giovedì 13 giugno 2013

Il Governo Letta e l’edilizia scolastica (di Osvaldo Roman)

fonte: una crepa in comune

Il Governo Letta e l’edilizia scolastica (di Osvaldo Roman)

L’edilizia è ancora oggi un drammatico problema di sicurezza nelle scuole. Assumerla come priorità come ha fatto il Presidente Letta potrebbe significare, anche se non necessariamente nei primi 100 giorni, la realizzazione di interventi destinati non solo al risanamento delle scuole ma alla crescita del Paese.
Si può allo scopo ricordare che del famigerato miliardo, sbandierato da Berlusconi e poi “nascosto” da Tremonti, sono stati impegnati praticamente solo i 276 milioni destinati all’approntamento delle strutture scolastiche allestite o risanate nel territorio devastato dal terremoto dell’Abruzzo. Altri 120 milioni, derivanti in parte da ulteriori interventi (60 milioni) della legge di stabilità 2012, sono stati destinati per le esigenze derivanti dal terremoto dell’Emilia Romagna. E’ incredibile ma vero tutto il resto dello stanziamento non è stato finora utilizzato!
Con i Fondi strutturali europei (FSE, FESR) e con il Piano di Azione e Coesione (PAC) avviato nel 2011 il Miur ha finanziato interventi per gli ambienti scolastici nelle Regioni della Convergenza.
Gli impegni effettuati a partire dal 2010 con il relativo PON, pari a circa 220 mln, saranno completati finanziariamente solo nel 2015. Quelli previsti nel PAC (422,5 milioni di euro) superano la dotazione dell’Azione pari a 383,9 milioni di euro per la realizzazione di opere di ristrutturazione e riqualificazione degli ambienti scolastici volti a migliorare l’efficientamento energetico, la messa in sicurezza e l’accessibilità degli edifici.

Le risorse per quanto riguarda l’edilizia scolastica sono attualmente in sostanza quelle richiamate alla lettera a) del comma 4 dell’art. 11 della legge 221/12 e sono rappresentate, come specifica la Tavola 3.2 dell’allegato VI al DPF 2013-Doc. LVII n.1 da:
• 203,4 mln che vanno a integrare o a sostituire quei 358,422 mln già stanziati dalla delibera CIPE n.32/2010 successivamente ridotti dalla Delibera CIPE n. 6 del 20 gennaio 2012;
• 259,0 mln la cui progettazione ,stando al suddetto DEF,è ancora in corso!
Poiché l’edilizia scolastica è una priorità del governo Letta si riparta dunque da questi dati per i quali si dovrà prevedere una tempestiva erogazione e un adeguato incremento.

La recente Direttiva per i 38 mln per il Fondo immobiliare

Mentre si attendono ancora i piani si cui all’art.53 e quelli di cui all’art 11 comma 4 della legge 221/12 il MIUR ha emanato il 26 marzo 2013 una Direttiva per l’edilizia scolastica che prevede l’impiego di 38 milioni di euro per interventi nelle scuole statali attraverso il fondo immobiliare.
Si tratta di 38 milioni di euro da destinare alla rigenerazione del patrimonio immobiliare e alla costruzione di nuove scuole attraverso lo strumento del fondo immobiliare.
Il fondo immobiliare, da costituire attraverso una Società di Gestione del Risparmio appositamente individuata dall'Ente locale/Regione tramite procedure ad evidenza pubblica, è uno strumento finanziario destinato a realizzare le nuove strutture grazie alla valorizzazione degli immobili obsoleti, conferiti dall'Ente locale/Regione, e ad ogni ulteriore eventuale cofinanziamento.
Per accedere ai contributi gli Enti locali/Regioni hanno dovuto presentare una richiesta, specificando l'importo del contributo richiesto ed inviando il modello di protocollo di intesa, nel quale dovevano essere espressamente indicati gli interventi da realizzare ed il relativo costo totale. Gli Enti locali e le Regioni che hanno diritto al contributo, avrebbero dovuto successivamente sottoscrivere formalmente con il MIUR il Protocollo di Intesa.

E’ utile al riguardo richiamare la più recente normativa in materia perché una gran parte delle disposizioni in essa previste risultano ancora inattuate.
Innanzitutto occorre richiamare il contenuto dell’articolo 53 del DL 9/2/2012 n. 5 convertito nella legge 4 aprile 2012 n.35 (legge sulle semplificazioni):
il comma 1 disponeva, - al fine di garantire su tutto il territorio nazionale l’ammodernamento e la razionalizzazione del patrimonio immobiliare scolastico, anche in modo da conseguire una riduzione strutturale delle spese correnti di funzionamento- l’approvazione da parte del CIPE di un Piano nazionale di edilizia scolastica.
Lo stesso comma disciplinava il procedimento di approvazione del piano stabilendo che essa sarebbe dovuta avvenire:
su proposta dei Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa in sede di Conferenza unificata;
entro 90 giorni dall’entrata in vigore del suddetto decreto (il comma in esame prevedeva che la proposta di Piano fosse trasmessa alla Conferenza unificata entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto e che il Piano fosse poi approvato entro i successivi 60 giorni).
Al comma 1 bis era prevista la verifica dello stato di attuazione degli interventi ela ricognizione sullo stato di utilizzazione della risorse già stanziate.
Il comma 2 specificava in dettaglio gli interventi da realizzare attraverso il Piano, nonché i criteri da seguire e gli strumenti da utilizzare per la loro realizzazione. Veniva infatti statuito che il Piano avrebbe dovuto avere ad oggetto la realizzazione di interventi:
di ammodernamento e recupero del patrimonio scolastico esistente, anche ai fini della messa in sicurezza degli edifici;
di costruzione e completamento di nuovi edifici scolastici.

Lo stesso comma elencava i criteri generali che avrebbero dovuto guidare l’attuazione del Piano; veniva infatti previsto che gli interventi citati dovranno essere realizzati:
in un’ottica di razionalizzazione e contenimento delle spese correnti di funzionamento;
nel rispetto dei criteri di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni inquinanti;
favorendo il coinvolgimento di capitali pubblici e privati.

Tra gli interventi strumentali alla realizzazione del Piano, si ricordavano, come utilizzabili:
a) la ricognizione del patrimonio immobiliare pubblico, costituito da aree ed edifici non più utilizzati, da destinare agli interventi previsti dall’articolo in commento, sulla base di accordi tra il MIUR, l’Agenzia del demanio, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero della difesa in caso di aree ed edifici non più utilizzati a fini militari, le regioni e gli enti locali;
b) la costituzione di uno o più fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e razionalizzazione del patrimonio immobiliare scolastico ovvero alla promozione di strumenti finanziari immobiliari innovativi, articolati anche in un sistema integrato nazionale e locale, per l’acquisizione e la realizzazione di immobili per l’edilizia scolastica;
c) la messa a disposizione di beni immobili di proprietà pubblica a uso scolastico suscettibili di valorizzazione e dismissione in favore di soggetti pubblici o privati, mediante permuta, anche parziale, con immobili già esistenti o da edificare e da destinare a nuove scuole;
d) le modalità di compartecipazione facoltativa degli enti locali.
d-bis) la promozione di contratti di partenariato pubblico privato come definiti dal codice civile.
Il comma 3 prevedeva che, in coerenza con le indicazioni contenute nel Piano, i Ministeri dell’istruzione, dell’università e della ricerca, delle infrastrutture e dell’ambiente promuovano congiuntamente la stipulazione di appositi accordi di programma, approvati con decreto dei relativi Ministri, al fine di:
concentrare gli interventi sulle esigenze dei singoli contesti territoriali;
promuovere e valorizzare la partecipazione di soggetti pubblici e privati per sviluppare utili sinergie.

