mercoledì 5 giugno 2013

macerata: ancora sulle mense scolastiche

fonte. cronache maceratesi

Il Comune incontra le famiglie della scuola Medi

MACERATA - I genitori degli alunni vogliono mantenere l'organizzazione della mensa, fiore all'occhiello da 15 anni, senza passare alla gestione unificata
mercoledì 5 giugno 2013 -

L’assessore Stefania Monteverde
L’assessore Stefania Monteverde
di Filippo Ciccarelli
Nonostante il “logorio della vita moderna”, come recita un popolare spot pubblicitario, c’è ancora chi ha il tempo di seguire in prima persona e con ottimi risultati la vita scolastica dei propri figli. Si tratta dei genitori della scuola materna e primaria “Enrico Medi” di via Ventura, che da 15 anni gestiscono la mensa che serve i 230 bambini che ne usufruiscono, con ottimi risultati. I fornitori certificano la provenienza biologica degli alimenti usati, dal semplice pane con lievito realizzato con lievito madre alla carne, ortaggi e frutta; il gruppo d’acquisto solidale permette di abbinare qualità e risparmio, tanto che con l’avanzo di bilancio vengono comprati oggetti utili alla scuola stessa (secchielli per la scuola materna, armadietti, mobilia, elettrodomestici). Ma la gestione autonoma dei comitati mensa potrebbe cessare all’inizio del prossimo anno scolastico. I genitori, infatti, sono stati informati a maggio dal Comune dell’intenzione di rilevare la gestione ed unificarla a quella di tutte le scuole maceratesi. Per questo venerdì prossimo, 7 giugno, alle ore 18, è stata convocata un’assemblea aperta a tutte le famiglie degli alunni, a cui parteciperà l’assessore Stefania Monteverde. Tra l’assessore e i comitati non sono pochi i punti di contatto: ad esempio, è intenzione del Comune assicurare almeno il 70% di alimenti biologici sulla tavola dei bambini iscritti alle scuole della città, una percentuale in verità già raggiunta – e superata – dalla Medi. La stessa Monteverde ha assicurato piena disponibilità al confronto con il comitato mensa e con tutti i genitori degli alunni.

martedì 4 giugno 2013

corridonia: giornata del libero scambio del libro di testo usato

GIORNATA DEL LIBERO SCAMBIO DEL LIBRO DI TESTO USATO

Sabato 22 giugno  - Ore 10:00 / 12:00 e 16.00 / 18.00
Presso la sede AGe Corridonia in via Bartolazzi 22 (sopra Corridonia Servizi)

Prima edizione del “Libero scambio” di libri scolastici usati per la scuola secondaria di primo grado (media) “A. Manzoni” di Corridonia. Scambio organizzato dai genitori dell’AGe Corridonia, per combattere lo spreco e per sopperire alla crescente difficoltà di molte famiglie di coprire le spese scolastiche dei propri figli.

Gli studenti e i genitori, che intendono vendere a metà prezzo, cedere e/o acquisire i libri di testo usati, dovranno compilare l’apposito cedolino (ricevuto tramite le scuole e scaricabile anche dl sito www.agecorridonia.org) e consegnarlo presso lo stand AGe il 16 giugno a Villa Fermani  o inviarlo  per e-mail all’indirizzo agecorridonia@age.it entro la stessa data.

Gli iscritti potranno presentarsi sabato 22 giugno in via Bartolazzi 22 (sopra "Corridonia Servizi") e partecipare all'incontro vendita-scambio. Si consiglia di portare con sé una lista riepilogativa dei libri che si offre o si cerca, indicando per ciascun testo la materia, il titolo, il codice ISBN, l’autore e la classe di pertinenza. L’Age fornisce un servizio di puro collegamento tra offerente e richiedente e declina qualsiasi responsabilità in merito agli accordi e ai materiali di scambio ospitati nello spazio messo a disposizione gratuitamente alle famiglie e agli studenti.

La lista dei libri scolastici è consultabile sul sito della scuola icmanzonicorridonia.it e sarà messa a disposizione il giorno stesso per la consultazione.

Passate parola.

