martedì 5 maggio 2015

recanati: coordinamento genitori democratici

LA BUONA SCUOLA CHE NON C’E’
Comunicato stampa del Coordinamento Genitori Democratici di Recanati
Non ci siamo. Il Coordinamento Genitori Democratici avendo esaminato il DDL sulla scuola in discussione al Parlamento ritiene che anche questa volta la speranza di un intervento intelligente ed efficace di riforma della scuola sia disattesa.
Il disegno di legge in discussione non ha nulla della riforma che restituisca alla scuola la sua centralità, la sua efficacia educativa, culturale e professionale, il suo ruolo di strumento di riduzione delle diseguaglianze derivate dai privilegi sociali ed economici.
Sembra andare, anzi, in senso inverso, ignorando apertamente i risultati del sondaggio promosso nell’autunno scorso dal Governo stesso.
1. Innanzitutto non si risana la ferita dei tagli di risorse (oltre 8 miliardi nel solo periodo della Gelmini) in denaro e delle ore di lezione. Malgrado le affermazioni di facciata, la riforma, come premette la Relazione Tecnica del MIUR, “non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, lasciando così l’Italia fanalino di coda fra i paesi OCSE quanto a finanziamento della scuola
2.Secondariamente si basa sull’idea, sbagliata, che una scuola possa reggersi come un’azienda in cui ci sia un capo e dei dipendenti in lotta tra loro per emergere. Tutti i poteri sono infatti assegnati ai dirigenti che competeranno tra loro per accaparrarsi i docenti più titolati, i quali competeranno tra loro per avere i premi degli incentivi, mentre le famiglie competeranno per trovare posto ai loro figli nelle scuole più affermate.
3. La riforma apre la strada ad un sistema scolastico frammentato dalle differenze, in cui solo alcuni dirigenti riusciranno ad ottenere i docenti migliori (e gli altri a chi vanno?), sponsor, collaborazioni con le migliori aziende del territorio; in cui la stessa realtà produttiva, sociale, culturale della zona farà la differenza tra gli Istituti delle varie parti d’Italia.
Un alunno in difficoltà, per problemi famigliari, o per handicap o per disturbi dell’apprendimento sarà una palla al piede mal sopportata perché abbasserà gli standard delle valutazioni della scuola nei test.
4. Gli insegnanti saranno in concorrenza tra loro e saranno incentivati a non collaborare, a non scambiarsi le buone pratiche, a non interagire con le altre materie per non favorire i colleghi nella corsa ai premi. L’ambiente educativo diventerà un luogo di erogazione di saperi slegati, valutati con test a crocette.
5. Anche spunti interessanti come l’apertura pomeridiana delle sedi scolastiche, i percorsi personalizzati di studio con materie opzionali, l’alternanza scuola-lavoro sembrano assai difficili da attuare in assenza di finanziamenti certi, visto che quelli degli eventuali sponsor sono per definizione incerti.
6. l’Art. 21 del Disegno di Legge affida al Governo la delega a legiferare entro 18 mesi su ben 13 argomenti specifici (reclutamento di dirigenti e insegnati, alunni disabili, ruolo delle rappresentanze di genitori e studenti, formazione professionale, istruzione da 0 a 6 anni, esami di Stato ecc.), cioè l’essenziale arriverà dopo, senza un vero confronto ma in una cornice già data che ne definirà la direzione.
Per queste ragioni il Coordinamento Genitori Democratici di Recanati aderisce allo sciopero del 5 Maggio ed invita il mondo della scuola a una partecipazione generalizzata.

domenica 12 aprile 2015

studenti disabili e gita scolastica

fonte: disabili.com

GITA SCOLASTICA E STUDENTI DISABILI: ALCUNE DRITTE

scuola in autobusCon l’aiuto di un approfondimento di Ledha, ricordiamo quali sono i diritti degli studenti disabili in gita d’istruzione, e le responsabilità della scuola
La scuola, lo diciamo sempre, è un momento importante  nel quale gettare le basi dell’integrazione. Partecipare alla vita di classe senza esserne separati, abituarsi a condividere attività ludiche e formative con i compagni con disabilità , è il modo più naturale di crescere con la consapevolezza che la diversità fa parte della vita. Fanno parte di questi momenti anche le gite scolastiche,  piccoli eventi che nel vissuto della classe danno la possibilità di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori dell’aula scolastica.

