sabato 20 aprile 2013

appello contro la scuola-quiz

SOTTOSCRIVI L' APPELLO CONTRO LA SCUOLA-QUIZ

http://www.cobas-scuola.it/Materiali-scuole/2013/SOTTOSCRIVI-L-APPELLO-CONTRO-LA-SCUOLA-QUIZ


NO ALL'INVALSI, NO AL SISTEMA DI (S)VALUTAZIONE
Dal 7 al 16 maggio prossimi nella scuola italiana, dalle elementari 
alle superiori, si ripeterà il distruttivo rito dei quiz-Invalsi, 
imposti come presunta misura della qualità del lavoro dei docenti e 
degli studenti e come valutazione, velleitaria e strumentale, del 
livello di istruzione fornita dai singoli istituti. In strutture 
inadeguate e in classi sovraffollate il MIUR (Ministero Istruzione, 
Università, Ricerca) cercherà di accelerare ulteriormente il percorso 
verso una distruttiva scuola-quiz, in un quadro generale di 
progressivo immiserimento dell'istruzione pubblica del nostro paese, 
che peserà come un macigno sulle future generazioni. La politica 
continua di tagli agli investimenti nella scuola e nell’Università 
dell’ultimo ventennio non poteva che determinare la situazione 
patologica attuale, che spiana la strada alle "proposte" private. Ma, 
mentre si minavano le condizioni strutturali della scuola pubblica, si 
è imposta anche nel nostro paese un'idea di scuola tutta schiacciata 
sulla presunta “valutazione”, secondo i catastrofici criteri della 
scuola-azienda, finalizzata a fornire l’istruzione come se fosse una 
qualsiasi merce in compra-vendita.
SOTTOSCRIVI L' APPELLO CONTRO LA SCUOLA-QUIZ
L'utilizzo delle prove a quiz come criterio di giudizio della qualità 
dell’insegnamento e della scuola, a partire dalla seconda elementare 
fino all'accesso all'università e alla professione docente, ha assunto 
ormai nel sistema scolastico e universitario italiano una centralità 
impressionante, imposta e acquisita  anno dopo anno in un silenzio 
sproporzionato a fronte delle trasformazioni profonde e deleterie che 
hanno investito la scuola, le discipline e la trasmissione della 
cultura.
I quiz standardizzati avviliscono il ruolo dei docenti e della 
didattica, abbassando gravemente la qualità della scuola. 
L’inserimento di questa tipologia di prova in modo martellante, e 
collegato alla valutazione dell'efficacia della scuola, influenza in 
modo cruciale l'impostazione quotidiana della didattica, spingendo i 
docenti ad abdicare alla loro primaria funzione intellettuale e a 
piegarsi all'addestramento ai quiz, provocando la marginalizzazione 
delle materie non coinvolte nella valutazione e insieme il degrado 
delle discipline interessate: riduzione al problem solving per la 
matematica e per l'italiano oscuramento della complessa composizione 
scritta a favore della comprensione del testo, del quale non importano 
più i messaggi autoriali veicolati o il loro significato storico-
culturale; un brano d'autore diviene un segmento intercambiabile, 
avulso dal contesto soggettivo e oggettivo che lo ha prodotto e la sua 
fruizione annulla anche la soggettività del lettore-studente, chiamato 
a risposte veloci, univoche, piatte e arbitrarie. Impartire un tale 
insegnamento significa annullare le soggettività coinvolte nell’atto 
pedagogico: ad uno studente privo di pensiero critico corrisponde un 
docente trasformato in tabulatore sempre più lontano dall’autonomia 
e dalla libertà d’insegnamento.
L'impostazione standardizzata è assolutamente inadeguata a rilevare il 
grado di preparazione di uno studente, di un aspirante docente, di un 
aspirante studente universitario, né tanto meno è in grado di dare 
indicazioni serie sull'efficacia di un docente o di un'istituzione 
scolastica; non è pensabile che in base a queste prove, per altro 
costosissime, e ai loro risultati sia possibile per un docente, per 
una scuola, per il sistema scolastico generale ottenere indicazioni 
serie di miglioramento. Come ha detto, brutalmente ma efficacemente, 
Luciano Canfora: “Per vedere la maturità di una persona è 
necessario che componga un testo di senso compiuto, non che faccia 
queste prove irrilevanti dove un cretino che ha una buona memoria 
supera i quiz e una persona di cultura che non ricorda un dettaglio 
viene esclusa”.