Info ed iscrizioni presso il sito www.agecorridonia.org  tel.345 2992747 (Ivana)      329 9292011 (Lorella)

fonte: superando.it

Scuola: condividere i cambiamenti con chi li deve attuare

Sta sostanzialmente in questo la critica principale rivolta dal Gruppo LEDHA Scuola alla recente Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012, sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e alla successiva Circolare 8/13, che ne ha approfondito vari aspetti. Il rischio, quindi, è che tali norme difficilmente possano essere applicate, considerando anche la carenza strutturale di risorse nella scuola
Bimbo alla lavagan con aria corrucciataLa Circolare Ministeriale 8/13, esplicativa della Direttiva Ministeriale sui BES (Bisogni Educativi Speciali) del 27 dicembre 2012 [“Strumenti d’intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, N.d.R.] ha il notevole pregio di aver posto all’ordine del giorno la necessità della presa in carico collegiale dei BES (ivi compresi, quindi, gli alunni con disabilità) da parte di tutti i docenti, il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento attraverso la realizzazione di un Piano Didattico Personalizzato e il diritto al successo formativo di tutti gli alunni con difficoltà. E tuttavia, essa non fuga le perplessità suscitate dalla Direttiva [esposte a suo tempo in un ampio documento, sempre elaborato dal Gruppo LEDHA Scuola, N.d.R.] e sull’attuazione pratica delle misure proposte. Vediamo perché, punto per punto.
1. Disturbi specifici non esplicitati nella Legge 170/10 (DSA – disturbi specifici di apprendimento) – Deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività – Funzionamento cognitivo limite
A quanti, come noi, avanzavano dubbi sull’estensione – senza il supporto di una diagnosi clinica certa – delle misure previste dalla Legge 170/10 (stesura del Piano Didattico Personalizzato per ogni allievo; adozione di misure dispensative e di strumenti compensativi), anche ai nuovi casi di BES descritti dettagliatamente nella prima parte della Direttiva, la Circolare 8/13 risponde affermando che «ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di Classe o il team docenti motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche, ciò al fine di evitare contenzioso».
Dubbi e interrogativi
a) Nel caso dei disturbi evolutivi specifici non esplicitati nella Legge 170/10, elencati nella Direttiva al punto 1.2, ovvero dei disturbi nell’area del linguaggio o, al contrario, nelle aree non verbali, come nel caso del disturbo della coordinazione motoria, della disprassia o del disturbo non-verbale, ma anche del disturbo dello spettro autistico lieve, oltreché nel caso dei disturbi dell’attenzione e dell’iperattività (punto 1.3 della Direttiva), del funzionamento cognitivo limite o borderline (punto 1.4), è credibile che un team docente, “storicamente” non formato a formulare ipotesi differenziali in merito a diverse condizioni cliniche, sia in grado di distinguere, solo basandosi sulla rilevazione dei bisogni e con un discreto margine di certezza tra una situazione certificabile e una non?
b)
Si può davvero pensare che basti il dettato ministeriale affinché gli insegnanti sostituiscano una documentazione clinica certa, con la verbalizzazione delle loro «fondate argomentazioni pedagogico-didattiche»?
c) Il ricorso alla certificazione clinica è obbligatorio solo in funzione dell’impegno economico (assunzione dell’insegnante di sostegno o adozione di onerosi strumenti compensativi) e/o della concessione di particolari dispense (vedi esonero dallo scritto della lingua straniera)?
d) È plausibile che si possa, senza una formazione obbligatoria di tutti i docenti sull’utilizzo dell’ICF [la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], superare l’inveterata “logica della certificazione e delle etichettature” (come afferma ad esempio il professor Dario Ianes) e affermare la “lettura dei bisogni per tutti i BES”? Non è proprio la Direttiva nella sua prima parte a fare ampio ricorso a riferimenti clinici, in contrasto con l’ICF, di cui vorrebbe promuovere l’adozione?
A questo punto, purtroppo, è facile immaginare che si otterrà l’effetto opposto a quello della semplificazione, auspicato dalla Direttiva: le famiglie di molti alunni saranno infatti indotte a ricorrere a specialisti, affinché questi riconoscano o escludano una loro “appartenenza” a una delle categorie in cui la Direttiva suddivide i BES (DSA e altri Disturbi specifici; Alunni con disabilità; Alunni con svantaggio socio-culturale e linguistico), con un ulteriore aggravio del lavoro delle UONPIA [Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, N.d.R.] e delle strutture private accreditate, la cui cronica mancanza di risorse è sotto gli occhi di tutti ed è causa di pesanti ritardi anche solo nella formulazione delle diagnosi cliniche e delle valutazioni funzionali necessarie, per poter accedere ai Collegi di accertamento degli alunni in situazione di disabilità.
2. Area dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale
Per i bambini in situazione di svantaggio socio-culturale e linguistico (quasi ignorati nella Direttiva e a cui la Circolare 8/13 dà giustamente maggiore rilievo), il problema è sicuramente diverso. «Tali tipologie di BES – si afferma – dovranno essere individuate sulla base di elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli operatori dei servizi sociali) ovvero di ben fondate considerazioni pedagogiche e didattiche». Per loro, come per gli altri BES, andranno attivati percorsi individualizzati e adottati strumenti compensativi e misure dispensative «per il tempo strettamente necessario», previo monitoraggio dell’efficacia di tali interventi.
La Circolare ricorda quindi l’opportunità, sulla base dell’articolo 5 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 89/09, dell’utilizzo delle due ore di seconda lingua nella scuola secondaria di primo grado, per l’apprendimento della lingua italiana.
Dubbi e interrogativi
a) Con quali modalità operative non è però dato sapere: si organizzeranno sottogruppi disciplinari, ma con quali risorse, in assenza di compresenze?
b) E alla scuola primaria, dove manca l’opportunità di una seconda lingua?
Alunna con disabilità in aula affollataPienamente d’accordo, invece, siamo sull’invito della Circolare a privilegiare maggiormente le strategie educative e didattiche, attraverso percorsi personalizzati, anziché fare ricorso a misure dispensative e strumenti compensativi, anche perché i fatti ci dicono che occorrono mesi – quando va bene – per avere un personal computer, peggio ancora per avere software dedicati! Persino i genitori degli alunni con disabilità faticano a ottenerli, anche se previsti nel PEI [Piano Educativo Individualizzato, N.d.R.], perché il Nomenclatore non li contempla e anche quando vi sono Leggi Regionali che ne dispongono la concessione, le pratiche sono lunghe e difficili. Senza contare il fatto che quest’anno, ad esempio, la Regione Lombardia ha concesso i contributi della propria Legge 23/99 per gli strumenti tecnologicamente avanzati – computer e software di base – solo agli alunni con DSA.

