mercoledì 10 settembre 2014

contributi volontari dei genitori.......

«Illegale pretendere soldi dalle famiglie degli alunni»


da Corriere.it
«Illegale pretendere soldi dalle famiglie degli alunni»
Il ministro ai presidi: possibili solo contributi volontari
L’ultima circolare lo scriveva chiaro il 7 marzo del 2013. E non cambiava, di una virgola, quello che aveva già sostenuto l’anno prima. «I contributi scolastici sono volontari». E ancora: «Nessun istituto può subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo». In caso contrario «non solo è illegittimo, ma si configura come una grave violazione dei propri doveri d’ufficio». Più esplicito, non si può. E, invece, le cose non stanno proprio così. Decine di istituti scolastici continuano a fare finta di nulla. A volte cambiano il nome del «contributo», ma non la sostanza. In alcuni casi avvertono, usano toni da ultimatum. E per la famiglie si traduce in un costo di almeno 60 euro. In alcuni casi anche di 300. Su siti come Skuola.net continuano ad arrivare decine di segnalazioni. Una situazione inaccettabile, secondo il Miur. «Mettere la scuola al centro per il governo significa non solo restaurare muri e ridipingere pareti, come stiamo facendo — spiega al Corriere il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini —, ma anche tornare a investire per migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’offerta formativa, cosa che ci siamo impegnati a fare». Proprio per questo, «non è possibile obbligare le famiglie, con metodi inappropriati, a pagare contributi che per definizione sono volontari. Questo deve essere un principio inderogabile. I presidi lo sanno, ma se qualcuno non dovesse ricordarselo lo faremo noi con una nota che ribadirà questo concetto». Complici i tagli degli ultimi anni, le scuole hanno sempre meno risorse a disposizione. E così, per trovare un po’ di soldi, si rivolgono ai genitori degli alunni iscritti. Soldi che qualche istituto — segnalano dal ministero — destina in parte alle voci di spesa relative al funzionamento stesso della struttura. Compresi i costi per le fotocopie e il materiale didattico. «I nostri bilanci sono ridotti all’osso — spiega il preside di un liceo scientifico lombardo che chiede di restare anonimo —, se viene meno proprio quel contributo dato dai genitori allora è meglio chiudere. Non è un problema soltanto mio, ma di tante scuole dell’area». «Io chiedo 80 euro, non basta, ma almeno mi arriva qualcosa», aggiunge un altro preside, di un liceo classico toscano. Che propone: «Quei contributi per noi sono vitali: forse sarebbe il caso di togliere il velo di ipocrisia e accorparli alle tasse scolastiche». «Ma allora dobbiamo pagare o no?», è la domanda di mamma e papà. E intanto si improvvisano giuristi, cercano sul web documenti e leggi. Ricevono comunicazioni di presidi «a volte sgradevoli». Prendiamo, per esempio, una circolare di un liceo di Cuneo. Punti esclamativi inclusi. Scrive il dirigente: «Si ricorda che i contributi, se pure non obbligatori, sono richiesti perché indispensabili per il funzionamento dell’istituto». Quindi il suggerimento: «Per gli alunni, le cui famiglie non intendono versare i contributi, vi sono due possibilità. Pagare ogni volta la quota relativa al servizio, all’acquisto di cui usufruiscono (esempio: pagare ogni fotocopia, ogni ingresso nell’aula informatica). Strada di fatto non percorribile!». Oppure «usufruire di tutti gli strumenti, di tutti i servizi, perché gli altri alunni hanno pagato». Più a est, un liceo scientifico di Milano chiede 150 euro quale «contributo spese di funzionamento». Per arrivare a Mestre, dove i 120 euro (per chi si iscrive al secondo anno) e i 130 euro (per la registrazione alle classi 3°, 4° e 5°) servono, tra le altre cose, anche alla «parziale copertura delle spese di fotocopiatura». «Al netto di chi ha l’esonero per merito, motivi economici o appartenenza a speciali categorie — chiariscono dal ministero — sono obbligatorie soltanto le tasse di iscrizione, di frequenza, di esame e di diploma». Tutto quello che eccede questa cifra — vedi alla voce: contributi scolastici — «può essere chiesto, ma i genitori non sono costretti a pagare». Resta in piedi un Regio decreto del 1924 e riguarda soltanto gli istituti tecnici, professionali e l’artistico. Quei contributi, chiamati «di laboratorio», si devono pagare. Tutte le irregolarità, continua il Miur, si possono segnalare «agli Uffici scolastici regionali che sono responsabili della vigilanza sulle scuole». Leonard Berberi
lberberi@corriere.it

