fare supplenza perché il fondo chiamato di "ore eccedenti" destinato a questi casi è fermo dal 2008, quindi i docenti farebbero supplenza gratis."L’unica soluzione è pagare i supplenti con i soldi delle famiglie" va al sodo Daria Zangirolami dirigente del Tito Livio, il prestigioso liceo classico padovano che ha diplomato il presidente Giorgio Napolitano e l’economista Luigi Zingales. La preside, che in accordo con studenti e genitori ha programmato tre giorni di sospensione delle attività scolastiche per attirare l’attenzione sull’emergenza, spiega: "Ogni scuola superiore fa versare un contributo volontario alle famiglie all’inizio dell’anno, dai 100 ai 150 euro a famiglia, destinati in realtà ad attività formative come teatro, uscite didattiche, attrezzatura per laboratori, materiale scolastico. Purtroppo per pagarci le supplenze abbiamo attinto da queste risorse, insomma se le sono pagate le famiglie, altrimenti le classi rimanevano scoperte anche per periodi lunghi di assenza dell’insegnante titolare".Come se non bastasse, ora la coperta è talmente corta che in diversi istituti ci sono supplenti e personale non docente che non percepiscono lo stipendio da gennaio. Uno di questi è il Cornaro, dove un insegnante e un tecnico ausiliario non prendono la busta paga tre mesi e coprono supplenze che dureranno fino alla fine dell’anno scolastico. "In più sono persone mature, con famiglie sulle spalle, quindi è ancora più imbarazzante e grave per noi" sottolinea Vezzaro, il quale a sua volta è in credito con il ministero: "Anche tutti noi dirigenti in Veneto abbiamo una parte di stipendio che dal 2007 a oggi non ci è mai stata versata". Il paradosso è che proprio la consulta dei dirigenti di Padova, un organismo volontario al quale aderisce oltre il 50% degli attuali dirigenti in servizio, ha consigliato ai supplenti che non percepiscono stipendio da mesi di rivolgersi alla magistratura, di fare causa. "Ci sembra l’unica soluzione se non arrivano i soldi – conclude Vezzaro – almeno con un’ingiunzione di pagamento in mano emanata dal giudice sarà più facile per noi andare al ministero del Tesoro per chiedere di saldare i conti".Anche i presidenti dei consigli di istituto, organismo formato dai genitori, hanno deciso di consorziarsi e di formare una rete permanente che si riunisce ogni quindici giorni, assieme ai dirigenti scolastici e agli alunni. Insieme stanno organizzando uno sciopero generale in tutte le scuole del Veneto, per protestare contro le sforbiciate selvagge e la situazione finanziaria in cui versano gli istituti scolastici.

Lettera del benefattore che paga la mensa ai bambini di Adro


Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L’albero degli zoccoli". Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.A scanso di equivoci, premetto che:- Non sono "comunista". Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?Che non mi vengano a portare considerazioni "miserevoli". Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?Vorrei sentire i miei preti "urlare", scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il "commercio".Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare "partito dell’amore". Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia.So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti "compagni che sbagliano".Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case.Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papa di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno?Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto?Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.Il sonno della ragione genera mostri.Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.E chi semina vento, raccoglie tempesta!I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi?E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010.Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varra la spesa.Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del "grande fratello".Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo.Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro
ECCO I PRIMI NUMERI SUI TAGLI DEGLI ORGANICI NELLE MARCHE

http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2010/aprile/tecnica_della_scuola_organici_docenti_il_taglio_e_del_4Le

Le Marche avranno un taglio di organico tra i piùpesanti d'Italia: 4,63% contro il -3,96% a livello nazionale.

lunedì 10 maggio 2010

INVALSI
dal MANIFESTO 5 MAGGIO 2010
di Alessandra Fava
L'Istituto: «Privacy rispettata»,ma nessuno ha avvertito le famiglie dei bambini. Un test classista e razzista