Considerato ciò, va detto che talvolta succede che proprio le gite scolastiche siano gravate di problemi di gestione pratica dell’alunno disabile, tali da impedirgli di prendere parte a questo importante momento formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta, pur di non far perdere al figlio l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della scuola. Ma quali sono i diritti degli studenti con disabilità , quanto alle gite scolastiche? Cosa deve garantire la scuola in merito a questo importante momento relazionale dell’alunno e di tutta la classe? E’ necessario che lo studente sia accompagnato da un famigliare? L’eventuale costo aggiuntivo per il suo trasporto è a carico dell’intera classe?
Su questo torna utile un approfondimento del servizio legale della Ledha  - Lega per i diritti delle persone con disabilità -, che proprio su questo mette in chiaro alcuni elementi. In primis l’appello all'art. 3 della Costituzione Italiana e del principio di integrazione scolastica, ribadendo il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a viaggi di istruzione e visite guidate, esattamente come tutti gli altri compagni, sulla base del principio di uguaglianza.

Come fare, quindi, a garantire parità di diritti a tutti gli studenti, anche nel corso della gita scolastica? Innanzitutto partendo da una organizzazione che tenga conto delle esigenze e delle difficoltà dell’alunno con disabilità . Ricordiamo infatti che è la singola scuola a decidere circa le gite d’istruzione, quindi sarà necessaria una seria valutazione circa il luogo da visitare, ma anche il trasporto da utilizzarsi, il programma di visite e l’accessibilità di spazi e servizi relativi. E’ quindi a capo dell’istituzione scolastica la messa in atto di tutti gli accorgimenti necessari  (c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con handicap possa partecipare al viaggio d’istruzione. Se così non fosse, si entrerebbe in contrasto con  l’articolo 2 della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili, configurandosi come discriminazione.

Partendo quindi dall’organizzazione del viaggio, chiariamo subito che, come ricordato dal testo di Ledha, la scuola non può in alcun caso subordinare il diritto di partecipazione di un alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare che lo accompagni. Questo significa che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad accompagnare l’alunno. Può essere un familiare, ma non è obbligatorio. Spetta infatti agli organi collegiali della scuola designare un accompagnatore qualificato che può essere un qualunque membro della comunità scolastica (docenti, personale ausiliario, o familiari).
Come ricorda la nostra esperta scuola, inoltre, nel caso dei disabili è necessario che tra gli accompagnatori ci sia il docente di sostegno e, qualora previsto, l'assistente all'autonomia. Quest'ultimo deve essere pagato dall'ente locale dal quale dipende anche se, di solito, la quota non è dovuta perché gli organizzatori prevedono alcune gratuità .

E’ sempre la scuola, poi, che in fase di organizzazione del viaggio, per la definizione dei costi, deve comunicare all’agenzia viaggi la presenza di alunni disabili  e relative loro necessità (ivi compresa la presenza di un accompagnatore). La spesa di viaggio relativa alla presenza di un accompagnatore va attribuita a tutta la classe, e non alla singola famiglia con alunno disabile: se così non fosse si tratterebbe di discriminazione.

La discussione sulle gite scolastiche di studenti con disabilità continua anche nel nostro FORUM!

PER APPROFONDIRE:

Vedi il focus di Ledha

Un compendio su visite guidate e viaggi d’istruzione

IN DISABILI.COM:


Speciale INTEGRAZINE SCOLASTICA

GENITORE IN GITA SCOLASTICA? 