una visione aziendalistica della scuola (analisi delle proposte del governo renzi)

fonte: tecnica della scuola



Una visione aziendalistica della scuola
La complessità e ridondanza di proposte contenute nel piano scuola del governo Renzi rende necessario decifrare la sua visione ideologica  di fondo. Questa è ben esemplificata nei seguenti punti :
1) “Le risorse pubbli­che non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola.”
2) con scuole pubbliche si intende “Scuole pubbliche statali e paritarie.”
3) “Gli istituti di istruzione superiore, e di istruzione e formazione professio­nale possono commercializzare beni o servizi prodotti o svolgere attività di “impresa Formativa Strumentale”, utilizzando i ricavi per investimen­ti sull’attività didattica.”
4) “Anzitutto per le scuole deve essere facile, facilissimo ricevere risorse. La costituzio­ne in una Fondazione, o in un ente con autonomia patrimo­niale, per la gestione di risorse provenienti dall’esterno, deve essere priva di appesantimenti burocratici.”
4) E’ previsto “un bonus fiscale per un portafoglio di investimenti privati (da parte di cittadini, associazioni, fondazioni, im­prese) nella scuola.”
5) E’ prevista la “collaborazione con il ter­zo settore e con le imprese.”
6) E pure il “Servizio civile per la Buona Scuola”
Con questa impostazione la scuola prima di tutto si viene meno all’obbligo costituzionale di garantire a tutti giovani la scuola statale laica e pluralista a garanzia dell’uguaglianza delle opportunità, finanziata con i fondi della fiscalità generale.
Le Istituzioni scolastiche diventerebbero aziende che devono reperire fondi sul mercato vendendo prodotti o servizi attraverso la costituzione di fondazioni in collaborazione con imprese e privati.
In tal modo scuola statale e scuola privata verranno messe definitivamente sullo stesso piano e, oltre a ulteriori finanziamenti alle private erogati in quanto anch’esse sottoposte alla valutazione “Servirà la­vorare per dare alle scuole pari­tarie (valutate positivamente) maggiore certezza sulle risorse loro destinate, nonché garanzia di procedure semplificate per la loro assegnazione.” verrà introdotta anche  la detassazione delle spese per le rette di frequenza alle scuole.
Non a caso in tutto il piano non si parla mai di interventi sulla scuola dell’infanzia, che evidentemente, come si evince dal DDL 1260, prima firmataria Puglisi,  in corso di approvazione al Senato, è estromessa dal sistema scolastico e inserita in un sistema integrato 0-6 che la relega al ruolo di servizio a domanda e quindi a pagamento. 
Il dirigente potrà  utilizzare personale volontario controllato da associazioni esterne per attività integrative varie. Ad esempio studenti universitari che sono obbligati a svolgere periodi di stage.
I terzo settore entra trionfalmente nelle scuole come già avvenuto negli ospedali.
In questa ottica anche “Introdurre l’obbligo dell’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) negli ultimi tre anni degli Istituti Tecnici ed estenderlo di un anno nei Professionali, pre­vedendo che il monte ore dei percorsi sia di almeno 200 ore l’anno.”  favorirà un’impostazione più aziendalistica che formativa.
Non a caso si prevede di “Diffondere attraverso protocolli ad hoc il programma sperimentale di ap­prendistato negli ultimi due anni della scuola superiore, lanciato nel 2014 in attuazione dell’articolo 8bis del d.l. 104/2013.”
Il tutto condito da amenità come l’inserimento dell’economia fra le materie obbligatorie nelle scuole superiori per sopperire a quello che viene chiamato “analfabetismo finanziario” cioè alla “comprensione dei meccanismi economici e finan­ziari”.
La riproposizione della’informatica e dell’inglese fin dalle elementari unita alla impostazione aziendalistica riconduce con chiarezza al’impostazione delle famose tre i del governo Berlusconi:  impresa, internet, inglese e a quella della Legge Aprea.