Un questionario dell'Invalsi indagherà sulla vita privata degli alunni. A totale insaputa deigenitori, nel silenzio dei dirigenti scolastici e degli insegnanti, giovedì in tutte le scuoleelementari e medie italiane parte una schedatura razziale e sociale: insieme a test dimatematica e italiano dotati di un codice alfanumerico che permette di risalire al singolostudente, i minori saranno chiamati a compilare anche un questionario con informazionilegate alla vita privata e familiare. Si tratta di una rilevazione statistica promossadall'Invalsi, (l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e diformazione, sotto il controllo del ministero dell'Istruzione), già tentata negli scorsi anni amacchia di leopardo ed estesa invece ora a tutti gli alunni delle seconde e quinteelementari e prime e terze medie, per un totale di circa un milione e 700 mila studenti, 88mila classi in 9.700 scuole, con supervisori in 2.800 scuole. Spesa complessiva 6 milioni e600mila euro.Mentre i sindacati confederali tacciono, i COBAS e alcuni osservatori sull'istruzionecontestano i test per diversi motivi: primo, non sono obbligatori visto che non esiste unadirettiva ministeriale che li definisca tale, ma sono stati imposti dall'alto ai dirigenti con unacircolare di un dirigente dell'Invalsi. Secondo, quei test serviranno a decidere lo stipendiodegli insegnanti, schedare la gente, soprattutto contare la popolazione immigrata ecomunque segnano la fine di una scuola universale, prevista dalla nostra Costituzione.Per ora i fini ultimi della ricerca sono nebulosi. Sul sito dell'Invalsi apprendiamo che il 6maggio 2010 si svolgerà la prova di italiano e l'11 quella di matematica nelle seconde equinte elementari e che il 13 maggio si faranno in prima media. Poi a giugno, abbinatoall'esame di terza media ci sarà anche un test per i ragazzi del terzo anno. Il prossimoanno scolastico l'esperimento sarà allargato alla seconda superiore e in seguito magarialla quinta. Quindi in futuro l'apprendimento di uno scolaro italiano verrà monitorato seivolte.I primi aspetti preoccupanti sono relativi alla privacy. In uno dei moduli consegnato in unaclasse, recapitato ai genitori e reperito dal manifesto, una direzione scolastica dice cheintende «raccogliere informazioni, non rilevate all'atto della prima iscrizione, che servono alivello statistico» e che i dati saranno conservati secondo le norme della privacy. I moduliprevedono che oltre a nome, cognome, classe e sezione dell'alunno i genitori scrivanoluogo di nascita dello studente, della madre e del padre, se lo studente non è nato in Italiaindicare l'età di arrivo in Italia, la frequentazione dell'asilo nido e della scuola dell'infanzia epoi titolo di studio del padre, della madre e professione del padre e della madre. Ildirigente di quella scuola a un genitore sospettoso ha risposto: «Ho preparato io il moduloe l'ho immesso in rete per i colleghi di altre scuole. L'uso sarà strettamente interno».Bugia: i moduli saranno abbinati ai test Invalsi fatti dall'alunno. «Siccome negli anni scorsisecondo le ricerche Invalsi le scuole del Sud erano più brave di quelle del Nord perché gliinsegnanti avevano fatto copiare, dallo scorso anno hanno deciso di rilevare anche lacondizione sociale ed economica delle famiglie - spiega Serena Tusini dei COBAS Scuolatoscani - i questionari sono tutt'altro che anonimi perché le domande fatte ai genitoriportano nome, cognome, classe del figlio e i test e il questionario allo studente ha deicodici alfanumerici con i quali si può risalire al singolo alunno».I dirigenti scolastici si sono allineati al sapienziometro e in rete si trovano anche dellesimulazioni per le prove Invalsi. Anzi in alcune classi hanno già fatto delle prove. Undirettore piemontese sostiene che «servirà a capire come vanno gli studenti di una certascuola e se il loro grado d'istruzione è correlato col livello sociale della famiglia. Poiacquisiamo dati nuovi, ad esempio da quanti anni è in Italia uno straniero. Magariserviranno a ripartire meglio i fondi, oggi distribuiti solo con la logica di 8 euro all'anno astudente. Insomma non c'è niente di male nei numeri». Peccato che chiedano anche: haiun allarme in casa? «Il loro progetto è il Grande fratello e il controllo del rendimentoscolastico - dice Gianluca Gabrielli del Centro studi per la scuola pubblica, un think thankculturale nato nel 2000 dai