giovedì 12 marzo 2015

calendario scolastico nelle marche

fonte: marche.it

SCUOLE, NELLE MARCHE IL PROSSIMO ANNO SCOLASTICO SI APRIRA’ IL 14 SETTEMBRE

10 marzo 2015 10:000 commentiVisite: 11
scuolaANCONA 10 MAR. L’apertura delle scuole nell’anno scolastico 2015/2016 è fissata per lunedì 14 settembre 2016. Lo ha stabilito il nuovo Calendario scolastico, approvato questa mattina dalla giunta regionale su iniziativa dell’assessore all’Istruzione, Marco Luchetti. Da segnalare una novità riguardo all’articolazione degli orari e del calendario: le scuole infatti chiuderanno il 4 giugno 2016 se l’attività didattica si svolgerà su sei giorni alla settimana e il 3 giugno 2016 se svolta su cinque giorni.  Infatti, anche il numero di giorni di lezione cambia se l attività didattica è svolta su sei giorni settimanali: 206 giorni o 205 nel caso che la festa del Santo Patrono ricorra nel corso dellanno scolastico. Mentre per l’attività didattica svolta su cinque giorni settimanali – a condizione che venga garantito il monte ore obbligatorio con rientri pomeridiani e/o con allungamento dellorario giornaliero delle lezioni- saranno 171  giorni o 170 nel caso che la festa del Santo Patrono ricorra nel corso dellanno scolastico. Una programmazione  ha sottolineato lassessore Luchetti  che come sempre tiene conto delle esigenze della comunità regionale e delle scuole, quindi ampiamente concertata con tutti i soggetti coinvolti. Una scelta che lascia ampi margini di autonomia alle istituzioni scolastiche per pianificare gli adattamenti più opportuni alle esigenze del Piano dell’Offerta Formativa e programmare un attività in linea con le esigenze delle famiglie e degli studenti. La novità più rilevante  spiega l’assessore  a fini di un miglior coordinamento del servizio,  riguarda le scuole secondarie di secondo grado che dovranno concertare con le scuole appartenenti allo stesso ambito provinciale, con le Amministrazioni provinciali e i gestori dei servizi di Trasporto pubblico locale le articolazioni degli orari e la calendarizzazione delle lezioni. Si tratta di un criterio da adottare per conciliare ragioni di razionalizzazione della spesa pubblica e la garanzia del miglior servizio di trasporto pubblico agli studenti.  A concertazione avvenuta le Province dovranno rilasciare una dichiarazione di compatibilità del calendario con i servizi erogabili dalle stesse. Per quanto riguarda invece le scuole dell’infanzia le lezioni  inizieranno sempre il 14 settembre ma termineranno il 30 giugno 2016. In considerazione della rilevanza e specificità del servizio educativo offerto, le scuole dell’infanzia hanno la facoltà di anticipare la data di apertura e di posticipare il termine delle attività didattiche.  Come sempre la sospensione delle lezioni previste nelle festività di rilevanza nazionale: il 1° novembre festa di tutti i Santi, l8 dicembre Immacolata Concezione, il 25 dicembre S. Natale, il 26 dicembre, il 1° gennaio, il 6 gennaio, il Lunedì dell’Angelo, il 25 aprile anniversario della Liberazione, il 1° maggio festa del Lavoro, il 2 giugno festa  della Repubblica,la festa del Santo Patrono. In aggiunta alle festività nazionali, le lezioni si sospendono in tutte le scuole di ogni ordine e grado, il 2 novembre 2015, 7 dicembre 2015 e per le vacanze natalizie:dal 24 dicembre 2015 al 5 gennaio 2016 e dal 24 marzo 2016 al 29 marzo 2016 per quelle pasquali.  Le Istituzioni Scolastiche hanno poi a disposizione, qualora la festa del Patrono non ricorra nel corso dell’anno scolastico, altri 2 giorni di sospensione. Nel caso in cui la festa del Patrono ricorra nel corso dell’anno scolastico,  1 solo ulteriore  giorno di sospensione. Possono terminare in data successiva al 30 giugno 2016 le attività svolte nelle classi interessate agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di 2° grado; nelle classi delle istituzioni scolastiche che svolgono percorsi formativi modulari destinati agli adulti. Il calendario scolastico adottato dalle singole Istituzioni Scolastiche dovrà essere comunicato entro il 30 giugno 2015 agli  Enti locali e alle famiglie.

martedì 3 marzo 2015

wi-fi nelle scuole

fonte: la scuola di mafalda

wi-fi nelle scuole, e il principio di precauzione?