3. Azioni a livello della singola istituzione scolastica
Anche su questo argomento, la Circolare 8/13 introduce elementi decisamente nuovi rispetto alla Direttiva del 27 dicembre 2012, innanzitutto approfondendo argomenti solo inizialmente accennati e apportando aggiunte significative, al punto che vien fatto di chiedere perché il Ministero abbia avuto fretta di deliberare, quando avrebbe potuto stendere un testo organico, che non desse luogo a confusioni interpretative e applicative, dopo avere sentito con più calma l’Osservatorio sull’Integrazione. [ continua]
In realtà, i cambiamenti – soprattutto quelli significativi che incidono sulle relazioni – si affermano non già perché imposti, ma perché condivisi con chi li deve attuare. E questo richiede flessibilità, rispetto e collaborazione.

san severino-matelica- camerino: scuola di teatro per ragazzi


senigallia: incontro su mense pubbliche scolatiche di qualità

fonte: senigallia notizie

Il 31 maggio l’incontro “Mense pubbliche di qualità: biologico locale e stagionale”

L'evento pubblico si svolgerà presso la Sala del Trono di Senigallia a partire salle 17.30

Mensa, scuola, mense scolastiche, alunni, cibo, scarti, sprechi alimentari Venerdì 31 maggio alle 17.30 presso la Sala del Trono di Senigallia si terrà l’incontro pubblico “Mense pubbliche di qualità: biologico locale e stagionale“. Il Comitato Genitori delle scuole dell’infanzia di Senigallia, in concerto con l’associazione La Fonte dell’Abbondanza e il Tavolo DES Misa e Nevola, organizzano questo momento pubblico di confronto e approfondimento sui temi legati alle mense scolastiche e al valore sociale, economico e culturale dell’alimentazione sostenibile e del sostegno all’economia solidale come possibilità per il futuro.