Bruno Moretto, Comitato bolognese Scuola e Costituzione




Dalla scuola della Repubblica alla scuola di Renzi.
Dopo tanti annunci di provvedimenti epocali per la scuola Renzi  ha pubblicato un annuncio di 136 pagine proponendo da una parte l’immissione in ruolo di 150.000 “precari” (che in gran parte lui ed i suoi predecessori avrebbero dovuto già assumere per effetto della Finanziaria del 2007! )ed un’accentuazione  dell’aziendalizzazione della scuola pubblica (che per Renzi è comprensiva delle scuole statali e private,) rafforzando i poteri del dirigente manager che addirittura “saranno messi in condizione di determinare più efficacemente le dinamiche interne alla scuola, incluse le scelte educative (ed il collegio dei docenti a cosa serve?) ed istituzionalizzando il principio meritocratico con conseguente limitazione della libertà di insegnamento
In sostanza una proposta nel metodo e nel merito demagogica, ma soprattutto un attacco alla professionalità ed alla dignità del personale docente che, pur mal pagato e pur a fronte di un costante malgoverno da parte di tutti i Governi succedutesi nel tempo,  ha retto in questi anni la scuola statale.
Ma l’aspetto forse  più inquietante è il metodo (peraltro ormai consolidato e coerente con la sua vocazione autoritaria) con cui Renzi ha presentato il suo progetto di riformare la scuola.
La Costituzione recita all’art. 33: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione”; ora apprendiamo che la Repubblica è Renzi che propone un patto per la scuola al popolo italiano  e solo  dopo il Parlamento sarà chiamato a ratificarlo formalmente
In Parlamento però rispetto alla ampia, ma fumosa  proposta di Renzi,  sono in attesa di essere discusse proposte concrete e puntuali; a fine luglio un gruppo di Senatori ha presentato un disegno di legge, che ripropone una legge di iniziativa popolare, sottoscritta da oltre 100 mila elettori.
Renzi ritiene opportuno  far precedere alla discussione parlamentare  l’opinione in merito di tutti coloro che sono interessati alla scuola ed in primo luogo del mondo della scuola?
Può essere una forma di percorso legislativo partecipato che però deve essere trasparente  e certo nella sua gestione e nei suoi esiti.
I parlamentari che hanno sottoscritto la LIP e i 100 mila elettori che a suo tempo l’hanno sottoscritto hanno diritto, al pari  e più di Renzi, di confrontarsi con il mondo della scuola, ma soprattutto se è opportuno un largo coinvolgimento nella discussione della riforma della scuola, una tale discussione non può essere una prerogativa esclusiva del Capo del Governo,  ma deve anzitutto impegnare il Parlamento che è, ancora in qualche modo, l’organo rappresentativo della Repubblica e come tale il titolare del processo di riforma, ma  soprattutto è l’unico organo che possa garantire un dibattito vero, scongiurando  che il dibattito si traduca  in una organizzazione del consenso ( Corrado Mauceri – Comitato “per la scuola della Repubblica – Firenze )
 

sicurezza a scuola

Sicurezza a scuola: il 18 settembre il XII Rapporto di Cittadinanzattiva

Si terrà il prossimo 18 settembre a Roma, presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini (Via Poli 19), dalle ore 9:30 alle ore 14:00, la presentazione del XII Rapporto di Cittadinanzattiva su "Sicurezza, qualità ed accessibilità a scuola".
Il Rapporto fotografa lo stato dell'edilizia scolastica del nostro Paese, attraverso il monitoraggio di un numero significativo di scuole (quest'anno sono oltre 200) situate in tutta Italia, e mette in evidenza: stato della manutenzione degli edifici scolastici, distacchi di intonaco e crolli, possesso delle certificazioni di sicurezza, condizioni di aule, palestre e cortili, barriere architettoniche, e quest'anno, un'analisi approfondita delle mense e del tipo di alimentazione servito. Il Rapporto 2014 fornisce anche l'analisi a cura di Cittadinanzattiva di dati ufficiali e del cosiddetto Piano Renzi per la scuola.
L’invito [clicca qui]

sabato 26 luglio 2014

edilizia scolastica

fonte: "una crepa in comune"

Edilizia scolastica, il piano del governo



Ricordate il discorso di fiducia alle Camere del 24 febbraio 2014 del presidente del Consiglio Matteo Renzi e la replica del giorno seguente [clicca qui]? "La stabilità delle aule scolastiche è un fatto di credibilità, è un fatto di dignità, è un fatto di onore". Bene, lunedì 21 luglio ha finalmente preso il via il piano di edilizia scolastica voluto dal Governo che coinvolgerà 20.845 edifici scolastici per investimenti pari a 1.094.000.000 di euro. 
Il piano è articolato in tre filoni:

  • #scuolebelle: nel 2014 è previsto un finanziamento di 150 milioni per gli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale in 7.801 plessi (sul sito del Miur è disponibile l’elenco  delle istituzioni scolastiche interessate). Il Miur verserà gli importi direttamente alle scuole. Saranno poi i dirigenti scolastici ad ordinare i lavori attraverso gli appalti Consip o ricorrendo ai vecchi appalti dove quelli nuovi non sono ancora stati attivati. Nel 2015 dovrebbero essere sbloccati altri 300 milioni per interventi che riguarderanno ulteriori 10.160 plessi.
  • #scuolesicure: sono stati destinati 400 milioni di euro a interventi di messa in sicurezza ed agibilità delle scuole per un totale di 2.480 interventi: interventi già resi ammissibili e presenti in graduatorie, ma che ora sono finanziati e che potranno partire terminato l’iter di registrazione delle delibere. Per acquisire i relativi finanziamenti Comuni e Province dovranno aggiudicare gli appalti entro il 30 ottobre 2014, esaurendo i primi 1.635 interventi previsti dal DL Fare. In seguito agli accertati ribassi d’asta, saranno finanziati altri 845 progetti previsti dal DDG 267 del MIUR.
  • #scuolenuove: con lo sblocco del Patto di stabilità saranno disponibili 244 milioni (elenco dei Comuni per il quali viene sbloccato il patto di stabilità: DCPM 13 giu 2014 e DCPM 30 giu 2014) che consentiranno di aprire immediatamente cantieri in 389 scuole. Si tratta di una prima tranche perché con la Legge di stabilità si potranno ricomprendere nell’operazione anche quei Comuni (e quindi un altro pacchetto di scuole) che chiedono lo sblocco del Patto di stabilità dal 2015. 

- Documento riassuntivo finanziamenti regione per regione [clicca qui]
- Regione Lombardia: elenco finanziamenti comune per comune [clicca qui]
- Finanziamenti, per provincia, del piano per il ripristino del decoro e della funzionalità degli immobili scolastici [clicca qui]
#scuolebelle: Piano Ripartizione Interventi Edifici Scolastici 2014 e 2015/2016 [clicca qui]
  #scuolebelle: dettaglio MILANO Piano Ripartizione Interventi Edifici Scolastici 2014 e 2015/2016 [clicca qui] (nostro filtro dal documento precedente)

la scuola ed i pifferai magici

fonte: micromega

la scuola non abboccherà ai pifferai magici

lunedì 14 luglio 2014

apprendere per creare

fonte: comune.info

Apprendere per creare


ridef
Si chiama Rencontre internationale des educateirs Freinet e si svolge ogni due anni, ma è più nota come Ridef e raccoglie insegnanti ed educatori di tutto il mondo che si scambiano tecniche didattiche e pratiche educative in cui al centro c’è il protagonismo e la cratività dei bambini e delle bambine. La prossima Ridef si svolge in Italia, dal 21 al 3o luglio 2014, a Reggio Emilia, e si intitola “Abitare insieme le città delle bambine e dei bambini“.
“La Ridef è un crocicchio di culture, di lingue, di paesi, di tradizioni scolastiche, di volti e di gruppi che si incontrano nell’arco di dieci giorni intensi – scrivono quelli del Movimento di cooperazione ecudcativa (fondato da Freinet) – in cui esigenze formative di giovani insegnanti e pratica di ricerca-azione devono combinarsi e convivere alla luce delle invarianti della pedagogia Freinet: l’espressione-comunicazione, il tatonnement, l’adeguamento dell’insegnamento all’apprendimento, il metodo naturale, la co-costruzione di conoscenze, la festa, l’incontro, l’intercultura come asse del lavoro educativo”.
Di seguito il video di presentazione della Ridef e alcuni link per approfondire.
http://www.ridefitalia.org/
http://www.mce-fimem.it/home.html
http://www.facebook.com/events/1446247648934492/
DA LEGGERE
Il “Ribellarsi facendo” spiegato ai bambini 
“Ribellarsi facendo” non è solo il titolo della campagna promossa da Comune. Prima di tutto è un mondo che vogliamo raccontare, accompagnare e difendere insieme ai molti e molte, bambini e ragazzi inclusi. Un mondo diverso fatto, ad esempio, di autogestione, di cose messe in comune, di conflitti gestiti, di città e scuole a misura di bambino e di bambina, di rabbia e di affetto, di forme nuove di apprendimento e, soprattutto, di cooperazione.
La città senza orologi
| Città e bambini: il cambiamento è prima di tutto riappropriazione del tempo
Ci vuole il tempo che ci vuole
“A scuola non si ride più, abbiamo dimenticato la saggezza di Gianni Rodari, come se in aula non potessero entrare la calma, un po’ di leggerezza e di allegria. Le cose non vanno meglio a casa. Almeno a scuola i bambini dovrebbero rallentare – scrive Luciana Bertinato, maestra -, imparare e fare le cose con il tempo che ci vuole, avere occasioni per parlare e ascoltare, giocare con la sabbia e le foglie, percepire i profumi e gli odori, scoprire il silenzio, cogliere le sfumature”. La ribellione ai domini della velocità, del Pil e della competitività comincia a scuola
La gioia di educare. Il maestro Zavalloni
Per una scuola che sappia riscoprire manualità e contatto con la terra
Una Casa delle arti e del gioco per tutti
C’è una Casa dedicata alla pedagogia e al pensiero del maestro Mario-Lodi
Un apprendimento diverso al centro
Niente voti, appprendimento individualizzato, decisioni per consenso, passeggiate ed eplorazioni nel parco, pochi libri di testo, laboratori di musica e cucina, coinvolgimento dei genitori. Accade in una scuola di Torino
Cosa bolle nelle nostre pentole?
Le buone ragioni per giocare con vecchie pentole e scarti da cucina
L’educazione sottosopra
Incontro della Rete di cooperazione educativa “C’è speranza se questo accade…”

Le buone ragioni per giocare con vecchie pentole e scarti da cucina

martedì 1 luglio 2014

la scuola del vento

fonte: ics don orione

la scuola del vento: deve essere bello vedere una scuola che vola

Cosenza, campo rom, sponda sinistra del fiume Crati. E' il 5 gennaio 2010. Con una grande festa nel villaggio viene inaugurata la nuova sede della Scuola del Vento, una struttura formativa scolastica che sostiene il sogno d'integrazione della comunità nomade insediata nella città calabrese. 
Banchi, sedie e materiali didattici sono stati forniti dall’Istituto Comprensivo “Gioacchino da Fiore” di Celico, un piccolo comune della provincia.
La Scuola del Vento si chiama così perché una delle prime volte che un gruppo di professori e operatori volontari dell'associazione Coessenza sono entrati nel villaggio, un vento dispettoso si è divertito a lanciare in aria il loro gazebo che ha cominciato a rotolare tra le baracche, inseguito da tutti.
Deve essere bello vedere una scuola che vola.
Ma questo piccolo inconveniente non ha impedito, giorno dopo giorno, di portare avanti uno straordinario progetto di integrazione e pedagogia infantile.
Con il tempo il gazebo è diventato una baracca costruita, nel campo lungo il fiume, con l’aiuto dei bambini.
La Scuola del Vento è un’istituzione dal basso per la formazione autonoma e la compatibilità culturale. In essa operano insegnanti di strada e promotori di cultura che hanno come finalità la gioia, la sperimentazione didattica, la prassi antirazzista e la costruzione di un’Altra scuola.
Il pomeriggio dalle 17 in poi i professori impartiscono ai bambini lezioni di italiano, matematica, artigianato, decoupage.
Nel rapporto con le famiglie rom, l’approccio relazionale mira inizialmente a favorire la frequenza dei bambini nelle scuole statali italiane. E tuttavia, a fronte dei numerosissimi casi di dispersione, la Scuola del Vento cerca di garantire ai ragazzi che vivono nella baraccopoli elementi di alfabetizzazione di base.
Nella sede della scuola oltre alle lezioni si svolgono incontri, pubblici dibattiti, conferenze. Vi sono stati celebrati anche battesimi e funerali.
Ma quello stesso vento che qualche anno fa ha battezzato la scuola, pochi giorni fa, il 3 giugno, ha alimentato un incendio, scoppiato probabilmente per cause accidentali, che ha distrutto 90 baracche su un totale di 190 [clicca qui], tra queste anche la sede della “Scuola del Vento”. Non si contano vittime.
E’ la prima cosa che i bambini hanno detto ai volontari giunti al campo dopo l’incendio: “La Scuola del Vento non c’è più”.

dal sito di coessenza.it: "Tornerà il vento di levante" [clicca qui

Coessenza è una casa editrice nata dal basso. È un'associazione culturale per la formazione e la comunicazione autonome. Promuove un'editoria estranea a logiche di profitto e sfruttamento degli autori e delle autrici. Lotta contro il copy right. Si fonda sui principi di condivisione della conoscenza, beni comuni, reciproco ascolto e antirazzismo. 
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