Il Governo italiano ha recentemente presentato alla Commissione Europea i piani per lo sviluppo delle tecnologie, dell'innovazione e dell'economia digitale nazionale con l’obiettivo di colmare il cd “digital divide” (ovvero il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione e chi ne è escluso) e di utilizzare il digitale come leva di trasformazione economica e sociale per “perseguire gli obiettivi della crescita, dell’occupazione, della qualità della vita, della rigenerazione democratica nel paese [sic!]”. I documenti sono i seguenti:
- “Strategia per la crescita digitale 2014-2020” [clicca qui]
- “Strategia italiana per la banda ultralarga” [clicca qui].
I piani presentati dal Governo rappresenterebbero per taluni un grave passo indietro nella tutela ambientale e sanitaria dai rischi legati ai campi elettromagnetici poiché in contrasto con il principio di precauzione, più volte invocato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa, che imporrebbe cautela nel diffondere le tecnologie a radiofrequenza.
Tra le misure previste dal Governo figura infatti quella di “uniformare i limiti nazionali a quelli europei in materia di elettromagnetismo” e “innalzare i limiti elettromagnetici” (pag. 12 - Strategia italiana per la banda ultralarga), allo scopo di favorire la realizzazione di un mercato unico digitale europeo, standardizzando regole ed opportunità, nonché di diffondere la tecnologia wi-fi nei luoghi pubblici, in particolare nelle scuole, negli ospedali e negli uffici.
Ma sul wi-fi, ovvero la tecnologia che permette di essere connessi alla rete internet senza fili, si discute da parecchi anni se possa entrare senza dubbi nelle scuole o se la prolungata esposizione ai campi elettromagnetici costituisca un pericolo per la salute umana, in particolare per quella dei bambini e dei ragazzi.
Alcune scuole, a titolo precauzionale, hanno infatti deciso di non attivarlo (in rete si citano i casi del Liceo Morgagni di Roma o delle scuole del Comune di Suzzara in provincia di Mantova), altre hanno limitato la diffusione in specifiche aree dell’edificio scolastico.
La Risoluzione del Consiglio d’Europa n.185/2011 “I potenziali pericoli dei campi elettromagnetici e i loro effetti sull’ambiente” [clicca qui] ha invitato i governi dei Paesi membri a limitare l’esposizione ai campi elettromagnetici, specialmente quelli delle radiofrequenze associate ai telefoni mobili, in particolare per «i bambini e i giovani, che sembrano essere maggiormente a rischio per quanto riguarda i tumori alla testa».
L’assemblea del Consiglio d’Europa ha suggerito agli stati membri di rivedere gli standard o i valori soglia per le emissioni dei campi elettromagnetici di tutti i tipi di frequenze applicando il principio ALARA (“As Low As Reasonably Achievable” ovvero “tanto basso quanto ragionevolmente possibile”) e riguardo alla protezione dei bambini ha raccomandato che:
8.3.1 sviluppino con diversi ministeri (educazione, ambiente e salute) campagne specifiche di informazione dirette a insegnanti, genitori e alunni per allertarli sui rischi specifici sull’utilizzo precoce, sconsiderato e prolungato di cellulari e altri dispositivi che emettono microonde;
8.3.2 per i bambini in generale e in particolare nelle scuole nelle classi, si dia la preferenza a connessioni internet cablate, e regolino severamente l’uso dei cellulari da parte degli alunni nei locali della scuola;
Ma gli appelli a non sottovalutare i rischi derivanti dall’uso indiscriminato delle onde elettromagnetiche non sono recenti. Già nel 2002 oltre 1.000 medici hanno sottoscritto il primo Appello di Friburgo [clicca qui], subito tradotto in numerose lingue. E 36.000 persone di ogni parte del mondo ne hanno condiviso il contenuto.
A distanza di 10 anni, nel 2012, ancora medici e scienziati, con riferimento all’Appello di Friburgo, si sono rivolti con un secondo appello internazionale [clicca qui] ai colleghi, ai cittadini e a coloro che in ogni parte del mondo hanno una responsabilità politica, perché vengano garantiti alla popolazione standard di prevenzione adeguati dalle radiazioni elettromagnetiche.
Nel 2013 il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca ha indetto un bando per il finanziamento delle dotazioni tecnologiche per i servizi di connettività wireless nelle scuole [vedasi il D.D.G. prot. n. 3559 del 19 dicembre 2013: clicca qui].
Qualche mese fa (novembre 2014) l’Assemblea di Roma Capitale ha approvato un ordine del giorno sui rischi e la pericolosità per la salute umana dei collegamenti Wi-Fi, internet e contenuti digitali in tecnologia wireless [clicca qui] sottolineando che “l'utenza scolastica ha diritto alla massima attenzione nella tutela della salute e all'adozione dei migliori strumenti atti alla prevenzioni di possibili patologie”.
I nostri figli sono già quotidianamente esposti ai campi elettromagnetici a radiofrequenza dei dispositivi installati nelle nostre case o nelle case dei nostri vicini (e non parliamo dell’esposizione ai campi dei telefoni cellulari). A questo si aggiungono le ore trascorse all’interno degli edifici scolastici.
Vi sono alternative? Occorrerebbe stimolare il legislatore a conservare e magari migliorare in senso cautelativo i limiti di legge e favorire con sgravi fiscali e investimenti mirati le tecnologie sicure, ovvero quelle via cavo, invece di quelle a radiofrequenza.
Ma sembra una battaglia di retroguardia, anche se in discussione c’è la salute dei bambini.
Documentazione citata nel post:
- Strategia per la crescita digitale 2014-2020 [clicca qui]
- Strategia italiana per la banda ultralarga [clicca qui]- Appello di Friburgo (9 ottobre 2002) [clicca qui]
- Appello internazionale dei medici (2012) [clicca qui] (l’appello è pubblicato sul sito http://freiburger-appell-2012.info/de/home.php)
- Risoluzione parlamentare Consiglio d’Europa n. 185/2011 [clicca qui]
- Ordine del giorno n. 225 approvato dall’Assemblea di Roma Capitale [clicca qui]