Ma soprattutto la standardizzazione del lavoro scolastico e 
dell’apprendimento è un obiettivo cruciale nella logica 
dell’istruzione-merce e della scuola-azienda. Essa serve a modificare 
alla radice il lavoro didattico, imponendo un modello universale di 
insegnamento-infarinatura, costringendo il docente  a seguire 
procedure prestabilite e generalizzabili, modificando alla radice i 
testi scolastici. Una volta realizzata la standardizzazione e la 
verifica omologata dell’insegnamento, verrebbe meno la stessa 
necessità della presenza dei docenti con le attuali professionalità. 
Per realizzare e valutare i quiz/test e con essi il rendimento di uno 
studente e di un istituto scolastico non serve nemmeno uno specifico 
curriculum universitario o di qualità vera: si tratta di un lavoro 
subordinato, meccanico e ripetitivo, eseguibile anche da personale a 
bassa qualifica, persino non laureato. I/le docenti che si prestano 
passivamente a collaborare alla scuola-quiz e al processo di 
“invalsizzazione”, contribuiscono fattivamente, coscienti o meno, 
alla eutanasia di una professione , oltre che all’immiserimento della 
scuola pubblica.
Non a caso, per mettere a punto i sistemi di valutazione 
aziendalizzante il MIUR ha coinvolto associazioni della Confindustria, 
portatrici di interessi che dovrebbero restare lontani dalla scuola 
pubblica e dalle sua finalità: interessi che da anni spingono 
affinché la scuola italiana si adegui alle esigenze del sistema 
produttivo; poiché per essi la fase attuale ha bisogno di una scuola 
che non miri più alla formazione complessiva dei futuri cittadini, ma 
che addestri una forza lavoro in possesso di competenze generiche e 
flessibili, capaci di adattarsi alla condizione di precarietà endemica 
che li aspetta nel mondo del lavoro. Ecco perché i quiz, spesso 
demenziali, si rivelano pericolosissimi per la libertà 
d’insegnamento, per la trasmissione del nostro patrimonio culturale 
alle future generazioni e per la funzione sociale che la scuola 
italiana fino ad oggi (anche se con molte lacune) ha svolto.Nei 
sistemi anglosassoni la valutazione attraverso i quiz ha provocato un 
disastro culturale, così come denunciano migliaia di intellettuali e 
docenti di tutti i livelli scolastici USA firmatari in questi ultimi 
anni di numerosi appelli contro i test standardizzati, oltre che 
promotori di lotte sindacali, culturali e sociali contro i quiz, metro 
di giudizio della qualità del lavoro scolastico. L'Italia dovrebbe far 
tesoro di quelle esperienze catastrofiche e mettere a frutto un 
presunto "ritardo" che invece può rivelarsi salvifico.
Pertanto noi uomini e donne di cultura, noi che lavoriamo nei sistemi 
di istruzione ai vari livelli, noi cittadini sensibili alla funzione 
decisiva della scuola pubblica nella formazione complessiva dello 
studente quale futuro cittadino, dichiariamo la nostra ferma 
contrarietà ai test/quiz standardizzati e all’uso dell’Invalsi 
come strumento di valutazione dell’istruzione pubblica. E chiediamo 
ai docenti, agli studenti e a tutti i cittadini interessati a 
difendere e a migliorare la scuola pubblica di aiutarci a fermare la 
scuola quiz, il Sistema di (s)valutazione basato sui test Invalsi, 
l'uso di indovinelli per imporre una scuola miseria, degradata e 
impoverita per lasciare il posto alla scuola privata e alla 
mercificazione dell’istruzione e della cultura. Aiutateci ad imporre 
al futuro Parlamento di affrontare seriamente la questione della 
qualità della scuola e dell’Università pubbliche, invertendo la 
tendenza al loro immiserimento e dotandole di massicci finanziamenti, 
cancellando nel contempo la pratica dei quiz valutativi dall'attività 
didattica e dalle prove concorsuali e/o di accesso a corsi universitari.
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HANNO SOTTOSCRITTO L'APPELLO
ANDREA  ADDOBBATI   Ricercatore storia moderna Università di Pisa
GIUSEPPE ARAGNO -  Storico - Facoltà di Scienze Politiche  
"Università Federico  II", Napoli
LIA BARELLI    Prof.ssa Associata Corso di Laurea in Scienze dell' 
architettura e della Città Università La Sapienza di Roma

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