FONTE: DISABILI.COM
http://www.disabili.com/scuola-a-istruzione/22850-integrazione-scolastica-degli-alunni-disabili-troppi-diritti-negati
Qual'è la reale condizione degli alunni con disabilità?
L’Istat ha recentemente pubblicato l’indagine riguardante le risorse e gli strumenti di cui sono dotate le scuole per permettere e favorire l’inserimento scolastico degli alunni con disabilità. La presenza di alunni con disabilità è notevolmente aumentata, ma quasi 10.000 studenti non hanno visto rispettare il proprio diritti al progetto educativo individuale, troppe scuole non sono ancora accessibili e l’insegnante di sostegno ricopre un ruolo ancora marginale.
IL DATO POSITIVO - L’indagine si riferisce alle scuole statali e private, per gli anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010. E’ necessario premettere che la presenza di alunni con disabilità nella scuola primaria è praticamente raddoppiata, passando dall’,7% al 2,6% del totale della popolazione studentesca in dieci anni. Nella scuola secondaria l’incremento è addirittura superiore.
Nelle scuole italiane studiano oltre 130 mila alunni con disabilità (circa 73 mila nelle primarie e 29 nella secondaria), di cui solo un terzo di sesso femminile. Gli alunni disabili sono mediamente più vecchi dei propri compagni di classe, il che implica necessariamente che le bocciature siano molto frequenti.
Gli studenti disabili che frequentano le scuole italiane sono soprattutto ragazzi con disabilità cognitive (circa il 40%), il 17% sono affetti da disturbi generalizzati dello sviluppo, il 14% sono disabili motori e nel 10% dei casi si tratta di disabilità sensoriali.
LE CERTIFICAZIONI – Nella scuola primaria il 72,2% degli alunni ha una certificazione di handicap in base alla Legge 104, il 2% è certificato come invalido civile e il 13,8% le possiede entrambe. Nella scuola secondaria le certificazioni L.104 sono leggermente inferiori. L’Istat stesso ci ricorda che l’avere una certificazione che attesti il proprio stato di disabilità è normativamente propedeutico all’erogazione da parte del sistema scuola dei servizi per l’integrazione.
IL DATO NEGATIVO – Secondo le statistiche il 95% degli alunni ha una regolare diagnosi funzionale e l’85% un profilo dinamico funzionale , mentre il PEI è stato redatto per il 93% degli alunni della scuola primaria e il 96% di quelli della scuola secondaria. Il che significa che almeno 6500 alunni non hanno avuto diritto a una diagnosi funzionale, 19500 al profilo dinamico funzionale e più di 9000 studenti non hanno avuto un PEI.
I SERVIZI - L'indagine mostra ancora che rispettivamente solo il 21% ed il 18% degli alunni usufruisce di un servizio di trasporto casa-scuola garantito dai comuni ed al 5% e 8% tale servizio è garantito da altri enti locali o da privati.
BARRIERE E TECNOLOGIA– Le barriere architettoniche nelle scuole sono ancora troppe, almeno il 30% degli istituti scolastici presenta ancora gravi impedimenti alla mobilità e all’accessibilità degli studenti disabili, con una netta differenza tra il nord e il sud della nazione.
L’utilizzo dell’informatica e della tecnologia per la “didattica speciale” in Italia non è disponibile per tutti: seppure l’aumento delle postazioni informatiche dedicate sia aumentato sensibilmente nelle regioni più all’avanguardia si arriva all’80% delle scuole, in quelle più retrograde al 48%. La disponibilità di postazioni informatiche nelle classi anziché in laboratori separati è di estrema importanza ai fini dell’integrazione scolastica. Altri dati da analizzare sarebbero quelli riguardanti l’effettivo utilizzo delle postazioni, quando presenti, anche questo piuttosto deludente.
GLI INSEGNATI – Sono proprio loro l’altra faccia della medaglia, coloro i quali dovrebbero accompagnare passo dopo passo i giovani studenti nell’apprendimento e nella vita di relazione.
Nell’anno scolastico 2008-2009 gli insegnati di sostegno sono stati 60.529, di cui 33.556 nella scuola primaria e 26.973 in quella secondaria. Gli assistenti educativi culturali sono arrivati a 13 mila, 700 i comunicatori per non udenti, 1500 i facilitatori per la comunicazione e 10.289 i collaboratori scolastici con assegnazione specifica per l'assistenza all'igiene personale. La distribuzione geogradica della presenza di personale a sostegno dell’integrazione scolastica è però davvero impari tra nord e sud Italia.
Quanto ancora dovranno aspettare i nostri bambini?
DATI ISTAT SULL'INTEGRAZIONE SCOLASTICA
“L’educazione è il valore meno materiale che esista, ma il più decisivo per l’avvenire di un popolo, in quanto è la sua forza spirituale, e per questo è soggiogata da coloro che pretendono di vendere il Paese… Sì, continuiamo a resistere, perché non possiamo permettere che l’educazione di trasformi in un privilegio” (Ernesto Sábato, Prima della fine)
domenica 6 marzo 2011
Federazione Gilda-Unams
GILDA degli INSEGNANTI PADOVA
PROVE INVALSI: OBBLIGO, SCELTA O OPPORTUNITÀ?
1 - IL QUADRO NORMATIVO:
Tutte le prerogative degli organi collegiali della Scuola sono pienamente vigenti, e non possono essere modificate da note e circolari ministeriali.
L’art. 3, comma 1, lettera b, della legge 28 marzo 2003, n.53 (che istituisce l’ Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema di Istruzione) assegna all’INVALSI il compito di effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze ed abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche. Annualmente, poi, il Ministero affida, con Circolare “ad hoc”, gli specifici obiettivi di valutazione dell’anno scolastico in corso (per il 2010/2011 si veda la Direttiva n. 67, del 30 luglio 2010); successivamente, con una semplice Nota Prot. n 3813 AOODPPR /USC datata 30/12/2010 ma pubblicata l’11/1/2011 e rivolta alle Direzioni Regionali, il MIUR detta alcune modalità operative per la rilevazione annuale.
Nessuno degli atti normativi citati ha il potere di intervenire su altre norme vigenti, relative da una parte ai processi decisionali delle Scuole autonome, dall’altra agli obblighi di lavoro dei docenti, descritti nel CCNL.
Val la pena di ricordare che il Presidente dell’INVALSI, Piero Cipollone, ha scritto una lettera ai Dirigenti Scolastici in data 10 gennaio, per invitarli alla partecipazione. Nel sito web www.invalsi.it è possibile trovare i form attraverso i quali, ANNUALMENTE, le singole Istituzioni scolastiche si registrano.
2 - CHI DECIDE? CHI DOVREBBE DECIDERE?
Titolare delle delibere in ordine all’azione didattica ed educativa generale, comprendente anche i criteri e le attività di valutazione, è il Collegio dei Docenti.
Già da anni in molte scuole si “dà per scontata” l’adesione alle attività inerenti la somministrazione delle prove INVALSI; ma è davvero così?
Vediamo:
Sia la Carta Costituzionale (vedasi l’articolo 33 sulla libertà di insegnamento) che il Contratto Nazionale assegnano a ciascun docente piena autonomia professionale e didattica dunque indicazioni di qualunque tipo su attività didattiche di valutazione non possono avere alcun carattere imperativo.
Il Collegio dei Docenti è l’organo collegiale cui sono affidate, nel rispetto della libertà di insegnamento del singolo docente – costituzionalmente garantita – le competenze riguardo le scelte didattiche generali, gli indirizzi educativi, l’adesione ad attività d’Istituto ed infine la stesura e l’approvazione del principale documento - il POF – che riunisce tutte le determinazioni citate. Infatti, l’art. 7 comma 2 del Testo Unico sulla scuola prevede che “il collegio dei docenti:
a) ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell'istituto. In particolare cura la programmazione dell'azione educativa anche al fine di adeguare, nell'ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare.
b) Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente;
c) valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica;
d) adotta o promuove nell'ambito delle proprie competenze iniziative di sperimentazione in conformità degli articoli 276 e seguenti”.
e) Inoltre, il regolamento sull’autonomia (DPR n. 275/99) prevede all’art. 4 c.4 :”Nell'esercizio della autonomia didattica le istituzioni scolastiche assicurano comunque la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale, Coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli enti locali in materia di interventi integrati a norma dell'articolo 139, comma 2, lett. b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati”
Inoltre:
In base al comma 2, art 25 del D.L.vo n° 165/2001 il Dirigente Scolastico deve esercitare i propri poteri nel rispetto delle competenze degli Organi Collegiali e non ha quindi la possibilità di aderire alle prove Invalsi senza una delibera del Collegio dei Docenti che ne ha esclusiva competenza, visto che l’adesione ad attività di valutazione rientra tra le sue prerogative; accade piuttosto spesso la delibera del Collegio venga verbalizzata, anche se durante le sedute il tema passa “sotto traccia”, senza una vera discussione ed una specifica delibera.
Intervenendo anch’essa in materie di competenza del Collegio dei Docenti, la Nota Miur del 30 dicembre 2010 risulta in evidente contrasto con il già citato art. 7 del Testo Unico, previgente, imponendo modalità di valutazione degli apprendimenti degli allievi e quindi prevaricando la progettualità del Collegio in un ambito che la norma attribuisce alla sua competenza. Pertanto gli insegnanti, in seno al Collegio, devono poter esprimere il loro consenso, o dissenso, alla adesione della scuola alle già citate attività. Qualora non sia previsto uno specifico punto all’O.d.g., se ne può richiedere l’introduzione, oppure convocare un collegio straordinario con la sottoscrizione di un terzo dei componenti.
In conseguenza di quanto già detto eventuali decisioni unilaterali dei Dirigenti, in merito alla adesione alle Prove INVALSI, non possono avere alcuna automatica ricaduta sui doveri del personale docente.
3 - GLI IMPEGNI AGGIUNTIVI SONO DOVUTI?
Per definizione ciò che non è compreso negli obblighi di servizio previsti per i Docenti si configura come attività aggiuntiva (o lavoro straordinario) e in quanto tale non è obbligatorio.
Il contratto nazionale di lavoro descrive gli obblighi di servizio dei docenti negli articoli dal 26 al 29 e non prevede obblighi inerenti a questa tipologia di attività.
Poiché la somministrazione, la correzione e la tabulazione dei risultati delle prove Invalsi non rientrano in nessuno degli obblighi previsti dal Contratto nazionale, gli oneri che ne derivano non possono che essere attività aggiuntive:
- ogni attività aggiuntiva d’Istituto deve innanzitutto essere prevista dal POF, dunque essere approvata dal Collegio docenti;
- il lavoro straordinario è volontario e non può essere imposto con un obbligo di servizio;
- ogni attività aggiuntiva deve prevedere l’attribuzione di un incarico che definisca modi e tempi di svolgimento ed il relativo pagamento: a questo proposito è opportuno il coinvolgimento delle RSU di istituto sia nella fase decisionale – non si possono infatti prevedere pagamenti per attività non deliberate – sia in quella più specificamente contrattuale, nel determinare - in caso di approvazione dell’attività da parte del Collegio - quali e quante risorse saranno impiegate nella remunerazione di chi se ne occuperà..
4 - COME VALUTIAMO LE PROVE ED I LORO RISULTATI?
I Docenti della scuola italiana sono stati pressoché esclusi dal percorso che ha portato alla costituzione dell’INVALSI, dal dibattito su cosa e come sia opportuno valutare in modo “standardizzato”, sull’utilizzo dei dati ricavati dall’elaborazione dei risultati.
L’esigenza della definizione di alcuni standard comuni, e di una omogeneità nella valutazione e nella certificazione dei livelli acquisiti in uscita dai percorsi di istruzione, è sentita da più parti e soddisfatta nei paesi dell’area OCSE con diverse modalità, afferenti anche alle diverse architetture dei sistemi scolastici; di particolare rilievo il fatto che i titoli di studio rilasciati dal sistema di istruzione – statali, pubblici, privati – abbiano o meno valore legale.
Anche la comunità europea gioca un ruolo fondamentale, laddove fissa una corrispondenza tra titoli di studio e/o professionali dei diversi paesi necessaria per la libera circolazione al suo interno dei cittadini/lavoratori.
Nel nostro Paese, tuttavia, la strada percorsa sinora con la delega all’INVALSI della costruzione di un Sistema nazionale di valutazione suscita perplessità in ordine alla mancanza di organicità dell’impianto delle prove ed alla loro adeguatezza nel testare il raggiungimento degli obiettivi; proprio la mancanza di una ampia riflessione “preventiva” su COSA MISURARE e di un continuo riscontro con chi nella scuola opera ha fatto si che queste prove, soprattutto quelle destinate al primo ciclo di istruzione sembrino più ciò che l’alunno possiede come patrimonio individuale e sociale, piuttosto che ciò che ha acquisito come patrimonio di conoscenze e – se si vuole – di competenze nell’ambito del percorso strettamente scolastico. ( questi temi sono tra l’altro stati al centro del Convegno Nazionale “E alla fine cosa valutare? Slalom tra Conoscenze e Competenze” che la Gilda di Padova ha organizzato il 30 novembre 2010).
Entrando nello specifico, la sequenza delle prove INVALSI sperimentate ed utilizzate dal 2003 hanno fatto sorgere questi dubbi:
- i test INVALSI sono spesso risultati estranei o avulsi rispetto sia alle programmazioni previste nei POF delle singole scuole, sia rispetto alle indicazioni nazionali delle diverse discipline testate; il rischio è quello di una standardizzare dell'insegnamento, attraverso la “curvatura” delle scelte didattiche dei collegi docenti e dei singoli insegnanti alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, della diversità di stili e scelte metodologici, rischiando di ridurre drasticamente il pluralismo e la libertà d’insegnamento nella scuola.
- L’inserimento della valutazione obbligatoria della Prova nazionale INVALSI per gli Esami di Stato alla conclusione del Primo Ciclo di Istruzione, per fare un esempio, ha acquisito un peso rilevante rispetto alle prove predisposte a livello di Istituto, portando un evidente squilibrio nella determinazione della valutazione finale del singolo studente.
- Non risulta affatto chiaro come sarà elaborato il nesso tra risultati delle prove e situazione socio-culturale delle diverse realtà territoriali e dell’utenza dei singoli istituti, nonostante l’enorme massa di dati statistici che vengono contemporaneamente rilevati, in modo da far pensare quasi ad una “schedatura” degli studenti (la raccolta di dati “sensibili” iniziata lo scorso anno ha suscitato perplessità e preoccupazioni, tanto è vero che l’INVALSI ha recentissimamente dovuto emanare una “informativa” alle famiglie sul trattamento e la conservazione dei dati raccolti): la mancanza di chiarezza su questo punto rende le Prove INVALSI ancora inefficaci a descrivere le cause delle disomogeneità finora rilevate, e a consentire di approntare gli interventi necessari alla loro correzione.
- Il contenuto e gli elementi di valutazione connessi alle prove INVALSI risultano profondamente dissonanti con le altre forme di valutazione in uscita già presenti e praticate nelle scuole dei diversi gradi, alla luce delle Indicazioni Nazionali e delle istruzioni operative per gli Esami di Stato (valutazioni finali, certificazione competenze, esami di stato); esiste quindi un rischio concreto di divergenza tra i due contesti valutativi: come potranno essere utilizzati, in modo da garantire equità e trasparenza, i dati così acquisiti da INVALSI nella valutazione degli Istituti Scolastici o addirittura dei singoli Docenti?
Alla luce delle riflessioni e degli elementi sopra riportati invitiamo tutti i Docenti:
a pretendere, nelle proprie scuole, il rispetto delle prerogative del Collegio dei Docenti in merito alle decisioni di carattere didattico generale ivi comprese le attività di valutazione d’istituto;
a non dare per scontato di doversi accollare, ancora una volta, una incombenza in più, senza che chi la propone ne preveda anche il finanziamento;
ad avviare un dibattito sull’opportunità di dare sempre più spazio a questo tipo di prove, volontà peraltro già espressa da Max Bruschi (consigliere del Ministro Gelmini, che vorrebbe addirittura sostituire “in toto” le prove scritte dell’Esame di Stato - 1° ciclo con prove tipo “INVALSI”), fondandovi una parte via via crescente della valutazione degli allievi, con il relativo rischio di appiattimento ad un modello di insegnamento del tipo “teaching to test”.
23 febbraio
Gilda degli insegnanti
http://www.gildavenezia.it/docs/Archivio/2011/febbr2011/Invalsi_PD.pdf
ALTRO MATERIALE:
Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle
scuole: finalità e aspetti metodologici - Checchi, Ichino, Vittadini
http://www.invalsi.it/download/INVALSI_2008.pdf
I devoti della misurazione - Gabrielli (Cesp Trieste
http://www.cespbo.it/testi/2011_1/invalsi_devoti-misurazione_marzo%202011.pdf
GILDA degli INSEGNANTI PADOVA
PROVE INVALSI: OBBLIGO, SCELTA O OPPORTUNITÀ?
1 - IL QUADRO NORMATIVO:
Tutte le prerogative degli organi collegiali della Scuola sono pienamente vigenti, e non possono essere modificate da note e circolari ministeriali.
L’art. 3, comma 1, lettera b, della legge 28 marzo 2003, n.53 (che istituisce l’ Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema di Istruzione) assegna all’INVALSI il compito di effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze ed abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche. Annualmente, poi, il Ministero affida, con Circolare “ad hoc”, gli specifici obiettivi di valutazione dell’anno scolastico in corso (per il 2010/2011 si veda la Direttiva n. 67, del 30 luglio 2010); successivamente, con una semplice Nota Prot. n 3813 AOODPPR /USC datata 30/12/2010 ma pubblicata l’11/1/2011 e rivolta alle Direzioni Regionali, il MIUR detta alcune modalità operative per la rilevazione annuale.
Nessuno degli atti normativi citati ha il potere di intervenire su altre norme vigenti, relative da una parte ai processi decisionali delle Scuole autonome, dall’altra agli obblighi di lavoro dei docenti, descritti nel CCNL.
Val la pena di ricordare che il Presidente dell’INVALSI, Piero Cipollone, ha scritto una lettera ai Dirigenti Scolastici in data 10 gennaio, per invitarli alla partecipazione. Nel sito web www.invalsi.it è possibile trovare i form attraverso i quali, ANNUALMENTE, le singole Istituzioni scolastiche si registrano.
2 - CHI DECIDE? CHI DOVREBBE DECIDERE?
Titolare delle delibere in ordine all’azione didattica ed educativa generale, comprendente anche i criteri e le attività di valutazione, è il Collegio dei Docenti.
Già da anni in molte scuole si “dà per scontata” l’adesione alle attività inerenti la somministrazione delle prove INVALSI; ma è davvero così?
Vediamo:
Sia la Carta Costituzionale (vedasi l’articolo 33 sulla libertà di insegnamento) che il Contratto Nazionale assegnano a ciascun docente piena autonomia professionale e didattica dunque indicazioni di qualunque tipo su attività didattiche di valutazione non possono avere alcun carattere imperativo.
Il Collegio dei Docenti è l’organo collegiale cui sono affidate, nel rispetto della libertà di insegnamento del singolo docente – costituzionalmente garantita – le competenze riguardo le scelte didattiche generali, gli indirizzi educativi, l’adesione ad attività d’Istituto ed infine la stesura e l’approvazione del principale documento - il POF – che riunisce tutte le determinazioni citate. Infatti, l’art. 7 comma 2 del Testo Unico sulla scuola prevede che “il collegio dei docenti:
a) ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell'istituto. In particolare cura la programmazione dell'azione educativa anche al fine di adeguare, nell'ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare.
b) Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente;
c) valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica;
d) adotta o promuove nell'ambito delle proprie competenze iniziative di sperimentazione in conformità degli articoli 276 e seguenti”.
e) Inoltre, il regolamento sull’autonomia (DPR n. 275/99) prevede all’art. 4 c.4 :”Nell'esercizio della autonomia didattica le istituzioni scolastiche assicurano comunque la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale, Coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli enti locali in materia di interventi integrati a norma dell'articolo 139, comma 2, lett. b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati”
Inoltre:
In base al comma 2, art 25 del D.L.vo n° 165/2001 il Dirigente Scolastico deve esercitare i propri poteri nel rispetto delle competenze degli Organi Collegiali e non ha quindi la possibilità di aderire alle prove Invalsi senza una delibera del Collegio dei Docenti che ne ha esclusiva competenza, visto che l’adesione ad attività di valutazione rientra tra le sue prerogative; accade piuttosto spesso la delibera del Collegio venga verbalizzata, anche se durante le sedute il tema passa “sotto traccia”, senza una vera discussione ed una specifica delibera.
Intervenendo anch’essa in materie di competenza del Collegio dei Docenti, la Nota Miur del 30 dicembre 2010 risulta in evidente contrasto con il già citato art. 7 del Testo Unico, previgente, imponendo modalità di valutazione degli apprendimenti degli allievi e quindi prevaricando la progettualità del Collegio in un ambito che la norma attribuisce alla sua competenza. Pertanto gli insegnanti, in seno al Collegio, devono poter esprimere il loro consenso, o dissenso, alla adesione della scuola alle già citate attività. Qualora non sia previsto uno specifico punto all’O.d.g., se ne può richiedere l’introduzione, oppure convocare un collegio straordinario con la sottoscrizione di un terzo dei componenti.
In conseguenza di quanto già detto eventuali decisioni unilaterali dei Dirigenti, in merito alla adesione alle Prove INVALSI, non possono avere alcuna automatica ricaduta sui doveri del personale docente.
3 - GLI IMPEGNI AGGIUNTIVI SONO DOVUTI?
Per definizione ciò che non è compreso negli obblighi di servizio previsti per i Docenti si configura come attività aggiuntiva (o lavoro straordinario) e in quanto tale non è obbligatorio.
Il contratto nazionale di lavoro descrive gli obblighi di servizio dei docenti negli articoli dal 26 al 29 e non prevede obblighi inerenti a questa tipologia di attività.
Poiché la somministrazione, la correzione e la tabulazione dei risultati delle prove Invalsi non rientrano in nessuno degli obblighi previsti dal Contratto nazionale, gli oneri che ne derivano non possono che essere attività aggiuntive:
- ogni attività aggiuntiva d’Istituto deve innanzitutto essere prevista dal POF, dunque essere approvata dal Collegio docenti;
- il lavoro straordinario è volontario e non può essere imposto con un obbligo di servizio;
- ogni attività aggiuntiva deve prevedere l’attribuzione di un incarico che definisca modi e tempi di svolgimento ed il relativo pagamento: a questo proposito è opportuno il coinvolgimento delle RSU di istituto sia nella fase decisionale – non si possono infatti prevedere pagamenti per attività non deliberate – sia in quella più specificamente contrattuale, nel determinare - in caso di approvazione dell’attività da parte del Collegio - quali e quante risorse saranno impiegate nella remunerazione di chi se ne occuperà..
4 - COME VALUTIAMO LE PROVE ED I LORO RISULTATI?
I Docenti della scuola italiana sono stati pressoché esclusi dal percorso che ha portato alla costituzione dell’INVALSI, dal dibattito su cosa e come sia opportuno valutare in modo “standardizzato”, sull’utilizzo dei dati ricavati dall’elaborazione dei risultati.
L’esigenza della definizione di alcuni standard comuni, e di una omogeneità nella valutazione e nella certificazione dei livelli acquisiti in uscita dai percorsi di istruzione, è sentita da più parti e soddisfatta nei paesi dell’area OCSE con diverse modalità, afferenti anche alle diverse architetture dei sistemi scolastici; di particolare rilievo il fatto che i titoli di studio rilasciati dal sistema di istruzione – statali, pubblici, privati – abbiano o meno valore legale.
Anche la comunità europea gioca un ruolo fondamentale, laddove fissa una corrispondenza tra titoli di studio e/o professionali dei diversi paesi necessaria per la libera circolazione al suo interno dei cittadini/lavoratori.
Nel nostro Paese, tuttavia, la strada percorsa sinora con la delega all’INVALSI della costruzione di un Sistema nazionale di valutazione suscita perplessità in ordine alla mancanza di organicità dell’impianto delle prove ed alla loro adeguatezza nel testare il raggiungimento degli obiettivi; proprio la mancanza di una ampia riflessione “preventiva” su COSA MISURARE e di un continuo riscontro con chi nella scuola opera ha fatto si che queste prove, soprattutto quelle destinate al primo ciclo di istruzione sembrino più ciò che l’alunno possiede come patrimonio individuale e sociale, piuttosto che ciò che ha acquisito come patrimonio di conoscenze e – se si vuole – di competenze nell’ambito del percorso strettamente scolastico. ( questi temi sono tra l’altro stati al centro del Convegno Nazionale “E alla fine cosa valutare? Slalom tra Conoscenze e Competenze” che la Gilda di Padova ha organizzato il 30 novembre 2010).
Entrando nello specifico, la sequenza delle prove INVALSI sperimentate ed utilizzate dal 2003 hanno fatto sorgere questi dubbi:
- i test INVALSI sono spesso risultati estranei o avulsi rispetto sia alle programmazioni previste nei POF delle singole scuole, sia rispetto alle indicazioni nazionali delle diverse discipline testate; il rischio è quello di una standardizzare dell'insegnamento, attraverso la “curvatura” delle scelte didattiche dei collegi docenti e dei singoli insegnanti alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, della diversità di stili e scelte metodologici, rischiando di ridurre drasticamente il pluralismo e la libertà d’insegnamento nella scuola.
- L’inserimento della valutazione obbligatoria della Prova nazionale INVALSI per gli Esami di Stato alla conclusione del Primo Ciclo di Istruzione, per fare un esempio, ha acquisito un peso rilevante rispetto alle prove predisposte a livello di Istituto, portando un evidente squilibrio nella determinazione della valutazione finale del singolo studente.
- Non risulta affatto chiaro come sarà elaborato il nesso tra risultati delle prove e situazione socio-culturale delle diverse realtà territoriali e dell’utenza dei singoli istituti, nonostante l’enorme massa di dati statistici che vengono contemporaneamente rilevati, in modo da far pensare quasi ad una “schedatura” degli studenti (la raccolta di dati “sensibili” iniziata lo scorso anno ha suscitato perplessità e preoccupazioni, tanto è vero che l’INVALSI ha recentissimamente dovuto emanare una “informativa” alle famiglie sul trattamento e la conservazione dei dati raccolti): la mancanza di chiarezza su questo punto rende le Prove INVALSI ancora inefficaci a descrivere le cause delle disomogeneità finora rilevate, e a consentire di approntare gli interventi necessari alla loro correzione.
- Il contenuto e gli elementi di valutazione connessi alle prove INVALSI risultano profondamente dissonanti con le altre forme di valutazione in uscita già presenti e praticate nelle scuole dei diversi gradi, alla luce delle Indicazioni Nazionali e delle istruzioni operative per gli Esami di Stato (valutazioni finali, certificazione competenze, esami di stato); esiste quindi un rischio concreto di divergenza tra i due contesti valutativi: come potranno essere utilizzati, in modo da garantire equità e trasparenza, i dati così acquisiti da INVALSI nella valutazione degli Istituti Scolastici o addirittura dei singoli Docenti?
Alla luce delle riflessioni e degli elementi sopra riportati invitiamo tutti i Docenti:
a pretendere, nelle proprie scuole, il rispetto delle prerogative del Collegio dei Docenti in merito alle decisioni di carattere didattico generale ivi comprese le attività di valutazione d’istituto;
a non dare per scontato di doversi accollare, ancora una volta, una incombenza in più, senza che chi la propone ne preveda anche il finanziamento;
ad avviare un dibattito sull’opportunità di dare sempre più spazio a questo tipo di prove, volontà peraltro già espressa da Max Bruschi (consigliere del Ministro Gelmini, che vorrebbe addirittura sostituire “in toto” le prove scritte dell’Esame di Stato - 1° ciclo con prove tipo “INVALSI”), fondandovi una parte via via crescente della valutazione degli allievi, con il relativo rischio di appiattimento ad un modello di insegnamento del tipo “teaching to test”.
23 febbraio
Gilda degli insegnanti
http://www.gildavenezia.it/docs/Archivio/2011/febbr2011/Invalsi_PD.pdf
ALTRO MATERIALE:
Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle
scuole: finalità e aspetti metodologici - Checchi, Ichino, Vittadini
http://www.invalsi.it/download/INVALSI_2008.pdf
I devoti della misurazione - Gabrielli (Cesp Trieste
http://www.cespbo.it/testi/2011_1/invalsi_devoti-misurazione_marzo%202011.pdf
L’Associazione Semi di Serra nasce nel 2008 su iniziative di cinque famiglie che vivono a Roppolo e
ASSOCIAZIONE SEMI DI TERRA: IN DIFESA DELLA PICCOLA SCUOLA DI UN PICCOLO COMUNE
ASSOCIAZIONE SEMI DI TERRA
L’Associazione Semi di Serra nasce nel 2008 su iniziative di cinque famiglie che vivono a Roppolo
e Viverone, in provincia di Biella e alle pendici de la Serra.
I venti freddi della crisi si cominciavano a fare più forti ed era logico chiedersi cosa fare.
La crisi non è, come a volte ci induce a credere la TV, un fenomeno alieno che cade su di noi senza
che si capisca da dove viene e dove và. E’ un fenomeno molto concreto, invece. Ci ha portato meno
lavoro, quindi meno ricchezza. E soprattutto causa tagli continui ai servizi. Chi paga di più questi
tagli? Ovviamente, i più deboli.
Nel nostro caso: i nostri figli. Non vogliamo però pensare solo a noi, quindi i bambini in generale.
Togliere attenzione ai nostri bambini significa non prendersi cura del futuro.
Nei nostri primi ragionamenti, però, c’era già un seme di dubbio.
Siamo sicuri che aver cura dei nostri figli voglia dire riempirli di cose, dimostrare la nostra
ricchezza economica?
La prima attività che abbiamo svolto, e che deriva da questa domanda, è stata L’Orto dei bambini.
Grazie al Comune di Roppolo abbiamo potuto coltivare in un pezzo di terra del parco giochi di via
Cavaglià. Abbiamo piantato insalata, fagioli, pomodori e cavolo. Tutte le attività sono state svolte
insieme ai nostri bambini (anche quella di mangiare).
Abbiamo così capito che la ricchezza non sta solo o non tanto nella quantità di denaro da
accumulare e spendere, bensì anche nel tempo che si dedica ai nostri figli e nel senso che si da alle
cose che si fanno con loro.
Semplice, no?
Richiede, però, anche fatica, costanza e perseveranza oltre a una gran voglia di giocare.
Non tutti hanno dato la stessa misura di questi ingredienti, ma non importa. Gli impegni sono
diversi e ognuno mette quello che può.
Nel frattempo abbiamo cominciato a crescere di numero. Ormai eravamo una ventina, dopo solo un
anno di attività e iniziative.
La scorsa primavera, poi, abbiamo vissuto ancora più forte il soffiare del vento gelido di cui
parlavamo all’inizio di questo breve racconto.
Alcuni di noi che avevano i figli prossimi al fatidico passaggio alla scuola dell’obbligo, ci hanno
raccontato allarmati che si stava concretizzando il rischio di non avere una prima classe alla Scuola
Primaria di Viverone.
I genitori si sono mobilitati con senso di responsabilità e intelligenza. La prima c’è e la Scuola di
Viverone continua a vivere.
In realtà i numeri per mantenerla ci sono. Il problema è che rispetto a altre scuole del circondario
manca di un servizio accessorio ma determinante: il doposcuola.
Così come Associazione ci siamo proposti per gestire dei doposcuola che pesassero poco
(pochissimo) sulle famiglie in termini economici e, invece, abbiamo chiesto tempo e voglia di fare.
Adesso se andate alla Scuola Primari di Viverone o a quella dell’Infanzia di Roppolo troverete
bambini che rimangono fino alle 18.00 con mamme e papà che si turnano per stare insieme a loro.
Se questa storia vi ha appassionato siamo sempre in cerca di persone di buona volontà che ci aiutino
a dare speranza di un futuro sereno ai nostri figli.
Potete trovarci nei doposcuola durante la settimana, spesso il sabato o la domenica organizziamo
attività all’Orto dei bambini, in Biblioteca a Viverone o in oratorio a Cavaglià.
Oppure potete scriverci una mail all’indirizzo semidiserra@gmail.com
Speriamo di presentarvi presto i nostri bambini
Ettore Macchieraldo dei Semi di Serra
ASSOCIAZIONE SEMI DI TERRA: IN DIFESA DELLA PICCOLA SCUOLA DI UN PICCOLO COMUNE
ASSOCIAZIONE SEMI DI TERRA
L’Associazione Semi di Serra nasce nel 2008 su iniziative di cinque famiglie che vivono a Roppolo
e Viverone, in provincia di Biella e alle pendici de la Serra.
I venti freddi della crisi si cominciavano a fare più forti ed era logico chiedersi cosa fare.
La crisi non è, come a volte ci induce a credere la TV, un fenomeno alieno che cade su di noi senza
che si capisca da dove viene e dove và. E’ un fenomeno molto concreto, invece. Ci ha portato meno
lavoro, quindi meno ricchezza. E soprattutto causa tagli continui ai servizi. Chi paga di più questi
tagli? Ovviamente, i più deboli.
Nel nostro caso: i nostri figli. Non vogliamo però pensare solo a noi, quindi i bambini in generale.
Togliere attenzione ai nostri bambini significa non prendersi cura del futuro.
Nei nostri primi ragionamenti, però, c’era già un seme di dubbio.
Siamo sicuri che aver cura dei nostri figli voglia dire riempirli di cose, dimostrare la nostra
ricchezza economica?
La prima attività che abbiamo svolto, e che deriva da questa domanda, è stata L’Orto dei bambini.
Grazie al Comune di Roppolo abbiamo potuto coltivare in un pezzo di terra del parco giochi di via
Cavaglià. Abbiamo piantato insalata, fagioli, pomodori e cavolo. Tutte le attività sono state svolte
insieme ai nostri bambini (anche quella di mangiare).
Abbiamo così capito che la ricchezza non sta solo o non tanto nella quantità di denaro da
accumulare e spendere, bensì anche nel tempo che si dedica ai nostri figli e nel senso che si da alle
cose che si fanno con loro.
Semplice, no?
Richiede, però, anche fatica, costanza e perseveranza oltre a una gran voglia di giocare.
Non tutti hanno dato la stessa misura di questi ingredienti, ma non importa. Gli impegni sono
diversi e ognuno mette quello che può.
Nel frattempo abbiamo cominciato a crescere di numero. Ormai eravamo una ventina, dopo solo un
anno di attività e iniziative.
La scorsa primavera, poi, abbiamo vissuto ancora più forte il soffiare del vento gelido di cui
parlavamo all’inizio di questo breve racconto.
Alcuni di noi che avevano i figli prossimi al fatidico passaggio alla scuola dell’obbligo, ci hanno
raccontato allarmati che si stava concretizzando il rischio di non avere una prima classe alla Scuola
Primaria di Viverone.
I genitori si sono mobilitati con senso di responsabilità e intelligenza. La prima c’è e la Scuola di
Viverone continua a vivere.
In realtà i numeri per mantenerla ci sono. Il problema è che rispetto a altre scuole del circondario
manca di un servizio accessorio ma determinante: il doposcuola.
Così come Associazione ci siamo proposti per gestire dei doposcuola che pesassero poco
(pochissimo) sulle famiglie in termini economici e, invece, abbiamo chiesto tempo e voglia di fare.
Adesso se andate alla Scuola Primari di Viverone o a quella dell’Infanzia di Roppolo troverete
bambini che rimangono fino alle 18.00 con mamme e papà che si turnano per stare insieme a loro.
Se questa storia vi ha appassionato siamo sempre in cerca di persone di buona volontà che ci aiutino
a dare speranza di un futuro sereno ai nostri figli.
Potete trovarci nei doposcuola durante la settimana, spesso il sabato o la domenica organizziamo
attività all’Orto dei bambini, in Biblioteca a Viverone o in oratorio a Cavaglià.
Oppure potete scriverci una mail all’indirizzo semidiserra@gmail.com
Speriamo di presentarvi presto i nostri bambini
Ettore Macchieraldo dei Semi di Serra
All'iniziativa hanno aderito altri genitori da varie parti d'Italia. Anche la redazione di Megachip ha dato il proprio contributo, ed ecco realizzata una breve traccia audio pensata per le emittenti radiofoniche e per la diffusione attraverso internet. Il testo, scritto da Andrea Sottile rielaborando alcune situazioni tratte dal “Pinocchio” di Collodi, è recitato dall'attore Paolo Poli, che ha condiviso lo spirito e le ragioni dell'appello e a cui va tutta la nostra gratitudine.
Tra qualche mese verrà realizzata una versione video dello spot, con marionette e attori della Compagnia di Gianni e Cosetta Colla.
Si ringraziano: Laura Cicognani (voce di Pinocchio), Nicola Tosi (voce finale), Stefania Colla, Clementina Bonanno e i bambini.
Hanno dato forma a questo Pinocchio: David Bonelli, Serena Clemente, Federico Frascarelli, Ettore Macchieraldo, Michele Maggino, Gisella Orsini, Marcello Pistoi, Massimiliano Silvestri.
Ascolta lo spot: [clicca qui] oppure [qui]
STAVOLTA NOI CI ESPONIAMO
Siamo Presidenti dei Consigli d'Istituto e di Circolo delle Scuole di Bologna
e provincia, il nostro ruolo istituzionale non ci consentirebbe di
esporci politicamente.
Tuttavia, stante il clima e le parole utilizzate dal Capo del Governo italiano, sabato 26 febbraio scorso,
nell'ambito del convegno dei Cristiano-Riformisti e che qui si riportano integralmente:
"potere educare i figli liberamente e liberamente vuol dire di non essere costretti a mandare i figli a
scuola, in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della
loro famiglia..."
Riteniamo doverose alcune considerazioni che esulano dalle idee e dalle scelte politiche di ciascuno.
- Chiediamo a voi genitori, insegnanti, educatori e chiunque abbia a che fare quotidianamente con la scuola pubblica, se questa scuola inculca ai vostri figli valori contrari a quelli che cercate di trasmettere;
- chiediamo se i vostri figli frequentano una scuola di stampo illiberale o se invece ritenete che si debba sempre preservare il diritto al libero arbitrio ed al confronto tra diverse opinioni ma basato sempre sul
rispetto degli uni verso gli altri.
L'azione "demolitoria" messa in atto dal Presidente del Consiglio con netto disprezzo e denigrazione
nei confronti della scuola pubblica, la quale è tra i pilastri dei suoi compiti istituzionali come azione di governo, è stata ampiamente dimostrata, precedentemente con le politiche adottate, ed ora anche mettendo in atto una censura di principi educativi.
Resta da capire la ragione di cotanto accanimento che riteniamo abbia quale motivazione solamente la mera propaganda politica.
Questa animosità verso ciò che è pubblico mal collima con il ruolo istituzionale del Capo del Governo che al contrario dovrebbe in primis si possa confrontare senza subire censure educative, politiche, religiose, razziali ecc..
Anche interpretando questo attacco unicamente quale opportunismo elettorale, ci si deve profondamente indignare nel vedere che la scuola dei nostri figli viene disprezzata e attaccata senza precedenti, con accuse
insensate ed offensive sia per chi ci lavora, ma anche per chi ancora ci crede ossia noi genitori ma soprattutto i nostri figli che devono essere formati in un clima sereno e aperto al confronto.
Crediamo quindi che il nostro ruolo di Presidenti debba essere quello di difendere la scuola dei nostri figli non solo da continui tagli economici, ma anche da attacchi di tipo culturale-ideologico.
Flavio Capelli Presidente IC Castel Maggiore
Franco Tinarelli Presidente IC 7 Bologna
Cristina Brighetti Presidente IC 1 Bologna
Stefania Marianucci Presidente X Circolo Bologna
Federico Canini Presidente DD Zola Predosa
Raffaele Dargenio Presidente IC San Giorgio di Piano
Maurizio Bruni Presidente ISIS Archimede S.Giovanni Persiceto
Marco Piazzi Presidente IC Granarolo dell'Emilia
Luisa Carpani Presidente IC Argelato
Tiziano Loreti Presidente Liceo Copernico Bologna
Katia Raspanti Presidente IC Castel San Pietro Terme
Angela Iacopetta Presidente IC 3 Bologna
Paride Lorenzini Presidente DD Castel S.Pietro Terme
Vittorio Marzaro Presidente IC Pieve di Cento/Castello d'Argile
Domenico Mastroscianna Presidente IC Sala Bolognese
Antonio Biagio Salvati Presidente IC Casalecchio/Centro
Moris Masetti Presidente IC Rastignano
Marina Mandini Presidente DD S. Giovanni Persiceto
Marco Mascagni Presidente IC Ceretolo/Casalecchio
Teresa Di Camillo Presidente IC 11 Bologna
Stefano Galli Presidente DD III Circolo Bologna
Milena Emanuela Minghetti Presidente IC San Giovanni in Persiceto
Pironti Bruno Presidente DD I Circolo San Lazzaro di Savena
Silvia Pullega Presidente IC Anzola Emilia
Davide Lunghini Presidente IC Crevalcore
Roberta Bonfiglioli Presidente IC 5 Bologna
Eugenio Mastrorocco Presidente XIII Circolo Didattico di Bologna
Angelo Bolzonaro Presidente IC Malalbergo-Baricella
Davide Pinelli Presidente IC Bazzano-Monteveglio
Giuseppe Passa Presidente ISIS Keynes Castel Maggiore
Federico Marabini Presidente IC 9 Bologna
Danilo Bacchelli Presidente IC10 Bologna
Siamo Presidenti dei Consigli d'Istituto e di Circolo delle Scuole di Bologna
e provincia, il nostro ruolo istituzionale non ci consentirebbe di
esporci politicamente.
Tuttavia, stante il clima e le parole utilizzate dal Capo del Governo italiano, sabato 26 febbraio scorso,
nell'ambito del convegno dei Cristiano-Riformisti e che qui si riportano integralmente:
"potere educare i figli liberamente e liberamente vuol dire di non essere costretti a mandare i figli a
scuola, in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della
loro famiglia..."
Riteniamo doverose alcune considerazioni che esulano dalle idee e dalle scelte politiche di ciascuno.
- Chiediamo a voi genitori, insegnanti, educatori e chiunque abbia a che fare quotidianamente con la scuola pubblica, se questa scuola inculca ai vostri figli valori contrari a quelli che cercate di trasmettere;
- chiediamo se i vostri figli frequentano una scuola di stampo illiberale o se invece ritenete che si debba sempre preservare il diritto al libero arbitrio ed al confronto tra diverse opinioni ma basato sempre sul
rispetto degli uni verso gli altri.
L'azione "demolitoria" messa in atto dal Presidente del Consiglio con netto disprezzo e denigrazione
nei confronti della scuola pubblica, la quale è tra i pilastri dei suoi compiti istituzionali come azione di governo, è stata ampiamente dimostrata, precedentemente con le politiche adottate, ed ora anche mettendo in atto una censura di principi educativi.
Resta da capire la ragione di cotanto accanimento che riteniamo abbia quale motivazione solamente la mera propaganda politica.
Questa animosità verso ciò che è pubblico mal collima con il ruolo istituzionale del Capo del Governo che al contrario dovrebbe in primis si possa confrontare senza subire censure educative, politiche, religiose, razziali ecc..
Anche interpretando questo attacco unicamente quale opportunismo elettorale, ci si deve profondamente indignare nel vedere che la scuola dei nostri figli viene disprezzata e attaccata senza precedenti, con accuse
insensate ed offensive sia per chi ci lavora, ma anche per chi ancora ci crede ossia noi genitori ma soprattutto i nostri figli che devono essere formati in un clima sereno e aperto al confronto.
Crediamo quindi che il nostro ruolo di Presidenti debba essere quello di difendere la scuola dei nostri figli non solo da continui tagli economici, ma anche da attacchi di tipo culturale-ideologico.
Flavio Capelli Presidente IC Castel Maggiore
Franco Tinarelli Presidente IC 7 Bologna
Cristina Brighetti Presidente IC 1 Bologna
Stefania Marianucci Presidente X Circolo Bologna
Federico Canini Presidente DD Zola Predosa
Raffaele Dargenio Presidente IC San Giorgio di Piano
Maurizio Bruni Presidente ISIS Archimede S.Giovanni Persiceto
Marco Piazzi Presidente IC Granarolo dell'Emilia
Luisa Carpani Presidente IC Argelato
Tiziano Loreti Presidente Liceo Copernico Bologna
Katia Raspanti Presidente IC Castel San Pietro Terme
Angela Iacopetta Presidente IC 3 Bologna
Paride Lorenzini Presidente DD Castel S.Pietro Terme
Vittorio Marzaro Presidente IC Pieve di Cento/Castello d'Argile
Domenico Mastroscianna Presidente IC Sala Bolognese
Antonio Biagio Salvati Presidente IC Casalecchio/Centro
Moris Masetti Presidente IC Rastignano
Marina Mandini Presidente DD S. Giovanni Persiceto
Marco Mascagni Presidente IC Ceretolo/Casalecchio
Teresa Di Camillo Presidente IC 11 Bologna
Stefano Galli Presidente DD III Circolo Bologna
Milena Emanuela Minghetti Presidente IC San Giovanni in Persiceto
Pironti Bruno Presidente DD I Circolo San Lazzaro di Savena
Silvia Pullega Presidente IC Anzola Emilia
Davide Lunghini Presidente IC Crevalcore
Roberta Bonfiglioli Presidente IC 5 Bologna
Eugenio Mastrorocco Presidente XIII Circolo Didattico di Bologna
Angelo Bolzonaro Presidente IC Malalbergo-Baricella
Davide Pinelli Presidente IC Bazzano-Monteveglio
Giuseppe Passa Presidente ISIS Keynes Castel Maggiore
Federico Marabini Presidente IC 9 Bologna
Danilo Bacchelli Presidente IC10 Bologna
sabato 5 marzo 2011
CI CONSENTA, GIU’ LE MANI DALLA SCUOLA PUBBLICA
Il Co.Ge.De. Liguria (Coordinamento Genitori Democratici) ritiene gravi le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, in quanto estremamente offensive nei riguardi della Scuola Pubblica e degli Insegnanti che vi lavorano con onestà intellettuale e con un impegno reso sempre più gravoso dalle crescenti condizioni di precarietà e dagli iniqui tagli alle risorse umane e finanziarie.
Siamo di fronte ad un intollerabile attacco alla funzione della Scuola della Repubblica, alla quale lo Stato affida il compito costituzionale di rimuovere gli ostacoli che, favorendo le disuguaglianze economiche e sociali, impediscono la promozione della persona e il concreto esercizio della cittadinanza da parte dei giovani.
La Scuola Pubblica è un’istituzione laica e, in quanto tale, grazie anche alla libertà di insegnamento dei suoi Docenti e ai rapporti di collaborazione tra Scuola, Studenti e Genitori, garantisce il pieno rispetto del pluralismo ideale e culturale che è il fondamento della nostra democrazia.
IL COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI INVITA I GENITORI, GLI STUDENTI E GLI OPERATORI SCOLASTICI
A MOBILITARSI IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA
Genova, 2 marzo 2011
Il Co.Ge.De. Liguria (Coordinamento Genitori Democratici) ritiene gravi le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, in quanto estremamente offensive nei riguardi della Scuola Pubblica e degli Insegnanti che vi lavorano con onestà intellettuale e con un impegno reso sempre più gravoso dalle crescenti condizioni di precarietà e dagli iniqui tagli alle risorse umane e finanziarie.
Siamo di fronte ad un intollerabile attacco alla funzione della Scuola della Repubblica, alla quale lo Stato affida il compito costituzionale di rimuovere gli ostacoli che, favorendo le disuguaglianze economiche e sociali, impediscono la promozione della persona e il concreto esercizio della cittadinanza da parte dei giovani.
La Scuola Pubblica è un’istituzione laica e, in quanto tale, grazie anche alla libertà di insegnamento dei suoi Docenti e ai rapporti di collaborazione tra Scuola, Studenti e Genitori, garantisce il pieno rispetto del pluralismo ideale e culturale che è il fondamento della nostra democrazia.
IL COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI INVITA I GENITORI, GLI STUDENTI E GLI OPERATORI SCOLASTICI
A MOBILITARSI IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA
Genova, 2 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/01/con-la-scuola-pubblica-sempre/94589/
Con la scuola pubblica, sempre
di Sonia Alfano
Chi di voi, come me, ha dei figli piccoli o adolescenti, conosce molto bene la scuola
pubblica e i suoi insegnanti. Sa quanta dedizione e passione servano per alzarsi ogni mattina con
l’obiettivo di mettere in comune e regalare una parte della propria conoscenza per arricchire
ogni singolo studente. Quegli insegnati, con quel gesto, fanno qualcosa di grande non solo per
quella classe ma per l’Italia tutta. Chi conosce il mondo della scuola pubblica sa bene quanto lo
stipendio, per gli insegnanti, sia assolutamente inadeguato a fronte di quello che queste persone
fanno per tutti gli studenti, per quelli svegli, per quelli vivaci, per quelli più difficili, per
i disabili e anche, e forse soprattutto, per quelli che di scuola, apparentemente, non ne
vogliono sentir parlare. Pochi sono quegli insegnanti che fanno questo mestiere per lo
stipendio; in quel caso farebbero altro. Molti sono quelli che lo fanno nonostante un posto
fisso non ce l’abbiano e forse non ce l’avranno mai: sono “i precari della scuola”, gli “ultimi
della classe” li chiamano. Mio padre stesso, che giornalista lo era per hobby, per missione di
vita direbbe oggi qualcuno, era un insegnante di educazione tecnica. E nei suoi occhi vedevo la
passione senza la quale questo lavoro diventa addirittura dannoso per gli studenti. ( ......)
A me oggi mancano altri discorsi e altre parole sulla scuola pubblica. Manca un grande padre
della patria, un partigiano, un resistente che 61 anni fa aveva già tristemente presagito quel che
sarebbe potuto accadere e che oggi ha ampiamente visto luce. Quell’uomo era Piero Calamandrei, ed
era l’11 febbraio 1950, durante il terzo congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma.
Voglio riportare solo alcuni passi per “rinfrescare” queste parole che dovrebbero essere
scolpite dinnanzi ad ogni scuola, ad ogni istituto d’istruzione, affinchè non si dimentichi
mai che già i padri costituenti temevano per la salute e per la libertà della nostra scuola e che
hanno lasciato a noi il compito di difenderla e vigilare su di essa quotidianamente.
“Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve
regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di
Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine
della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito”.
“ [...] Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,
intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia
che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole
del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole
private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad
andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato”.
“ […] Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in
scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole
private. […] L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato.
Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la
sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi
insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami
siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”.
E’ per queste parole, per questi concetti che io voglio difendere la mia scuola pubblica, la
nostra scuola, dalle mire eversive di un uomo non folle ma lucidissimo che ha compreso che, dopo
aver assoggettato i media, l’ultimo baluardo all’uniformazione dei cervelli è la scuola
pubblica. Vorrebbe solo scuole private che rispondessero non all’etica degli insegnanti ma agli sponsor e ai finanziatori.
E’ per queste parole che io non posso che stare con orgoglio dalla parte dei docenti delle scuole
pubbliche e non lascerò che questo degno erede del Ventennio porti a compimento il suo progetto
di distruzione di massa delle menti dei nostri giovani.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/01/con-la-scuola-pubblica-sempre/94589/
Con la scuola pubblica, sempre
di Sonia Alfano
Chi di voi, come me, ha dei figli piccoli o adolescenti, conosce molto bene la scuola
pubblica e i suoi insegnanti. Sa quanta dedizione e passione servano per alzarsi ogni mattina con
l’obiettivo di mettere in comune e regalare una parte della propria conoscenza per arricchire
ogni singolo studente. Quegli insegnati, con quel gesto, fanno qualcosa di grande non solo per
quella classe ma per l’Italia tutta. Chi conosce il mondo della scuola pubblica sa bene quanto lo
stipendio, per gli insegnanti, sia assolutamente inadeguato a fronte di quello che queste persone
fanno per tutti gli studenti, per quelli svegli, per quelli vivaci, per quelli più difficili, per
i disabili e anche, e forse soprattutto, per quelli che di scuola, apparentemente, non ne
vogliono sentir parlare. Pochi sono quegli insegnanti che fanno questo mestiere per lo
stipendio; in quel caso farebbero altro. Molti sono quelli che lo fanno nonostante un posto
fisso non ce l’abbiano e forse non ce l’avranno mai: sono “i precari della scuola”, gli “ultimi
della classe” li chiamano. Mio padre stesso, che giornalista lo era per hobby, per missione di
vita direbbe oggi qualcuno, era un insegnante di educazione tecnica. E nei suoi occhi vedevo la
passione senza la quale questo lavoro diventa addirittura dannoso per gli studenti. ( ......)
A me oggi mancano altri discorsi e altre parole sulla scuola pubblica. Manca un grande padre
della patria, un partigiano, un resistente che 61 anni fa aveva già tristemente presagito quel che
sarebbe potuto accadere e che oggi ha ampiamente visto luce. Quell’uomo era Piero Calamandrei, ed
era l’11 febbraio 1950, durante il terzo congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma.
Voglio riportare solo alcuni passi per “rinfrescare” queste parole che dovrebbero essere
scolpite dinnanzi ad ogni scuola, ad ogni istituto d’istruzione, affinchè non si dimentichi
mai che già i padri costituenti temevano per la salute e per la libertà della nostra scuola e che
hanno lasciato a noi il compito di difenderla e vigilare su di essa quotidianamente.
“Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve
regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di
Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine
della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito”.
“ [...] Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,
intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia
che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole
del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole
private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad
andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato”.
“ […] Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in
scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole
private. […] L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato.
Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la
sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi
insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami
siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”.
E’ per queste parole, per questi concetti che io voglio difendere la mia scuola pubblica, la
nostra scuola, dalle mire eversive di un uomo non folle ma lucidissimo che ha compreso che, dopo
aver assoggettato i media, l’ultimo baluardo all’uniformazione dei cervelli è la scuola
pubblica. Vorrebbe solo scuole private che rispondessero non all’etica degli insegnanti ma agli sponsor e ai finanziatori.
E’ per queste parole che io non posso che stare con orgoglio dalla parte dei docenti delle scuole
pubbliche e non lascerò che questo degno erede del Ventennio porti a compimento il suo progetto
di distruzione di massa delle menti dei nostri giovani.
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