All’incontro interverranno l’assessore del comune di Macerata Stefania Monteverde e il dirigente del Servizio attività scolastiche, sportive e della partecipazione dello stesso comune, Gianluca Puliti, che porteranno il loro esempio virtuoso. Per il comune di Cupramontana, altro modello da seguire, ci sarà il Bianca Maria Torelli, assessore ai Servizi sociali. Inoltre interverranno Valeria Bochi, presidente REES Marche e referente del Distretto di economia solidale Misa e Nevola, il presidente della cooperativa La Terra e il Cielo Bruno Sebastianelli insieme ad altri produttori biologici locali.
Il Comitato afferma: “I costi delle mense rappresentano oggi un onere rilevante per le famiglie a basso reddito e dunque vanno rivisti, nell’ottica di difendere la coesione sociale a partire dalla scuola. Abbiamo scelto di mettere a confronto un’esperienza pilota nelle Marche come quella del comune di Macerata con chi da anni sul nostro territorio sostiene la scelta dell’alimentazione biologica nelle scuole. A Macerata sono attive 13 mense scolastiche che servono 1.914 bambini per 268.853 pasti l’anno con 44 persone addette alle mense. Macerata investe €1.573.173,47 di cui solo il 26,54 % è coperto con le tariffe delle famiglie, mentre il 20% usufruisce dell’esenzione per motivi economici o per motivi legati alla disabilità. Il costo della tariffa è di €2,90 al giorno, di cui €1,80 a pasto, la tariffa più bassa della Regione Marche e una delle più basse sul territorio nazionale. Come genitori e cittadini proponiamo un confronto pubblico su questi temi per costruire insieme un’agenda delle azioni necessarie a difendere un servizio pubblico di qualità ed allo stesso tempo per sviluppare sul territorio una cultura ecologica a sostegno del lavoro.
E continua: “L’attuale situazione di crisi economica si è abbattuta sulle amministrazioni locali con forza e ha aumentato le pressioni verso la riduzione della quantità e qualità dei servizi ai cittadini. Di recente, i primi tagli ai servizi di ristorazione scolastica hanno generato preoccupazione e proteste. Le discussioni sui costi dell’alimentazione biologica nelle mense scolastiche hanno sollevato nuovamente la necessità di analizzare a fondo ragioni e virtù di questa scelta per continuare a sostenerla nel futuro. Scegliere di rispettare la stagionalità di frutta e verdura, riscoprire i prodotti locali e biologici significa migliorare il nostro stile di vita, contribuire alla sostenibilità ambientale e sostenere l’economia locale“.

scuola e bambini in adozione/affido

Protocollo MIUR-CARE

logo rombo a4Il 26 marzo 2013 è stato firmato il Protocollo d'Intesa fra il Ministero dell'Istruzione e della Ricerca (MIUR) e il Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete (CARE) col fine di "Agevolare l'inserimento, l'integrazione e il benessere scolastico degli studenti adottati". il Protocollo ha la validità di tre anni.
Il Comitato Tecnico-Scientifico paritetico (MIUR-CARE) che si costituirà in seguito all'accordo avrà l'obiettivo di redigere le Linee Guida per l'individuazione di soluzioni organizzative e normative idonee ad assicurare l'accoglienza scolastica  e la piena integrazione socio-culturale degli studenti adottati.

domenica 2 giugno 2013

mobilità urbana dei bambini

 
La storia è questa.
Una mamma accompagna la figlia a scuola in Suv. Bloccate nel traffico, la piccola chiede: ‘mamma perché non posso andare a scuola a piedi?’.
‘Perché in macchina è più sicuro’ risponde la mamma. Poi riparte e di colpo inchioda. Nessuno si fa nulla, ma ‘per difendere la figlia dai pericoli della strada, la madre contribuisce suo malgrado a crearli’.
Per questo ci vuole Scarpe blu. Come educare i bambini a muoversi in città in sicurezza e autonomia di Raffaela Mulato e Stephan Riegger

pp 152 Euro 18,50
Questo libro dovrebbero leggerlo i genitori, gli insegnanti, gli amministratori, i politici, i vigili, gli ingegneri e architetti che progettano strade, i giardinieri che tengono in ordine i giardini, quanti puliscono le città, gli automobilisti ma anche i ciclisti.
Perché è un libro che parla di mobilità pensando ai bambini.
Di più: è un libro che suggerisce come i bambini possono muoversi in città in totale sicurezza: da soli. A piedi o in bicicletta.
Nasce da un progetto sperimentato e collaudato in più città: i pedibus. Fa però di più. È  il risultato di un lavoro dove i bambini hanno studiato il loro percorso pedibus e hanno capito come renderlo sostenibile, sicuro, funzionale e compatibile con le esigenze di mobilità complesse di un quartiere, di una città, di un territorio.
Non basta infatti disegnare sull’asfalto delle scarpe blu perché il percorso scuola casa sia sicuro. Non funziona.
Bisogna ripensare la mobilità di quel percorso e intervenire.
Cambia chi fa l’analisi e chi fa le proposte.
Soprattutto cambia il metodo. Si va sul campo. Si studia il tragitto, si verificano gli ostacoli e le alternative, si propone, si sperimenta, si vara.
Vuoi vedere che funziona?
Un libro che è una guida al futuro delle nostre città. Dove si impara, giocando e con attività empiriche, che ci sono diritti e doveri anche nel camminare. Che la sicurezza stradale è un elemento a  cui contribuiscono diversi fattori. Che l’ambiente cambia se cambiamo abitudini e approcci. Perché Scarpe blu allarga lo sguardo sullo spazio pubblico, la comunità locale e ‘sul capitale sociale’.
Che dite: invece di disegnare le scarpe blu sull’asfalto le indossiamo?  Per un assaggio di lettura cliccare qui.