COBAS che aggrega genitori e insegnanti non solo deisindacati di base - vogliono la schedatura totale di ogni bambino e famiglia». Com'è facileleggere sul sito Invalsi, lo scorso anno allo studente di seconda elementare si chiedeva:quanti libri hai in casa? Con chi vivi? Hai una camera tua? Studi con delle enciclopedie indvd? «Vogliono seguire un alunno dalle elementari alle superiori e misurare la produttivitàcon un modello toyotista - commenta ancora Tusini dei Cobas toscani - questo distruggeràla scuola italiana che finora non è stata massificata ma rivolta alle necessità del singolo».Il Centro studi per la scuola pubblica intanto diffonde in rete un documento prodotto perInvalsi a dicembre da Daniele Checchi, Andrea Ichino e Giorgio Vittadini, dal titolo Unsistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle scuole: finalità easpetti metodologici (vedi http://www.invalsi.it/snv0809/documenti/INVALSI_2008.pdf.),dove si parla espressamente di «disegnare un sistema di incentivazione che premi i singolioperatori della scuola in funzione del conseguimento di obiettivi relativi agli studenti» eparallelamente di agire su «a) Reclutamento e rimozione dei presidi sulla base dellaperformance ottenuta. b) Reclutamento e rimozione degli insegnanti» fino in casi estremi«all'accorpamento o alla chiusura della scuola».Più chiaro di così.L'ultima questione è che il sistema statistico prevede anche aggiustamenti tra Nord e Sudper riparametrare dati sospetti di falsificazioni. Per cui anche il sistema di ricerca nonsembra dei più affidabili. Garantirà però di avere molte informazioni sensibili sullapopolazione scolastica immigrata.Morale: «Noi sosteniamo che i colleghi si devono riappropriare delle proprie competenze.E se sono così abbruttiti da non potersi opporre allora chiediamo ai genitori di tenere i figlia casa il 6 e il 11 maggio per le elementari e il 13 per le medie», conclude Giua.di Benedetto VecchiQuestionari per onorare differenze di classeIn una classe scolastica esiste un equilibrio delicato la cui cura è delegata alle e agliinsegnanti. È rappresentato da quel milieu di giovani donne e giovani uomini in formazioneprovenienti da storie familiari diverse e da condizioni sociali diverse. Quando la scuola eradi classe le cose andavano diversamente. Ad esempio, in un saggio dello studiosofrancese Pierre Bourdieu era stato documentato, alla metà degli anni Sessanta delNovecento, come la scuola non facesse altro che riprodurre quelle differenze di classe chea parole diceva di voler ignorare. Dopo il Sessantotto, molte cose sono cambiate nellascuola. Da allora le classi scolastiche sono state spesso formate creando appunto unmilieu sociale che la scuola doveva ignorare in nome di una eguaglianza e in nome di unobiettivo da raggiungere: garantire a tutti l'accesso alla conoscenza.Non che la scuola italiana sia diventata il migliore dei mondi possibili. Una mancatariqualificazione delle modalità di insegnamento, una certa diffidenza verso l'adozione diuna pedagogia che rompessero lo schema gerarchico che vede una cattedra in posizionerialzata rispetto a una platea necessariamente silente e a braccia conserte hanno spessoimpedito che la scuola potesse diventare un luogo dove le differenze di classe non fosseroun ostacolo a un insegnamento di qualità. Ma quando i governi nazionali hannoconsiderato la scuola e la formazione come costi da ridurre, tutte le contraddizioni dellascuola di massa hanno raggiunto l'acme.Così, ciò che il Sessantotto aveva cacciato dalla porta sta lentamente ritornando dallafinestra. Si moltiplicano i segnali - dal pagamento delle mense ai criteri di accesso allascuola - di questo cambio di rotta. E non sono pochi oramai i distretti scolastici chemettono dei gatepeeker che scoraggiano l'iscrizione in una scuola perché le differenze direddito delle famiglie possono costituire un problema. Questionari tanto più odiosi perchégià nel recente passato uno screening sulle condizione sociali era già contemplato,soltanto che era compito delle o degli insegnanti farne tesoro affinché eventuali differenzenon fossero fonte di tensione e di disequilibrio nelle classi.La proposta di affiancare alla prove Invalsi, cioè test che devono fornire dati rilevantisull'acquisizione di conoscenze da parte degli studenti, anche questionari sulle lorocondizioni sociali ha il sapore amaro di quella controriforma