giovedì 26 febbraio 2015

i privati tra i banchi di scuola

fonte: comuneinfo

I privati tra i banchi di scuola


 140408-LA-desks-protest-405
di Anna Bruno
Eccoci qua noi italiani! Spogliati di tutto, svenduti al privato che agisce ormai senza controllo. Assurto a salvatore di un paese sull’orlo “di una crisi di nervi”, si è insinuato il privato… e, come una piovra, continua ad insinuarsi, ovunque gli sia utile, previo studio di accurate strategie. E i suoi tentacoli finiscono col prendere possesso di ogni cosa su cui poggiano e passano.
Ha cominciato anni fa, sostenendo l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Perché bisognava privatizzare questi innanzitutto, e trasformare i loro iscritti in surrogati della politica: persone dipendenti, fiacche, impotenti, marionette manovrate dall’alto, educate a divenir strilloni di mestiere. Perché spianassero la strada ai tentacoli del loro padrone, favorendone l’avanzamento. Sempre con circospezione, si intende. Fino a giungere ai beni comuni, nonché a quelli primari: casa, acqua, ospedali, tribunali, scuole. Ben istruiti e manovrati dal burattinaio, i wanna marchi della poltrona, sono stati i nostri più diligenti brainwashers. Una volta entrati nell’euro, ci dicevano, e poi “svenduti” i nostri beni comuni e primari, noi avremmo indossato, scarpe nuove di zecca, forti abbastanza da poter intraprendere sicuri la via della salvezza: il mercato europeo. La moderna arca di Noé attendeva solo noi.
safe_image.php
Col passare del tempo tuttavia, la realtà si è rivelata essere tutt’altro e, oggi, è sotto gli occhi di tutti… di più, sulla nostra pelle! Il dado ormai è tratto: il drago dell’Apocalisse di Giovanni, ha mostrato le sue sette teste e dieci corna. E il drago vive della debolezza e dell’ingenuità della sua preda. E per essa, resta in agguato e attacca solo quando è certo di vincere. Ma noi, gente civile, abbiamo perso le regole della giungla, dopo aver subito l’educazione alla paura, persino di animali domestici come i cani. Nel frattempo, il mercato, quelle regole, le ha fatte proprie. E così in strada a prostituirsi sono finite, la nostra compagnia di bandiera, l’Alitalia, che passando di mano in mano, continua ancora oggi a licenziare; la Telecom, che non sappiamo più a chi appartenga: un buon affare per altri paesi che hanno trovato il modo di controllare il nostro mercato e indirizzare le nostre scelte; le nostre case, la nostra acqua, la nostra terra, negoziati per infimi affari, e sulle cui realtà, il privato-piovra - come nel caso acqua avvelenata in provincia di Vibo Valentia in Calabria – ormai ha affondato i propri tentacoli e, a macchia d’olio, si espande e impera, inquina e devasta, provoca morte. Per poi lasciare allo Stato, o meglio, alle tasche degli italiani esangui, la patata bollente!
E i nostri surrogati della politica, davanti a questo scempio, come si comportano? Scelgono ancora una volta la via più breve: quella più rassicurante per la poltrona. Quando non possono alzare le tasse o tagliare pensioni, lasciano che il singolo cittadino provveda di tasca propria, sempre che, non ancora dissanguato, se lo possa permettere. Come nel caso della scuola, ad esempio, lasciata alla coscienza e alla responsabilità economica delle famiglie, che troppo spesso provvedono, persino con la carta igienica.
Tuttavia, oggi lo abbiamo capito: è sul malessere delle istituzioni che si fanno affari d’oro. Da tempo ormai le imprese private e/o semi-private, banche o catene commerciali, hanno puntato occhi e posato tentacoli sull’educazione: sui musei (ricordate? Lottomatica per la cultura) tanto quanto sulla scuola. La paradisiaca giungla del Dio-mercato si sta appropriando anche di loro: gli affaristi-iene invisibili dalle loro postazioni, restano nell’ attesa silenziosa della loro ingenua preda di turno da sbranare. E quale preda migliore della scuola e dell’educazione in generale, che sfornano i futuri utenti del dio denaro? Anche nella scuola, come per la politica, hanno prima puntato a ridurre i nostri bambini a cavalli da corsa o da soma, a ferrari o a 500, con il metodo Invalsi (vedi articolo: I nostri occhi per l’arte), istruendo ben bene gli insegnanti, poi, hanno lasciato le attività scolastiche all’esborso “volontario” (?) dei genitori affaticati. E così, anche la scuola è divenuta terreno fertile per il privato-piovra, che le offre il proprio contributo per evitarle il “disastro”!