Il comma 4 prevedeva che nella delibera CIPE di approvazione del Piano fossero disciplinati modalità e termini per la verifica periodica delle fasi di realizzazione del Piano, in base al cronoprogramma approvato e alle esigenze finanziarie.
Tale verifica, in base al medesimo comma, avrebbe dovuto consentire, in caso di scostamenti, di destinare le risorse finanziarie pubbliche a modalità di attuazione più efficienti.

Il comma 5 individuava i seguenti interventi urgenti da attuare nelle more della definizione e approvazione del Piano, al fine di assicurare il tempestivo avvio di interventi prioritari e immediatamente realizzabili di edilizia scolastica coerenti con gli obiettivi di cui ai commi 1 e 2:
approvazione, da parte del CIPE (su proposta dei Ministri dell’istruzione e delle infrastrutture, sentita la Conferenza unificata), di un Piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici esistenti e di costruzione di nuovi edifici scolastici, anche favorendo interventi diretti al risparmio energetico e all’eliminazione delle locazioni a carattere oneroso, nell’ambito delle risorse assegnate al Ministero dell’istruzione dall’art. 33, comma 8, della L. 183/2011 e pari a 100 milioni di euro per l’anno 2012.
applicazione anche nel triennio 2012-2014 delle disposizioni di cui all’art. 1, comma 626, della L. 296/2006 (finanziaria 2007), con estensione dell’ambito di applicazione alle scuole primarie e dell’infanzia, subordinatamente al rispetto dei saldi strutturali di finanza pubblica.
Il comma 6, al fine di semplificare le procedure relative alle operazioni presenti nell’articolo, disciplina l’acquisizione e la cessazione del vincolo di destinazione a uso scolastico. Viene infatti previsto che tale vincolo:
sia acquisito automaticamente per i nuovi edifici con il collaudo dell’opera;
cessi per gli edifici scolastici oggetto di permuta con l’effettivo trasferimento delle attività scolastiche presso la nuova sede.

Il comma 7 prevedeva l’emanazione di un decreto interministeriale recante le norme tecniche-quadro, contenenti gli indici minimi e massimi di funzionalità urbanistica, edilizia (anche con riferimento alle tecnologie in materia di efficienza e risparmio energetici e produzione da fonti energetiche rinnovabili) e didattica indispensabili a garantire indirizzi progettuali di riferimento adeguati e omogenei sul territorio nazionale.
Lo stesso comma precisava che l’adozione di tale nuova normativa tecnica dovrà essere finalizzata ad adeguare la normativa tecnica vigente agli standard europei e alle più moderne concezioni di realizzazione e impiego degli edifici scolastici, perseguendo altresì, ove possibile, soluzioni protese al contenimento dei costi.
Relativamente alle modalità di adozione del decreto, il comma precisava che esso avrebbe dovuto essere emanato, di concerto dai Ministri dell’istruzione dell’università e della ricerca, delle infrastrutture e dell’ambiente, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, sentita la Conferenza unificata.

Il comma 8 disponeva che all’attuazione dell’articolo si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Il comma 9 prevedeva
• l’adozione, entro 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto, di misure di gestione, conduzione e manutenzione degli immobili finalizzate al contenimento dei consumi di energia e alla migliore efficienza degli usi finali della stessa, da parte di:
-enti proprietari di edifici adibiti a istituzioni scolastiche;
-università; enti di ricerca vigilati dal MIUR
Il comma prevedeva altresì che l’adozione delle misure indicate:
• dovrà avvenire secondo linee guida ministeriali, predisposte dal MIUR, di concerto con i Ministeri dell’ambiente, dello sviluppo economico e delle infrastrutture, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto;
• potrà avvenire anche attraverso il ricorso, in deroga all’art. 12 del D.L. 98/2011, ai contratti di servizio energia di cui al D.P.R. 412/1993 e al D.Lgs. 115/2008.

Tutte le previsioni di cui al suddetto articolo 53 risultano ad oggi inattuate con l’eccezione dell’adozione delle norme tecniche quadro di cui al comma 7 a cui ha fatto seguito la Direttiva del MIUR riguardante l’impiego di 38 mln per il sostegno dei fondi immobiliari.

Sul tema dell’edilizia scolastica è successivamente intervenuto l’art. 11, commi dal 4 al 4-octies, del D.L. n. 179/2012 convertito con modificazioni dalla L. n. 221/2012.
Di conseguenza la lettera a) del comma 2 dell'articolo 53 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, risulta modificata come segue:
«a) Il Ministero dell'istruzione, università e ricerca, le regioni e i competenti enti locali, al fine di garantire edifici scolastici sicuri, sostenibili e accoglienti, avviano tempestivamente iniziative di rigenerazione integrata del patrimonio immobiliare scolastico, anche attraverso la realizzazione di nuovi complessi scolastici, e promuovono, d'intesa, con il Ministero dell'economia e delle finanze, iniziative finalizzate, tra l'altro, alla costituzione di società, consorzi o fondi immobiliari, anche ai sensi degli articoli 33 e 33-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. I predetti strumenti societari o finanziari possono essere oggetto di conferimento o di apporto da parte delle amministrazioni proprietarie di immobili destinati ad uso scolastico e di immobili complementari ai progetti di rigenerazione, in coerenza con le destinazioni individuate negli strumenti urbanistici. Per le finalità di cui al presente comma, sono utilizzate le risorse di cui all'articolo 33, comma 8, della legge 12 novembre 2011, n. 183, nonché le risorse a valere sui fondi di cui all'articolo 33, comma 3, della legge 12 novembre 2011, n. 183, già destinate con delibera CIPE n. 6/2012 del 20 gennaio 2012, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2012, alla costruzione di nuove scuole. Per favorire il contenimento dei consumi energetici del patrimonio scolastico e, ove possibile, la contestuale messa a norma dello stesso, gli enti locali, proprietari di immobili scolastici, possono ricorrere, ai fini del contenimento della spesa pubblica, ai contratti di servizio energia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, e successive modificazioni, da stipulare senza oneri a carico dell'ente locale in conformità alle previsioni di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, anche nelle forme previste dall'articolo 3, comma 15-ter, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;».

Altre integrazioni apportate dal suddetto art.11 alla normativa stabilita dall’ art 53 sono le seguenti:
4-bis. Per consentire il regolare svolgimento del servizio scolastico in ambienti adeguati e sicuri, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca con proprio decreto, d'intesa con la Conferenza unificata, definisce le priorità strategiche, le modalità e i termini per la predisposizione e per l'approvazione di appositi piani triennali, articolati in singole annualità, di interventi di edilizia scolastica, nonché i relativi finanziamenti.
4-ter. Per l'inserimento in tali piani, gli enti locali proprietari degli immobili adibiti all'uso scolastico presentano, secondo quanto indicato nel decreto di cui al comma 4-bis, domanda alle regioni territorialmente competenti.
4-quater. Ciascuna regione e provincia autonoma, valutata la corrispondenza con le disposizioni indicate nel decreto di cui al comma 4-bis e tenuto conto della programmazione dell'offerta formativa, approva e trasmette al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il proprio piano, formulato sulla base delle richieste pervenute. La mancata trasmissione dei piani regionali nei termini indicati nel decreto medesimo comporta la decadenza dai finanziamenti assegnabili nel triennio di riferimento.
4-quinquies. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, verificati i piani trasmessi dalle regioni e dalle province autonome, in assenza di osservazioni da formulare li approva e ne dà loro comunicazione ai fini della relativa pubblicazione, nei successivi trenta giorni, nei rispettivi Bollettini ufficiali.
4-sexies. Per le finalità di cui ai commi da 4-bis a 4-quinquies, a decorrere dall'esercizio finanziario 2013 è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il Fondo unico per l'edilizia scolastica, nel quale confluiscono tutte le risorse iscritte nel bilancio dello Stato comunque destinate a finanziare interventi di edilizia scolastica.
4-septies. Nell'assegnazione delle risorse si tiene conto della capacità di spesa dimostrata dagli enti locali in ragione della tempestività, dell'efficienza e dell'esaustività dell'utilizzo delle risorse loro conferite nell'annualità precedente, con l'attribuzione, a livello regionale, di una quota aggiuntiva non superiore al 20 per cento di quanto sarebbe ordinariamente spettato in sede di riparto.
4-octies. Per gli edifici scolastici di nuova edificazione gli enti locali responsabili dell'edilizia scolastica provvedono ad includere l'infrastruttura di rete internet tra le opere edilizie necessarie.
4-novies. All'articolo 15, comma 3, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «dell'intera dotazione libraria» è inserita la seguente: «necessaria».

Non ha finora, fra l’altro, trovato alcuna attuazione quanto previsto al comma 4-sexies, circa l'istituzione nello stato di previsione del MIUR del Fondo unico per l'edilizia scolastica, nel quale confluiscano tutte le risorse iscritte nel bilancio dello Stato comunque destinate a finanziare interventi di edilizia scolastica, incluse quelle di cui al FSC.
In relazione a tale previsione l’Allegato VI al DEF 2013 segnala che é in corso l'istruttoria per definire il perimetro delle assegnazioni del Fondo Sviluppo e Coesione -FSC -(ex FAS) interessate e, soprattutto, le modalità per l'utilizzo delle risorse stesse che confluiranno nel Fondo suddetto in coerenza con le regole che le caratterizzano.
Se non altro per una questione di correttezza legislativa é inoltre necessario rivedere la formulazione dell’art.11 del DL n.179 convertito nella legge n. 221/2012 là dove, al comma 4, si interviene solo sulla lettera a) del comma 2 dell’art. 53 della legge n .35/2012 e non sulle rimanenti parti [b),c) d) e d-bis)] del medesimo articolo pure investite dalle modifiche apportate. Così pure sarà necessario coordinare le modifiche, apportate al comma 2, lett. a) dell’art 53 predetto, con le disposizioni recate dal comma 5 lettera a) del medesimo art. 53.

In questi giorni il nuovo ministro Maria Grazia Carrozza ha accennato alla centralità che dovrà assumere un intervento del Governo in questo settore.
Le condizioni per un serio avvio del progetto sono dunque già sul tappeto e dovranno essere correttamente utilizzate a partire da:
• una piena utilizzazione delle risorse del FSC non ancora programmate e un loro graduale incremento;
• l’utilizzo dei Fondi immobiliari;
• la rimozione del patto di stabilità per le spese che riguardano l’edilizia e la sicurezza delle scuole.


(Osvaldo Roman, pubblicato il 19 maggio 2013 su faceworker.it - il documento in pdf: clicca qui]

scuola aperta al territorio

fonte: comuneinfo

Le chiavi della scuola

I genitori di una scuola molto interculturale come la Di Donato di piazza Vittorio, a Roma, gestiscono gratuitamente nel pomeriggio alcuni locali e il cortile. La scuola è diventata uno spazio aperto per attività sociali, sportive, culturali, ma anche per il mercatino e il Gas
Anna Becchi
Sono i primi anni del nuovo millennio. Siamo a Roma, all’Esquilino, quartiere vicino alla Stazione Termini, noto per la Piazza Vittorio e il suo mercato, crocevia di genti e di «culture» molteplici. Il quartiere sta vivendo una trasformazione, la popolazione locale, fatta prevalentemente di piccoli commercianti ma anche di operai e impiegati, lascia i locali e le abitazioni a una nuova onda migrante attratta appunto dal mercato e dalla vicinanza alla stazione centrale. Anche la scuola, l’istituto Manin e la sua sede di via Bixio la Federico Di Donato, vedono iscriversi moltissimi bambini di famiglie migranti prevalentemente dall’Asia, ma anche dall’Africa e dal Sud America. Dalla Di Donato le famiglie italiane cominciano ad andare via, alcune si trasferiscono, altre pur vivendo nel quartiere preferiscono iscrivere i figli nelle scuole un po’ più lontane (ma forse più sicure). Un nucleo di famiglie sceglie però di restare, ed è proprio da questo nucleo che parte l’esigenza di far giocare i propri figli il pomeriggio negli spazi della scuola e l’idea di chiedere il permesso al preside. Si inizia con un cineforum, un torneo di calcetto e con i giochi dal mondo in cortile. Il preside non solo accoglie l’esigenza ma rilancia chiedendo a quei genitori di fondare un’associazione e di prendere in consegna i cortili e i seminterrati in disuso della scuola.
Così da dieci anni i cortili e i seminterrati della Di Donato sono diventati la piazza più bella e più vissuta del quartiere, teatro di danze, giochi, tornei ma soprattutto luogo di incontro e spazio di gioco libero e sicuro per centinaia di bambini e genitori. Un laboratorio a cielo aperto, vivace e scomposto di cittadinanza attiva, di partecipazione spontanea e gratuita al «bene comune», di inclusione, di sostegno reciproco, di conciliazione scuola-casa-lavoro ma soprattutto di socialità, convivialità e piacevole condivisione.
Gli spazi vengono gestiti dalle 16,30 alle 22 durante la settimana e tutto il fine settimana da moltissimi genitori volontari e da un numero minimo di genitori e operatori che lavorano qualche ora per garantire l’apertura dei locali e il funzionamento della segreteria, del doposcuola e della ludoteca. Gli spazi vengono accuditi e manutenuti come se fossero la casa di tutti – e forse meglio -, la casa che tutti rispettano e sentono tale. Allo stesso tempo tutti si conoscono e conoscono i figli degli altri, come in una grande famiglia allargata, per questo i bambini sono liberi di girare all’interno di quei mille metri quadri di spazio in totale libertà e sicurezza, senza bisogno di essere controllati continuamente da un adulto. Gli adulti ci sono ma sono impegnati a fare altro e quando serve intervengono, proprio come a casa. E come in tutte le grandi famiglie capita di occuparsi e accudire i figli di altri. I nonni volontari svolgono un ruolo fondamentale per tutti quei bambini italiani ma soprattutto migranti che non vedono o non conoscono i propri nonni.
La partecipazione di ognuno è libera e dettata soltanto dalla voglia di esserci e di contribuire ognuno come e quanto può. Così, proprio grazie al contributo di ognuno, si sono attivate negli anni moltissime attività sportive, culturali, ricreative, sociali. La ludoteca e il doposcuola gratuiti utilizzati da centinaia di bambini che non hanno la possibilità di essere seguiti a casa o i cui genitori lavorano fino a tardi. I corsi di italiano L2, lo sportello di sostegno psicologico, progetti di sostegno individuale a famiglie o ragazzi in difficoltà. Progetti di rivalutazione degli spazi, e un partenariato europeo.
L’apertura dei cancelli ha innescato un circolo virtuoso che ha coinvolto le istituzioni e le associazioni del territorio. Una scuola che dà le sue chiavi a dei genitori è un atto di delega e fiducia non da poco. Municipio, Comune e Provincia in momenti diversi hanno capito, assecondato e aiutato. Ma sono state soprattutto le altre associazioni del territorio a consentire di creare una effettiva rete che in alcuni momenti ha potuto lavorare unitamente su progetti come la messa in sicurezza di diversi attraversamenti, la realizzazione di sport in piazza, o un tavolo di lavoro sui giovani di tutto il territorio per prevenire la dispersione scolastica. Così sono nati per esempio il mercatino, il Gruppo di acquisto soldiale «GasSquilino» e l’orto-urbano di Piazza Fanti, aperti a tutto il territorio.
Oggi che i bambini sono cresciuti e sono usciti dalla scuola che li ha cullati e accompagnati in questo bellissimo percorso per dieci lunghi anni molti chiedono che cosa sarà di questa esperienza e se saranno i nuovi bambini e genitori capaci di continuarla o se lo vorranno fare. Molti si chiedono anche cosa hanno ricevuto quei bambini e quelle bambine, cosa si porteranno dietro, di certo l’apertura mentale e l’abitudine alla condivisione. Molti, infine, si chiedono se questo modello di scuola aperta sia replicabile: chi l’ha promossa e curate dice di sì, e per permettere che altri usufruiscano di questa esperienza, alcuni hanno cominciato a scrivere questa storia.

La foto in alto è stata pubblicata nel sito di Shoot4change.net, organizzazione senza scopo di lucro costituita da fotografi, designer, artisti (professionisti e non) che condividono parte del loro tempo per la ripresa di reportage umanitari per Ong e altre organizzazioni sociali.

alunni disertori

 fonte: comuneinfo

Alunni disertori

Uno studente di diciassette anni si presenta a scuola con la mimetica, un fucile con il colpo in canna e trenta munizioni. E’ accaduto qualche giorno fa a Desenzano, provincia di Brescia. Del resto, la «cultura» militare invade la scuola pubblica con sempre più frequenza. I militari si presentano per invitare studenti e studentesse ad entrare nell’esercito. C’è anche chi coinvolge i ragazzi nella guida dei caccia, portandoli direttamente sugli aerei della morte, come a Cameri (Novara), per far un simpatico «volo dimostrativo». L’associazione Pax Christi, tra gli altri, ora dice basta e promuove la campagna Scuole smilitarizzate
di Renato Sacco*
130320_gun_photo_2Uno studente di diciassette anni si presenta a scuola con la mimetica, un fucile con il colpo in canna nella custodia della chitarra e trenta munizioni. E’ accaduto qualche giorno fa a Desenzano, provincia di Brescia. Non sono mancati, giustamente, i commenti di condanna del gesto, di preoccupazione, di paura per quel che poteva succedere. E così via. Certo un episodio isolato ma inquietante, e per fortuna finito bene, senza morti o feriti. Sì, perché a scuola non si va con le armi.
Ma, c’è un «ma». Perchè la scuola italiana è sempre più militarizzata? Nel senso che «attraverso molteplici iniziative inserite nei percorsi formativi, apre spesso le porte ad attività presentate, come ‘orientamento scolastico’, direttamente dalle Forze armate, da tempo impegnate a raggiungere capillarmente il mondo giovanile»
Quante volte abbiamo visto generali e militari di ordine grado entrare nelle scuole per presentare ai giovani la possibilità di entrare nell’esercito, di guidare un caccia, portando direttamente gli studenti, ad esempio sull’aereo a Cameri (Novara) per far un volo ‘dimostrativo’!
E’ vero, non entrano con le armi a scuola. Men che meno entrano a scuola con l’intenzione di sparare. Ma tutta l’operazione è per educare all’uso delle armi, alla guerra. Basti pensare all’iniziativa «Allenati per la vita» con corsi per l’uso delle armi e con gare pratiche «tra pattuglie di studenti».
«Quando nella realtà formativa dei ragazzi entrano le attività promozionali dell’Esercito italiano, della Marina militare e dell’Aeronautica militare, si promuove un militarismo che educa all’arte della guerra piuttosto che alla costruzione della pace con mezzi pacifici e attraverso il rispetto per l’altro». E’ quanto si legge nella presentazione della campagna Scuole smilitarizzate promossa da Pax Christi, in particolare dai giovani di Pax Christi che «ritengono sia urgente riaffermare che la scuola deve educare alla nonviolenza e alla pace», non alla guerra.
C’è un sito che presenta la campagna, con tutto il materiale necessario scaricabile qui
In questi giorni le scuole chiudono, iniziano le vacanze. L’episodio di Desenzano potrebbe farci riflettere e prepararci a riaprire le scuole all’educazione alla pace, alla nonviolenza.
Le armi e l’esercito, per favore, lasciamoli fuori.


Renato Sacco, sacerdote, è coordinatore nazionale Pax Christi Italia.

martedì 11 giugno 2013

stato dell'arte delle riforme/taglio e riforme/esercizio potere

 fonte: vivalascuola

stato dell'arte delle riforme/taglio e riforme/esercizio potere


Proverò quindi a richiamare qui schematicamente le “riforme” della scuola a partire dal 2008, per comprendere in che misura questo anno scolastico che si conclude si ponga in continuità con i precedenti e ci dia elementi utili a tenere alta la guardia per il futuro. Divido, per comodità e non senza una qualche forzatura, dette “riforme” in due grandi categorie: quella delle riforma/taglio e quella delle riforme/esercizio di potere. Due grossi capitoli che, a mio modesto parere, includono tutte le novità legislative in tema di scuola degli ultimi anni. In altri termini: non c’è una sola proposta del MIUR, da diversi anni a questa parte, che non vada in direzione di una di queste due categorie. Questo equivale a dire, è evidente, che manca il capitolo 3, quello più importante, perché dovrebbe riguardare le riforme pensate per migliorarla, la scuola, per far sì che quei milioni di alunne e alunni che la frequentano ogni giorno, la possano vivere con serenità, con migliore profitto, imparando il valore dell’inclusione e della collaborazione, che possano entrare sempre in aule sicure emagari un po’ meno tristi.
Capitolo 1. Le riforme-risparmio
Racchiudo con questa dicitura le misure che riguardano la riduzione delle risorse per la scuola pubblica. Come è facile immaginare si tratta del capitolo più corposo, talmente vasto e articolato che sono certo sin d’ora che dimenticherò molti passaggi, magari anche importanti, e di tanto mi scuso in premessa.
Fermo restando che tanto con il ministro Gelmini quanto con Profumo si è assistito ad un sostanziale azzeramento dei fondi per l’edilizia scolastica, i restanti tagli sono stati perseguiti agendo lungo due direttrici: la prima delle quali è data dalla riduzione del personale impiegato nel settore istruzione, la seconda dalla riduzione del salario reale per ogni singolo lavoratore. Ognuna di queste due direttrici, a sua volta, porta a misure diverse. La riduzione del personale, ad esempio, può essere ottenuta sia da una diminuzione del numero di classi (che a sua volta può darsi mediante un aumento degli alunni per classe), che da una diminuzione delle ore di lezione, o, ancora, grazie ad un accorpamento dei plessi scolastici. La riduzione del salario, invece, si può ottenere, ad esempio, mediante un blocco degli scatti, o negando il pagamento delle ferie, o riducendo il salario accessorio.
Tutte queste strade sono state già battute o si stanno battendo in questo momento, in alcuni casi con così tanta insistenza che diviene quasi impossibile “spremere” più di tanto. Alle nostre vecchie scuole e nelle nostre piccole aule, ad esempio, non si può chiedere di infilare ancora più alunni, tanto più che già le norme previste dalla Gelmini hanno finto di ignorare le leggi vigenti in materia di sicurezza. Alcune misure sono quindi “sature” e dovranno inventarsi altre strade, come pure è richiesto dal documento di programmazione economica, per tagliare ancora sulla spesa per l’istruzione, scendendo finalmente il solo gradino che manca e raggiungendo l’ultimo posto tra i paesi occidentali in questa speciale classifica.
Data la complessità delle misure riguardanti questa categoria di “riforme”, provo a costruire uno schema che renda di più facile e immediata lettura la filosofia di fondo che unisce le norme di questi anni e provi a dare un senso al caotico affastellarsi di misure sulla scuola.
Categoria 1.a: RIDUZIONE DELLO STIPENDIO REALE DEI DIPENDENTI DEL MIUR (anche con riferimento all’intera esistenza del lavoratore)
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Blocco dei contratti. Una misura, si dice, legata alla crisi e/o alla necessità di legare i futuri aumenti salariali non più all’anzianità ma a una fantomatica produttività. Sia come sia, gli stipendi dei lavoratori della scuola si fanno da diversi anni ogni giorno più magri.
Stato di avanzamento
2012/2013: in progress. Carrozza lo eredita da Profumo che a sua volta lo ha ereditato dalla Gelmini. Probabilmente il Governo nei prossimi giorni ne approverà definitivamente la proroga contenuta nello schema di regolamento approvato dal Governo Monti il 21/3/2013.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Riduzione del salario accessorio (Taglio del Fondo per le Istituzioni Scolastiche – FIS). Essendo inclusa nella cosiddetta Spending review, si deduce che per il MIUR le attività pagate con il FIS fossero superflue. Peccato che con quei fondi si organizzino spesso attività preziose per alunni/e.
Stato di avanzamento
2012/2013: Fatto! Deliberato in questo anno scolastico. Era Profumo (Legge di stabilità 2013 – Art. 1, comma 51, legge n. 228/2012)
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Ulteriore riduzione del salario accessorio (Taglio del fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa – MOF). Per recuperare l’utilità 2011 ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali il MOF sarà ridotto a regime del 25%
Stato di avanzamento
2012/2013: Fatto! CCNL 13 marzo 2013 sottoscritto da CISL, UIL, SNALS e GILDA. Per compensare il taglio nel prossimo contratto una serie di attività oggi straordinarie diventeranno obbligatorie.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Blocco degli scatti. Ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali l’utilità 2012 non è stata recuperata. Probabilmente anche il 2013 non sarà utile agli stessi fini. Il tutto va di pari passo con il blocco dei contratti.
Stato di avanzamento
2012/2013: in progress. Il CCNL 13 marzo 2013 ha recuperato solo l’utilità 2011 e non l’utilità 2012. Lo schema di regolamento approvato dal Governo Monti il 21 marzo 2013 prevede che il 2013 non sia utile ai fini delle progressioni stipendiali. Probabilmente il Governo Letta approverà definitivamente tale regolamento.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Ai precari non si pagano le ferie non fruite. Ai lavoratori con contratto per supplenza breve o con scadenza al 30/6, saranno liquidati un numero di giorni di ferie pari alla differenza tra il numero di giorni di ferie maturati e il numero di giorni in cui avrebbero potuto fruire delle ferie. Il Ministero non ha nemmeno sentito l’esigenza di inventare una scusa qualunque.
Stato di avanzamento
2012/2013: Fatto! Era Profumo (Legge di stabilità 2013 – Art. 1, comma 55, legge n. 228/2012). Attualmente il Ministero si è impegnato a verificare se la norma sia in violazione con il contratto nazionale, consultando il proprio ufficio legale, che non ha fretta di pronunciarsi.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Riduzione indennità di direzione per gli assistenti amministrativi che sostituiscono i DSGA. La misura, che pure costituisce una chiara violazione del contratto nazionale, è giustificata semplicemente dalla necessità di contribuire al pareggio di bilancio
Stato di avanzamento
2012/2013: Fatto! Era Profumo (Legge di stabilità 2013 – Art. 1, comma 45, legge n. 228/2012)
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Riduzione del compenso per i docenti esaminatori del concorso a cattedra. Sempre in nome del pareggio di bilancio si viola quanto concordato all’atto del reclutamento dei commissari
Stato di avanzamento
2012/2013: Fatto! Era Profumo (Legge di stabilità 2013 – Art. 1, comma 47, legge n. 228/2012)
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Trattenute per malattia pari a 1/30 per ogni singolo giorno di malattia, fino a un massimo di 10 per ogni periodo, della RPD (retribuzione professionale docente) per il personale docente o del CIA (compenso individuale accessorio) per il personale ATA
Stato di avanzamento
2008/2009: Fatto! Era Gelmini (Art. 71, comma 1 della legge n. 133/2008). Con il pretesto di limitare l’assenteismo si punisce chi ha la colpa di ammalarsi.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Aumento dell’età lavorativa e Calcolo della pensione con sistema contributivo e non retributivo, che determinerà un significativo alleggerimento delle pensioni e la tendenza a smettere di lavorare il più tardi possibile, anche ben oltre i 66 anni. La norma è stata giustificata, oltre che dall’immancabile riferimento alla crisi, da una campagna strisciante contro i vecchietti parassiti che, non decidendosi a morire, sono colpevoli delle miserie dei giovani.
Stato di avanzamento
2011/2012: Fatto! Era Profumo. “Riforma Fornero” (Legge n. 214/2011)
Categoria 1.b: RIDUZIONE DEL PERSONALE IMPIEGATO NEL SETTORE ISTRUZIONE
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Transito forzoso nei ruoli ATA dei docenti fuori ruolo cosiddetti “inidonei. Il MIUR e il MEF ormai da anni si stanno accanendo contro 3 – 4 migliaia di docenti fuori ruolo, pensando che le sorti del bilancio dello Stato dipendano esclusivamente dalle loro retribuzioni.
Stato di avanzamento
2012/2013: in progress. Profumo il 21 marzo 2013 ha firmato il decreto interministeriale previsto dall’art. 14, comma 15 della legge n. 135/2012 (Spending review). Gli altri ministeri coinvolti non hanno ancora firmato il decreto.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Mancata assunzione del personale ATA per l’a.s. 2012/2013. Contrariamente a quanto accaduto per il personale docente, per il personale ATA l’amministrazione non ha predisposto assunzioni in ruolo in attesa del passaggio forzoso nei ruoli ATA del personale docente fuori ruolo.
Stato di avanzamento
2012/2013: in progress. Il MIUR e il MEF non intendono sbloccare le assunzioni fino a quando non si risolverà la questione del passaggio forzoso nei ruoli ATA del personale docente fuori ruolo.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Contratti fino all’avente diritto per assistenti amministrativi e tecnici. Sempre in attesa del passaggio forzoso nei ruoli ATA del personale docente fuori ruolo, gli assistenti amministrativi e tecnici precari sono stati assunti con contratti fino all’avente diritto. Per quasi tutto l’a.s. hanno lavorato senza tutele adeguate con una forma di contratto, introdotta per legge, che dovrebbe essere utilizzata per un tempo brevissimo e non per mesi.
Stato di avanzamento
2012/2013: in progress. Il MIUR ha disposto alla fine di maggio la “chiusura” dei contratti fino all’avente diritto confermando il personale in servizio, senza individuare effettivamente l’avente diritto. Nel mese di giugno i dirigenti scolastici saranno impegnati in questa operazione. Molti lavoratori firmeranno un contratto a pochi giorni dalla sua scadenza.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Riduzione del personale ATA. Una misura accompagnata da una campagna ignobile contro la categoria dei bidelli, additati in toto come degli inguaribili fannulloni.
Stato di avanzamento
2008-2009 e triennio seguente: Già fatto! Era Gelmini (art.64, legge 133/2008)
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Dimensionamento scolastico con conseguente riduzione del numero di DS e di DSGA. Nell’a.s. 2011/2012 le istituzioni scolastiche erano circa 10.000, nell’a.s. 2013/2014 saranno circa 8.500.
Stato di avanzamento
In progress. Cominciato già in era Gelmini, si è andati avanti sulla stessa strada con Profumo. Le istituzioni scolastiche stanno assumendo dimensioni da centro commerciale.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Aumenta il numero degli alunni, ma non quello delle classi, con conseguente aumento del numero di alunni per classe.
Stato di avanzamento
Dpr 81/2009. 2009-2010: Già fatto in era Gelmini. Propagandato come “Allineamento ai parametri europei
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Riduzione delle ore di lezione. Nelle scuole elementari tramite lo stravolgimento del tempo pieno, nelle scuole medie tramite la cancellazione dei laboratori pomeridiani delle “educazioni”, nelle superiori con una sensibile riduzione dei quadri orari per tutti gli indirizzi con le sole eccezioni dei Licei Scientifici e Classici tradizionali.
Riduzione e/o cancellazione delle attività laboratoriali e conseguente riduzione del personale tecnico-pratico.
Cancellazione delle compresenze in laboratorio
Stato di avanzamento
2009-2010: Già fatto in era Gelmini. Con l’approvazione del cosiddetto “Piano programmatico” allegato all’art. 64 della legge 133 del 2008, si hanno le cosiddette “riforme” della scuola primaria e secondaria di primo grado. Nell’anno seguente si ha l’approvazione degli ordinamenti di Licei, Istituti Tecnici e Professionali.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Cancellazione o drastica riduzione dei docenti di sostegno. Le recenti indicazioni ministeriali in materia di bisogni educativi speciali (BES) ricorda forse troppo da vicino il rapporto sul sostegno a scuola redatto nel giugno del 2011, da fondazione Agnelli, Caritas e associazione Treellle (area Comunione e Liberazione). Anche in quello, infatti, si sottolineava la necessità di creare sportelli territoriali e soprattutto si parlava della necessità che tutti i docenti fossero di sostegno. Un auspicio certo condivisibile, se non fosse che il definire tutti di sostegno era esplicitamente finalizzato, in quel rapporto, all’eliminazione dell’intervento di sostegno specializzato.
Stato di avanzamento
In cantiere. Già in era Fioroni si è provveduto a bloccare il numero totale dei docenti di sostegno nella scuola italiana a poco più di 90000 unità (molte delle quali precarie). Oggi, con la direttiva del MIUR del 27/12/2012 e la conseguente circolare n.8 del 6/3/2013, c’è chi teme, credo a ragione, che le recenti indicazioni (era Profumo) sui BES nascondano la volontà di affidare ai consigli di classe la gestione di ogni tipo di bisogno Speciale, ivi inclusi, in un domani prossimo, i casi di alunni con disabilità, “liberandosi” dei docenti di sostegno.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Aumento del 30% dell’orario di lavoro (a salario bloccato). L’opera di propaganda che ha accompagnato questa proposta ha visto impegnato in prima persona anche il presidente del consiglio Monti, che in un’intervista a Fabio Fazio dichiarò che i docenti si stavano mostrando egoisti, non volendo lavorare “un paio di orette in più” (erano 6 e non 2, ma poco conta) per salvare la nostra gloriosa patria, la casa di tutti noi. Lì e altrove si sottolineava che detti docenti vivono da privilegiati, lavorando (nei rari casi in cui non siano fannulloni) part-time e per pochi mesi all’anno. Lo affermano soloni del calibro di Profumo e Monti, che da professori universitari svolgevano al più 4 ore di insegnamento a settimana.
Stato di avanzamento
In cantiere. La norma per portare a 24 le ore di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado era scritta a chiare Iettere nella prima stesura della cosiddetta Spending review. È stata stralciata a causa delle proteste del mondo della scuola e dell’avvicinarsi della data delle elezioni politiche, ma è probabile che venga ripresa in futuro, magari puntando a un risultato provvisoriamente più modesto, di 20 o 22 ore di insegnamento settimanale.
La misura e gli strumenti a suo sostegno
Riduzione di un anno del percorso di studi degli alunni italiani. La scusa è che dobbiamo allinearci ai percorsi di studio europei (che spesso prevedono il diploma a 19 anni, proprio come il nostro). È evidente invece che il ministro punta a rendere “non più necessari”, su per giù, altri 50.000 docenti.
Stato di avanzamento
L’annuncio dell’avvio della sperimentazione viene dallo stesso ministro Profumo nella seconda metà di marzo 2013. Si sperimenta contemporaneamente: l’avvio anticipato della primaria a 5 anni, la cancellazione della IV o V primaria, cancellazione della I o II media.
Per il prossimo futuro? Per cominciare:
• Permane la “clausola di salvaguardia” prevista dalla legge di stabilità del 2013, che prevede nuovi tagli se gli obiettivi di risparmio previsti per il settore scuola non dovessero essere raggiunti.
• Ancor più minaccioso si presenta il Documento di economia e finanza (DEF) 2013, che prevede che la spesa italiana per l’istruzione, che nel 2010 era pari al 4% del PIL (tra le percentuali più basse d’Europa) debba ulteriormente ridursi, per raggiungere il 3,6% nel 2015, e il 3,4% nel 2020.
Capitolo 2. Le riforme-esercizio di potere
Sono tutte quelle recenti riforme non immediatamente riconducibili a ragioni economiche, cioè ad una volontà di riduzione di investimenti per la scuola pubblica. Si tratta quindi del capitolo relativo al controllo sempre più verticistico del popolo della scuola e alle limitazioni dei margini di libero pensiero. È chiaro che questo tipo di “riforme” è sempre strettamente collegato al precedente, tanto che esistono misure legislative che potrebbero a ben diritto rientrare in ognuno dei due capitoli.
• Si tratta anche di quelle leggi, che, come il cosiddetto decreto Brunetta sulle sanzioni disciplinari (D.L. 150/2009), rendono i dipendenti più ricattabili, limitando nei fatti le possibilità di far valere i propri diritti nei confronti dei propri superiori.
• Sono norme sul modello della legge Aprea, il cui cammino quest’anno si è interrotto, concepita per accrescere le distanze tra studenti e docenti, cancellando i pochi spazi dibattito e iniziativa, tanto per i primi che per i secondi; pensata per creare rigide gerarchie tra gli insegnanti (tra quelli di ruolo e quelli precari, tra quelli di ruolo di fascia A e quelli di fascia B e poi C), e ancora tra questi e il dirigente, sempre più accentratore di poteri e sempre più rinchiuso nella sua torre d’avorio. Appare evidente che strutture piramidali rigide e inviolabili servono a creare conflittualità tra i sudditi e a prevenire, per il futuro, episodi di ammutinamento delle truppe come quelli che si sono verificati nel 2008/2009 tra i docenti e tra gli studenti, ossia sono pensate per prevenire espressioni di dissenso.
• Fa parte di questa categoria di “riforme” anche quel complesso di norme che prevedono la valutazione delle scuole, degli insegnanti e di alunni/e, con la novità, a mio parere grande e grave, dell’approvazione l’8/3/2013 del Sistema di valutazione nazionale da parte di un governo già morto e che avrebbe dovuto regolare solo l’ordinaria amministrazione:
• con il ruolo che ricopre l’Invalsi nelle nostre scuole, ogni giorno più asfissiante, perché comincia a modificare la natura stessa dell’insegnamento. Ciò che conta, infatti, nella scuola dei test, non è più fornire strumenti di interpretazione della realtà che viviamo, ma saper “crocettare” la casella che dei grigi funzionari ritengono giusta, e non è la stessa cosa. Non è un caso, infatti, che proprio mentre in Italia la propaganda ci racconta che è l’Europa a imporre la cultura a crocette, nel resto del continente la pratica dei test è sottoposta a significative critiche. Malgrado ciò, qui da noi si accelera decisamente in questa direzione e presto l’Invalsi rischia di imporsi anche nei cosiddetti esami di maturità e di divenire strumento di selezione per l’accesso all’università. Può così succedere che gli stessi docenti, oltre che le alunne, gli alunni e i loro genitori, vengano colti da ansie da prestazione e suggeriscano per le vacanze, anche alle elementari, non già la lettura di un buon libro, ma l’acquisto di manualetti di test Invalsi sui quali esercitarsi.
Sta realmente succedendo e secondo me è grave. I ragazzi vengono privati del piacere, puro perché fine a se stesso, della lettura, o della “scoperta” non immediatamente spendibile, dell’interpretazione di un brano come ci pare e piace, non come potrebbe piacere ad un anonimo signor Invalsi. Si inducono i docenti a modificare forzatamente il proprio modo di insegnare, per non essere additati come ultimi in classifica (a proposito di “classifiche” suggerirei la lettura di un intervento di Mario Piemontese e un articolo di Marina Boscaino). L’Invalsi viene infatti presentato già oggi come uno strumento infallibile di suddivisione in scuole buone e scuole cattive, di buoni e cattivi insegnanti. Come afferma Roger Abravanel, che da più parti è presentato come un grande esperto di istruzione, “le scuole che hanno i risultati migliori sono scuole migliori”, affermazione che da sola dovrebbe far sorgere il sospetto che il nostro esperto c’entri con l’istruzione come i cavoli a merenda.
• con quel progetto VALeS che, anche se per il momento solo su base volontaria, comincia ad individuare buoni e cattivi tra gli istituti italiani sulla base anche e soprattutto dei risultati ottenuti nei test Invalsi, promettendo gratificazioni in soldoni per le scuole che otterranno i risultati migliori.
• Con l’aberrante meccanismo del cheating che accompagna l’Invalsi. Un meccanismo che pretende di stabilire a priori come dove e quando si copia di più, sulla base di discutibili principi: si copia di più laddove ricorre lo stesso errore o laddove si risponde bene a quella che il signor invalsi ritiene una domanda difficile e male ad una ritenuta facile, si copia di più al sud… e sulla base di questi (pre)giudizi si arrotonda, talvolta sensibilmente, verso il basso il risultato complessivo ottenuto da una classe.
Con i TFA e con i “Concorsoni, e con tutti i meccanismi perversi che ogni nuovo ministro si sente in dovere di improvvisare per il reclutamento, o per l’illusione di un futuro reclutamento, del personale docente della scuola.
Non si sa tutt’ora cosa si intende fare delle decine di migliaia di precari che hanno seguito il percorso delle scuole di specializzazione per l’insegnamento e che da anni affollano le graduatorie. Non s’era ancora ben capito cosa s’intende fare dei precari che a proprie spese hanno affrontato il percorso dei Tirocini Formativi Attivi, che il ministro Profumo ha partorito l’idea geniale di un nuovo concorsone, per sfornare qualche altra migliaia di precari, da infilare in un nuovo canale, il terzo, o forse il quarto.
A voler pensar male si direbbe che queste iniziative scomposte servano solo ad aumentare la conflittualità tra poveri cristi. Ma forse, purtroppo, non è solo questo, e il valore aggiunto del Concorsone sta proprio nel fatto che, quando e se arriverà una conclusione, sancirà la promozione di un 11/12.000 nuovi precari a fronte di un numero di “vecchi” 10/15 volte maggiore e a fronte di 300.000 iscritti. Creerà una nuova classifica tra chi ce l’ha fatta e chi, magari pur presente nell’altro canale, è stato bocciato. E i bocciati, è matematica elementare, saranno 290.000 circa. La loro forza contrattuale, anche agli occhi dell’opinione pubblica, sarà minore. Del resto è una selezione e selezionare vuol dire escludere.
Chi sa coglierne il valore è, ancora una volta, il nostro Abravanel, che oltre ad essere esperto è pure assai schietto. Il 9 novembre 2012 scrive un editoriale per il Corriere della Sera nel quale indica la strada affermando: “finalmente 12.000 insegnanti selezionati con qualche criterio di merito, resta la totale assenza di meritocrazia per gli altri 700.000”. Lo stesso meccanismo, insomma, dovrebbe puntare più in alto, per poter scremare un po’ anche la massa dei docenti di ruolo. E questa è la nuova frontiera.


SULLA DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA:
- VIA PARLAMENTARE
- VIA GIUDIZIALE

esami di terza media di alunni con dsa o disabilita'

fonte: disabili.com

GLI ESAMI DI TERZA MEDIA DEGLI ALUNNI CON DISABILITA' O DSA

 

classe: aula scolasticaL'alunno con DSA  e piano didattico personalizzato è equiparato all'alunno con disabilità
Giugno: la scuola finisce, ma per chi è in terza media le vacanze si faranno attendere ancora un po', dato che rimane l'ultimo ostacolo degli esami finali. In questo pezzo vogliamo fare il punto sulle modalità con le quali si svolgeranno le prove finali per gli alunni con disabilità o disturbi specifici dell'apprendimento.

Poco, a dire il vero, è per ora cambiato rispetto allo scorso anno. In attesa di disposizioni concrete sull'applicazione della recente e  controversa circolare sui BES (circolare Direttiva Ministeriale del 27/12/2012)  constatiamo nulla è cambiato rispetto al passato e che molto occorre ancora fare per affermare politiche scolastiche realmente inclusive.



ALUNNI DISABILI E PEI - Innanzitutto ricordiamo che per gli alunni con disabilità sono previste prove di esame specifiche, relative agli insegnamenti impartiti. Le prove possono essere differenziate, basandosi sul PEI piano educativo individualizzato dello studente. Il loro valore è lo stesso di quelle ordinarie, per ciò che riguarda il superamento della prova d'esame finale.

DSA E STRUMENTI COMPENSATIVI -  Nel caso di alunni con DSA (Disturbi Specifici di apprendimento), si prevede la possibilità di utilizzare strumenti compensativi previsti dal piano didattico personalizzato (PDP). Per questi alunni è prevista la possibilità di dare più tempo per la conclusione delle prove, e può essere previsto l'uso di strumenti informatici. Per la comprensione di quanto richiesto dall'esame, un componente della commissione può leggere i testi delle prove scritte, inoltre al candidato può essere consentito l'uso di dispositivi per l'ascolto in formato mp3 dei testi registrati.

DSA E LINGUE STRANIERE - Per quanto riguarda le lingue straniere, è prevista una prova orale al posto di quella scritta nel caso in cui il candidato con DSA non abbia seguito un percorso didattico individuale, ma quello ordinario, con la sola dispensa dalle prove scritte di lingua straniera.
I candidati con DSA  con percorso didattico differenziato e con esonero dall'insegnamento della lingua straniera, valutati in base ad esso, possono sostenere prove differenziate, coerenti con il percorso svolto, finalizzate al solo rilascio dell'attestato di credito formativo. Questo secondo quanto previsto dal D.P.R. n. 323/1998.
Ricordiamo quindi che gli alunni con DSA con piano didattico differenziato ed esonero dagli esami di lingua straniera, sono sostanzialmente equiparati  agli studenti con disabilità che svolgono esami in base al loro PEI. E questo vale sia per le scuole secondarie superiori che inferiori. 

ATTESTATO - Agli alunni con disabilità o con DSA che non conseguono la licenza è rilasciato un attestato di credito formativo, utile per l'iscrizione e per la frequenza delle classi successive, come previsto dall'OM n. 90/01 in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 215/87 sul diritto di tutti gli alunni a frequentare  anche le scuole superiori.
Dallo scorso anno, nei quadri finali pubblicati con gli esiti dell'esame, nel caso in cui lo studente non consegua il diploma, ma solo l'attestato, viene indicata la dicitura "Esito positivo", così come per la licenza. Così come per la scuola superiore, dall'anno scroso vieene usata questa dicitura al posto di "non licenziato".


IN DISABILI.COM:


DSA e esami di Stato Scuola Secondaria Superiore

SCUOLA DISABILI: PROVE INVALSI PER ALLIEVI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES)

DSA A SCUOLA

venerdì 7 giugno 2013

facebook e bullismo

Il Moige denuncia Facebook

Dopo gli ultimi casi di cronaca e le segnalazioni ricevute di contenuti più che discutibili su Facebook, i casi di bullismo e anche adescamento pedopornografico, abbiamo presentato formale denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, per la grave corresponsabilità della multinazionale per omesso controllo e vigilanza nel tragico caso della giovane Carolina Picchio di Novara. Siamo pronti a costituirci parte civile in tutti i prossimi episodi di mancato controllo a danno dei minori da parte di Facebook.
È grave che una multinazionale come Facebook non effettui una vigilanza sulle piazze virtuali, che sembrano diventate lo strumento privilegiato per pedofili e bulli. Siamo indignati e preoccupati per il silenzio e l’indifferenza di chi gestisce questi potenti mezzi di comunicazione, senza un’adeguata politica di tutela dei minori.

Il perché della denuncia:

La nostra denuncia, articolata su tre punti cardine, nasce per far si che non si ripetano casi come questo, in cui i minori si trovano coinvolti così gravemente fino a rischiare e perdere la loro stessa vita.
  1. Facebook richiede agli utenti, all’atto della registrazione, la formalizzazione di un contratto, che nel caso dei minori è illegittimamente sottoscritto, essendo contrario alle leggi del nostro ordinamento per un minore sottoscrivere un contratto.
  2. I minori vengono coinvolti in questo social network non solo senza il consenso genitoriale, ma anche senza che sia riconosciuta al genitore la possibilità di esercitare la legittima potestà di controllo sul proprio figlio. Come genitori siamo di fatto defraudati del nostro ruolo primario di educatori.
  3. "L’assenza di un ambiente sicuro per i minori" su Facebook mira a far si che il social network sia "concorrente’’ e "moltiplicatore’’ dei diffusi fenomeni di adescamento, violenza e cyberbullismo.

Al fianco dei genitori e dei minori: attivata task force anti bullismo

Il Moige offre il suo fattivo sostegno attraverso il numero verde gratuito 800.93.70.70, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 20.00 e nei giorni festivi e prefestivi dalle ore 9.00 alle ore 20.00, al quale può rivolgersi chiunque, sia il minore sia il genitore vittima e/o testimone di violenze. Le segnalazioni possono essere altresì inviate tramite il sito www.moige.it

Il parere dello psichiatra e psicoterapeuta Prof. Tonino Cantelmi*
1. Facebook è pericoloso per i minori?

Sì. Perché sono soli in un mondo relazionale incessante, scintillante, narcisista e a volte crudele. Proprio in questi giorni ho mostrato un video dolorosissimo: una bimba affetta da una malattia rara, vittima di uno spietato cyberbullismo, cinico e drammatico. I bambini frequentano facebook e non dovrebbero. Ovviamente non si tratta di demonizzare uno strumento per molti versi utile ed interessante, ma di evidenziarne i limiti soprattutto per i bambini.

2. Perché i minori sono così attratti dai social network?

Perché FB consente una socializzazione virtuale particolarmente eccitante, immediata, gradevole e narcisistica. A volte è una vetrina irreale dove prevale l'illusione. E soprattutto consente di rappresentare se stessi come se si stesse sempre su un palcoscenico: un altare celebrativo della "popolarità", vero must dei giovani di oggi.

3. I social network creano dipendenza?

Sì. Come per il gioco e le sigarette: gli utenti dovrebbero essere avvisati delle potenzialità patogene di FB.

4. Le piazze virtuali sono luoghi reali per l’adescamento e atti di bullismo?

Il cyberbullismo è un fenomeno impressionante. Ma anche le varie forme di sexting (cioè di uso erotico del social). Ovviamente sono luoghi del tutto simili alle piazze reali: nessuno di noi manderebbe in giro di notte o anche di giorno un bambino nelle piazze reali.
*Psichiatra, Professore di psicologia dello Sviluppo alla LUMSA, è stato il primo ricercatore italiano ad occuparsi di dipendenza da internet. È in uscita il libro "Tecnoliquidità" (San Paolo), nel quale descrive la postmodernità tecnoliquida dei social. Dirige il Servizio di Psichiatria dell'Istituto Oncologico Nazionale "Regina Elena" di Roma. www.toninocantelmi.it

test di ingresso alle facoltà


 
COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI
ONLUS
Apprendiamo  con soddisfazione del rinvio a settembre dei test d’ingresso  alle facoltà a numero chiuso, e soprattutto della ridefinizione dei criteri di valorizzazione del percorso scolastico degli alunni .
Per questo risultato e per una riflessione più complessiva e condivisa il CGD si era battuto, consegnando le sue richieste al Ministro nella seguente lettera



Al Ministro dell’Istruzione
On. Maria Chiara  Carrozza

Il “Coordinamento Genitori Democratici Onlus” desidera portare alla Sua attenzione alcune considerazioni in merito ai cosiddetti “test di ingresso” introdotti da alcuni anni per un sempre maggior numero di facoltà e che oggi sembrano venir dati per scontati da studenti, famiglie e opinione pubblica.
Vengono presentati come strumento per premiare il merito, ma sono, in primo luogo, un modo per finanziare , in un momento di crisi, l’Università e non solo (ciascuno studente si iscrive ad almeno 2 test al costo di  circa 100 euro a test, senza contare libri di testo, ripetizioni o corsi propedeutici, non avendo comunque alcuna garanzia di successo: paga infatti anche chi all’università non potrà iscriversi).
Troppo lungo sarebbe ragionare sui ‘contenuti’ dei test, ma sarebbe utile che si dichiarasse prima o poi, con chiarezza e trasparenza, che cosa si intende valutare nei candidati che affrontano i test: capacità logiche, cultura generale, conoscenze sulle specifiche materie?
Se il sistema universitario ritiene di dover verificare le competenze degli studenti che vogliono accedervi, evidentemente, l’aver conseguito un diploma superiore non garantisce le condizioni minime per poter accedere all’Università statale: il sistema scolastico italiano e la politica dell’orientamento ,in questo modo, dichiarano pubblicamente il proprio fallimento.
            La nostra Costituzione prevede che ciascuno studente in possesso di un diploma  superiore abbia il diritto di iscriversi alla Facoltà universitaria che desidera e di poterlo fare, se capace e meritevole, indipendentemente dalle proprie condizioni economiche.
            Tutto ciò non è mai stato realizzato fino in fondo ma,  i test di ammissione, e ancor di più il loro anticipo,  rendono sempre più lontana la realizzazione di questo obiettivo : non abbiamo dati sulle percentuali di superamento dei test in funzione del tipo di diploma superiore ma non è difficile ipotizzare che essi possano risultare insormontabili a chi non abbia frequentato un liceo, tanto più se si riduce a pochi giorni, o si annulla del tutto, il tempo per prepararsi ai test.
            Non vogliamo rinunciare  all’idea che uno studente che abbia frequentato con successo il proprio corso di studi superiori possa iscriversi all’Università che desidera e mettersi in gioco indipendentemente dal tipo di Istituto frequentato.
           
            IL CGD non ha mai condiviso l’introduzione dei test di ingresso all’università ed oggi chiede con forza che almeno si eviti di anticiparli; ritiene inoltre che sia necessario aprire al più presto un confronto, chiaro ed aperto a tutti i soggetti coinvolti, su questo tema e su quello particolarmente rilevante dell’orientamento, che consenta di ripensare il sistema di accesso all’Università a garanzia sia della qualità dell’insegnamento che del diritto allo studio di tutti gli studenti.

             

Via G. Cardano 135, 00146 Roma. Tel. 065587336/fax 0655133316