culturale che orienta semprepiù l'attuale operato del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Gli effetticollaterali di tale operazione potrebbero essere deflagranti, visto che oramai ogni distrettoscolastico, ogni università, ogni centro di ricerca, di fronte alla continua riduzione difinanziamenti pubblici, si muovono in una direzione che certo non prevede interventiulteriori a quelli svolti di routine.Con l'aggravante che viene stabilito un legame tra apprendimento e condizione sociale.Proprio quel legame che la scuola di massa si era promessa di sciogliere a favore di uninsegnamento di qualità per tutti.INTERVISTA di Cinzia Gubbini - ROMAFiorella Farinelli, esperta di educazione e didattica:«La scuola non deve ignorare le differenze ma intervenire per cambiarle».«Ma la valutazione è utile. In Italia però le scuole in difficoltà rimagono sole»Fiorella Farinelli è un'esperta di scuola e educazione, per anni ha lavorato al ministerodell'Istruzione. A lei chiediamo l'utilità di una valutazione come quella dell'Invalsi.Cosa ne pensa?Tenere sotto controllo i risultati dell'apprendimento nella scuola è utilissimo. Questodovrebbe essere il fine della valutazione. Mi preoccupa però che l'Invalsi in Italia non èancora in grado, perché ha poche risorse professionali ed economiche, di sviluppare unsistema di valutazione come quelli che funzionano abbastanza bene in altri paesi europei,dove oltre a registrare i risultati dell'apprendimento si riesce a misurare anche imiglioramenti rispetto ai livelli di ingresso. Sappiamo che le scuole che operano i contestisociali difficili si misurano con delle condizioni non di intelligenza, ma con problemi diapprendimento che possono essere maggiori. E' questo il punto: bisognerebbe misurarequello che in termini tecnici chiamano il «valore aggiunto».Quali sono gli elementi di una buona valutazione?Una buona valutazione non deve limitarsi a fare una fotografia, ma riuscire a fare il film:dai risultati di ingresso, ai risultati intermedi, ai risultati finali. Secondo: deve servire acapire il perché alcune scuole anche nello stesso contesto territoriale e sociale hannorisultati migliori di altre. Nei sistemi di valutazione evoluti non ci si limita al test: una voltaraccolto il risultato le scuole in difficoltà vengono affiancate da esperti, tecnici, chefavoriscono l'autovalutazione e la riflessione fra insegnanti, che sono dei professionisti, perpoter migliorare il modo in cui si insegna. Questo è l'obiettivo finale della valutazione, nonla sanzione. Ora, il problema è che in Italia non abbiamo niente di tutto questo.I test Invalsi sono percepiti da una parte degli insegnanti come una minaccia:potrebbero essere utilizzati per differenziare gli stipendi in base ai risultati, senzatenere conto del contesto. Cosa ne pensa?Ci sono due cose da dire: la prima è che sicuramente un clima di demonizzazione degliinsegnanti e dei lavoratori pubblici non aiuta: se si vuole il miglioramento dei servizi edell'educazione bisogna essere in grado di affrontare i problemi in modo positivo. Peròbisogna anche dire che non è neanche corretto giustificare i cattivi o scadenti risultati diuna scuola dicendo: siccome lì ci sono gli stranieri, siccome lì ci sono i figli di chi ha unbasso livello di istruzione allora i risultati sono scadenti. Perché la scuola ha il compito dimigliorare i risultati, non di dare per scontato che i figli della povera gente avranno scarsirisultati in termini di apprendimento. Io credo, però, che negli ultimi dieci anni sia cambiatol'atteggiamento degli insegnanti: oggi c'è un clima più favorevole alla valutazione esterna.Ovviamente gli insegnanti vogliono sapere quale sia lo scopo, e non vogliono esserelasciati soli con i loro problemi.E' corretto secondo lei rilevare l'estrazione sociale degli studenti? Non si rischia dievidenziare in modo eccessivo le differenze sociali tra gli alunni?Io credo che dentro una classe tutti sappiano che ci sono figli di laureati e figli di personeche hanno la licenza media. Il problema è che se io voglio capire se Giovanni è entratocon un livello di apprendimento basso e poi voglio verificare se in seguito ha avuto unmiglioramento, ho bisogno della sua fotografia. Il compito della scuola non è ignorare ledifferenze, ma di capire se ci sono delle difficoltà e cambiarle in positivo: è questa lapersonalizzazione della didattica.

giovedì 6 maggio 2010

ScuolaOggi: In onda lo smantellamento della scuola a tempo pieno
26-04-2010

Da tempo su questo giornale andiamo sostenendo
che il piano di "ristrutturazione" della scuola
primaria programmato dal duo Gelmini-Tremonti
sarebbe stato graduale. Attuato cioè per tappe
successive. La prima fase è consistita
nell’eliminazione dei moduli (3 insegnanti ogni
due classi), vale a dire nella soppressione del
modello didattico più diffuso nel nostro paese,
con conseguente consistente riduzione del numero dei docenti.

I modelli orari riproposti dal ministro Gelmini
(ci riferiamo in particolare alle 27 e 30 ore) in
realtà si differenziano in modo sostanziale
rispetto agli stessi modelli previsti dalla
riforma Moratti. La Moratti non metteva comunque
in discussione l’impianto modulare, pur
introducendo figure e funzioni come il tutor. Qui
invece si afferma nettamente la prevalenza di un
docente, attorniato da qualcun altro che completa
l’orario settimanale (nei fatti un’estensione,
una protesi del modello gelminiano del maestro unico).

L’aggressione al tempo pieno veniva invece
rinviata e attuata appunto in maniera graduale
perché altamente impopolare. E’ chiaro a tutti
che toccare il tempo pieno in alcuni grandi
centri urbani (Milano, Bologna, Torino, ecc.)
significa andare incontro a grandi proteste e a
resistenze da parte dei genitori. E i genitori
votano. Per questo si è proceduto in maniera soft
e per pezzi. Già ai tempi della Moratti a Milano
l’organico del tempo pieno era stato intaccato.
Nel senso che non era stato confermato pienamente
il doppio organico per classe ma erano stati
autorizzati 1-2 docenti in meno per scuola. Un
numero tale comunque da poter garantire il
funzionamento a 40 ore settimanali. Con evidente
ignoranza della Moratti che, inconsapevolmente,
confondeva il "tempo pieno" con il "tempo scuola
a 40 ore" e sosteneva candidamente che si
trattava della stessa identica cosa. Con Fioroni
ministro, per un breve periodo, il doppio
organico automatico veniva ripristinato sulle
nuove classi prime a tempo pieno. Su quelle
classi (non su quelle già avviate, ovviamente) in
quasi tutte le scuole milanesi tornavano i due docenti per classe.

Lo scorso anno non è andata esattamente così. In
alcune situazioni veniva confermato il doppio
organico in altre vi è stato ancora qualche
taglio. Con una novità, sul piano formale. Nelle
circolari ministeriali si precisava che il tempo
pieno veniva confermato "senza le compresenze"
(vale a dire senza le 4 ore in cui i due docenti
si vengono a trovare contemporaneamente in classe
e possono attuare attività per gruppi-classe).
Non era ben chiaro (o almeno non veniva detto
esplicitamente) come dovevano essere altrimenti
usate le compresenze. Di fatto le scuole – data
la mancata assegnazione delle risorse necessarie
per le supplenze – erano costrette ad usarle per
tappare i buchi in caso di assenza di qualche insegnante.

L’operazione di smantellamento del tempo pieno
prosegue ora con chiarezza e determinazione. In
ogni scuola a tempo pieno (almeno in provincia di
Milano) vi sarà un taglio ulteriore di uno o due
docenti in organico (1), che viene ad aggiungersi
a quelli degli scorsi anni. Questo significa che
di fatto il modello didattico e organizzativo del
tempo pieno viene completamente snaturato, così
come abbiamo scritto e descritto su queste pagine
innumerevoli volte (2). Non solo, ma per poter
garantire le 40 ore settimanali le scuole
dovranno fare i salti mortali impiegando docenti
di una classe in un’altra, a scacchiera. Le
compresenze tramonteranno pressoché
definitivamente (d’altra parte non è questa
l’intenzione dichiarata del ministro, che le
considera alla stregua di un’inutile spreco?).
Insomma è la fine (o quantomeno una fase molto
avanzata) del modello pedagogico della scuola a
Tempo Pieno. Non eravamo inutili Cassandre nel
prevedere questa prospettiva graduale.

Quali saranno le prossime tappe? Ci aspettiamo
ora che la Gelmini insista, nei prossimi tre anni
di legislatura, sull’imposizione del modello del
maestro unico. Una scuola del mattino, con
l’insegnante unico, e un orario aggiuntivo
pomeridiano gestito o da altri docenti o da
educatori comunali. Il ritorno cioè al doposcuola
d’antan. La strada, almeno nelle intenzioni del
ministro, è questa. Così si chiuderà
definitivamente il cerchio, con l’eliminazione di
una delle esperienze più innovative e positive
della scuola elementare italiana. Con il ritorno
a prima del ’68, esattamente come sostenuto da Gelmini e Tremonti.

Gianni Gandola e Federico Niccoli
da www.tecnicadellascuola.it

Scrutini finali: i Cobas lanciano la sfida
di Reginaldo Palermo
Ormai è ufficiale: i Cobas annunciano uno sciopero di 2 giorni in concomitanza con il periodo degli scrutini. Ai primi di giugno, però, i decreti sugli organici saranno già operativi, ma forse i Cobas hanno anche altri obiettivi.
A poco più di un mese e mezzo dal termine delle lezioni i Cobas stanno già scaldando in motori.
Il programma è quello di organizzare un “fine d’anno fortemente movimentato” per protestare contro l’ulteriore taglio di 41mila posti di lavoro nella scuola.
La decisione è stata presa nel corso della Assemblea Nazionale dei Cobas conclusasi proprio in queste ore a Salerno.
La “battaglia” sarà diversamente articolata a livello delle singole regioni in quanto il termine delle lezioni non è uniforme a livello nazionale.
E così docenti ed ATA saranno chiamati dai Cobas a scioperare per l’intera giornata secondo questo calendario :
7-8 giugno nelle regioni Emilia-Romagna, Calabria e nella Provincia di Trento;
10-11 giugno nelle regioni Marche, Puglia e Veneto;
11-12 giugno per le regioni Sardegna e Umbria;
14-15 giugno per tutte le altre regioni e per la Provincia di Bolzano.
L’iniziativa viene annunciata dal portavoce nazionale Piero Bernocchi con toni polemici: “L’intensificazione della lotta passa anche attraverso il recupero di un’arma che ci è stata sottratta grazie al mega-inciucio tra sindacati concertativi (Cgil e Cisl in primis) e governi che produsse la anticostituzionale legge 146/90 antisciopero, denominata anti-Cobas”.
Come è noto, infatti, la legge 146 (sulla quale, per la verità, non risultano pronunciamenti di incostituzionalità da parte della Consulta) prevede che gli scrutini non possano essere bloccati “oltranza”; durante il periodo degli scrutini (come in qualunque altro momento dell’anno scolastico) sono però consentiti scioperi di due giornate consecutive.
Nel comunicato diramato al termine della assemblea nazionale i Cobas sottolineano che “è illegale svolgere scrutini prima della fine dell’anno scolastico così come spostare i calendari degli scrutini per evitare lo sciopero”.
“I Cobas - aggiunge Bernocchi - denunceranno i capi di istituto che lo facessero”.
Ma, in pratica, cosa succederà dopo le due giornate sciopero ?
I Cobas lasciano intravvedere la possibilità che lo sciopero continui ancora:
“Cosa succederà dopo i due giorni di sciopero verrà deciso insieme al movimento dei precari e ai docenti ed Ata che parteciperanno alla lotta, tenendo conto che la prosecuzione dello sciopero comporta una responsabilità individuale che verrà commisurata con il livello di partecipazione e di incidenza dello sciopero”.
Come dire: se in una scuola la maggior parte dei docenti dovesse aderire al blocco degli scrutini l’Amministrazione scolastica potrebbe avere qualche seria difficoltà ad intervenire.
Ma l’ipotesi non sembra molto realistica: all’ultimo sciopero Cgil-Cobas del 12 marzo aveva aderito poco più del 10 per cento del personale ed è davvero difficile che i Cobas da soli riescano ad ottenere una adesione più massiccia.
E poi c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: nella prima settimana di giugno i decreti sugli organici saranno stati già firmati.
Ma forse i Cobas hanno in mente anche altri obiettivi, come per esempio quello di ottenere qualche migliaia di assunzioni in ruolo, assunzioni di cui si inizierà a parlare proprio nel mese di giugno.
13/04/2010
In nome del popolo
PRECARIO
viaggio in Italia tra miserie, speranze e lotte per il lavoro


Senigallia
Giovedì 6 maggio 2010 ore 21.00
Cinema Gabbiano
Via Maierini, 2
proiezione del film
CARO PARLAMENTO,
e altre favole meravigliose
di Giacomo Faenza (55')

"Caro Parlamento" è un documentario sui giovani e il lavoro nell'Italia del 2008. Per realizzarlo sono stati selezionati e
intervistati 158 cittadini italiani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Si sviluppa in un arco narrativo di 9 differenti
capitoli, presentati sotto forma di favole. I testi delle favole sono in realtà gli articoli della Costituzione che parlano di
lavoro, seguono poi brani delle interviste dei giovani che, ripresi sempre e solo in primissimo piano, dicono senza
riserve cosa pensano delle istituzioni, descrivono la difficile situazione economica e lavorativa in cui versano, rivelano i
propri umori, ragionano su un futuro lavorativo sempre più incerto e, nell'ultimo capitolo, intitolato "Caro Parlamento",
segnalano al Parlamento i problemi di lavoro più urgenti da risolvere.
Scopo del documentario è interpretare e dare un volto ai tanti dati, ai tanti articoli, ai tanti libri che escono ogni giorno
sul precariato. Vuole documentare se e come i primi articoli della Costituzione siano stati messi in pratica nell'Italia del
2008.

DIBATTITO
interverranno
Matteo Vescovi
Coordinamento Precari della Scuola - Bologna
Barbara Imperiale
Collettivo Effetti Collaterali - Fabriano
Alberto Piloni
Avvocato Rete Legale
M
Coordinamento
Difesa della Scuola Pubblica
Senigallia