Laboratorio Bimbi a Lezione di Risparmio al museo
Laboratorio Bimbi a Lezione di Risparmio al museo
Ma il privato-piovra non fa nulla per nulla!. In prima fila, troviamo le banche che offrono aiuto in cambio dei gadgets sull’educazione del “buon risparmiatore”. E all’uopo, fanno sorgere, ad esempio, a Torino, il Museo del Risparmio, che ingaggia esperti del racconto e professionisti dell’audiovisivo. Attraverso questi, si insinua nel malessere dell’istruzione, per portare la “giusta” educazione finanziaria tra i banchi di scuola. E i termini bancari volano come gli innocui aerei di carta tra di essi. Senza però mai cascare in terra, si fermano nelle menti ignare dei futuri utenti di una qualsivoglia banca… E la vecchia paghetta allora perde per sempre la sua valenza di educatrice all’indipendenza e all’autogestione, per farsi educatrice del futuro risparmiatore o investitore.
Al tempo dell’ormai remoto boom economico, era il monopoli ad instillare il sogno dei futuri paperon de’ paperoni, oggi si rallenta in nome di un’educazione al risparmio e al giusto investimento a favore delle banche. Non servono più la storia o la storia dell’arte nella vita, servono solo finanza ed economia. Già si sta pensando di rafforzare questo tipo di studio nelle scuole superiori.
Non è finita qui. Accanto alle banche, si propongono grandi catene commerciali come Conad, che offre buoni sconto a volontà: ad ogni 10 euro di spesa corrisponde un buono scuola per finanziare la didattica, e il progetto lo chiamano “Insieme per la scuola”, con tanto di autorizzazione dal ministero dell’Istruzione Pubblica. Qui la parola chiave diventa “compassione” per una didattica sofferente: un sentimento facilmente indotto nei genitori che, a quel punto, si sentono in dovere di aiutare una scuola altrimenti abbandonata a se stessa. E così, si gioca la carta della “carità”, dopo una ben studiata strategia di marketing aziendale, sotto le vesti di santa beneficienza, beffandosi di genitori, insegnanti e studenti.
consegna-urbino-1
Cosa fare, dunque? Possiamo ancora avere il potere di fermare questo inarrestabile tzunami? Si che lo abbiamo, eccome! In che modo? Semplicemente boicottando le iniziative di banche e imprese della grande distribuzione, e tutti insieme, genitori, insegnanti e chiunque si ritenga detentore della cultura e del buon senso, in nome dei nostri bambini, dei nostri ragazzi. Questa sarebbe la protezione più giusta nei loro confronti, perché non diventino gli alienati di domani. I bambini imparano dai grandi, che fungono loro da modello, questo lo sappiamo. E allora se genitori e insegnanti e mondo civile tutto, sapranno dire No alla piovra, domani le future generazioni sapranno scegliere il bene, perché liberi pensatori. Non più degli alienati che vanno dove li porta il vento, ma persone critiche con la capacità di schierarsi con il bene comune, perché il bene segue la traiettoria della circolarità.
A noi adulti dunque la responsabilità della scelta: tra l’accettare i buoni sconto e far entrare i gadgets delle banche nelle scuole, o mettere direttamente i propri soldi a disposizione delle scuole… o ancora meglio chiedere con forza che sia lo Stato con le nostre tasse ad assicurare una scuola efficiente. Come? Beh, cercando di ottenere con determinazione, ad esempio, una legge contro la corruzione… E allora si che i soldi arriverebbero e di corsa. La speranza dunque c’è…ma risiede nell’impegno.

Anna Bruno, guida ufficiale e curatrice di visite-gioco per bambini e genitori presso musei, è autrice di articoli e libri di educazione all’immagine per bambini. Fondatrice e coordinatrice della comunità il Periegeta

renzi? meglio la LIP!

Renzi? #megliolaLip!

Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica