domenica 14 novembre 2010

FONTE: retescuole


http://www.chiamamilano.it/notiziario/412/3


RICORSO PER DISCRIMINAZIONE


Trenta genitori contro il ministero dell'Istruzione e l'Ufficio scolastico


regionale e quello provinciale



Sono solo la punta di un iceberg, le trenta famiglie milanesi che hanno

depositato un ricorso per discriminazione sul mancato approntamento delle

ore di sostegno a scuola per i disabili. Perché la realtà ne registra

molte di più che si trovano a dover fare i conti con i tagli agli insegnanti

di sostegno per gli alunni con disabilità, famiglie che restano in silenzio

per paura, per mancanza di mezzi, perché dissuasi dagli stesso presidi e via

dicendo.
Per dare voce anche a loro è stato depositato il 10 novembre scorso presso

il Tribunale di Milano un ricorso per discriminazione contro il ministero

dell’Istruzione e l’Ufficio scolastico regionale e quello provinciale,

sottoscritto da 30 genitori di 17 disabili dell’istituto comprensivo

Cavalieri, della scuola primaria Ferrante Aporti e

di I.T.S.O.S. Albe Steiner con il sostegno dell'associazione Ledha (Lega per

i diritti delle persone con disabilità).

Qualche dato per chiarire la situazione: ad anno scolastico avviato, la

dotazione organica garantita dal Ministero per Milano e Provincia pone come

limite massimo il numero complessivo di 4897 docenti di sostegno per gli

alunni diversamente abili con un rapporto che supera 2,4 alunni per ogni

docente.

Peccato che la sentenza della Corte Costituzionale n.80 del 26/2/2010

stabilisca che sono illegittime le norme che fissano un limite massimo al

numero di posti degli insegnanti di sostegno. Un problema giuridico, che

riguarda anzitutto i diritti.

La situazione a Milano è preoccupante, spiega la consigliera comunale

Patrizia Quartieri

che insieme a Ledha e all'Associazione Avvocati per Niente sostiene i

genitori che hanno fatto ricorso. Tra gli elementi che peggiorano la

situazione ci sono la mancata formazione dei docenti, l'assenza della

continuità didattica, l'umento del numero degli alunni per classe,

l'liminazione delle compresenze e la mancanza generale di risorse della

scuola pubblica italiana.

Una situazione che sembra portare verso l'esclusione piuttosto che verso

l'nclusione dei soggetti con disabilità, annullando le conquiste fin qui

ottenute.

Le famiglie di persone con disabilità vogliono semplicemente avere le

stesse possibilità di apprendimento degli altri dichiara Marco Rasconi,

presidente di Ledha Milano


spiegando che purtroppo la problematica si ripete ogni anno perché il

ricorso di un anno non fa storia per quello successivo.

L'mportanza del ricorso presentato dai trenta genitori sta anche qui, nel

fatto che questa azione consentirebbe al giudice l'ccertamento di una

situazione generale di illegittimità: un'zione legale collettiva per la

tutela di un diritto fondamentale.

E se la difesa della Giunta milanese fa appello alla mancanza di fondi,

viene da chiedersi quale sia il criterio per cui i contributi per i libri di

testo delle scuole medie vengano assegnati a pioggia senza tener conto

delle differenze di reddito, sottraendo risorse a chi ne ha più bisogno,

senza quindi tener conto delle priorità.



Antiniska Pozzi



Alunni disabili senza diritti

I genitori portano la Gelmini in tribunale



La riforma riduce drasticamente i fondi per le ore di sostegno. Parte a

Milano la prima azione collettiva contro il ministero dell'Istruzione e gli

uffici scolatici, accusati di discriminare gli studenti con disabilità



Costretti a tenere i figli a casa, perché la riforma Gelmini ha ridotto

drasticamente le ore di sostegno alla disabilità. Per questo i genitori di

trenta alunni disabili fanno ricorso contro il ministro e la sua politica

dei tagli alla scuola. Si tratta della prima azione collettiva (intrapresa

con la collaborazione di Ledha, la Lega per i diritti delle persone con

disabilità, e il sostegno dell'associazione Avvocati per niente) che accusa

il ministero dell'Istruzione e gli Uffici scolastici locali di discriminare

gli alunni disabili. La scarsità delle risorse non può giustificare una

lesione del diritto all'istruzione. Lo dice il diritto internazionale, ma

anche la nostra Corte Costituzionale.



L'iniziativa è stata illustrata nella sede del Comune di Milano, in

occasione di un incontro pubblico sul diritto all'istruzione dei minori con

disabilità al quale erano presenti alcune delle famiglie in causa. Un Paese

non può negare il diritto all'istruzione dicendo che non ci sono risorse,

dichiara Livio Neri di Avvocati per niente. La Convenzione ONU del 2006 sui

diritti dei disabili, spiega l'avvocato, afferma che il sostegno va

garantito nella misura in cui è necessario. E ancora: Il tetto al numero

di insegnanti di sostegno previsto dalla Finanziaria del 2007 è stato

dichiarato incostituzionale perché  stabilisce la Consulta  lesivo di un

diritto fondamentale.



In Lombardia c'è un insegnante di sostegno ogni 2,34 alunni. Il dato,

peggiorato rispetto all'anno scorso, mette la regione agli ultimi posti

della classifica nazionale, seguita solo dal Lazio. La falce della riforma

Gelmini ha messo in ginocchio moltissime famiglie, costringendole a tenere i

figli a casa nelle ore di scuola non coperte dal sostegno. La socialità in

classe e l'affetto dei compagni è fondamentale, assicura la pedagogista

Sonia Mazzitelli, che avverte: Emarginare il disabile nell'età scolare

significa emarginarlo nel suo futuro di lavoratore e di cittadino.



Nonostante le gravi difficoltà, c'è ancora scarsa consapevolezza dei propri

diritti. Fino ad ora i ricorsi hanno riguardato singoli casi, che troppo

spesso venivano risolti assegnando ore di sostegno sottratte ad altri. Ecco

il perché di un'azione collettiva, spiega Marco Rasconi, disabile e

presidente di Ledha Milano, per impedire che una coperta troppo corta venga

semplicemente tirata da una parte all'altra. Tra i più restii a

intraprendere vie legali sono gli stranieri, che preferiscono non aggiungere

problemi a quelli già esistenti. Un genitore straniero che aveva

sottoscritto il ricorso, racconta ancora l'avvocato Neri, ha preferito

fare marcia indietro. In tal senso i ricorrenti si augurano che

l'iniziativa contribuisca a una maggiore informazione, soprattutto per le

famiglie che non possono difendersi o non sanno di poterlo fare. Certo,

nelle nostre condizioni, sostiene Maria Spalloni, uno dei genitori che

hanno fatto ricorso, dovremmo essere invitati a un tavolo. Invece siamo

costretti a rivolgerci a un tribunale.



Le risorse ci sono, protesta Patrizia Quartieri, consigliere comunale e

promotrice dell'incontro di ieri. Il Comune di Milano, racconta la

Quartieri, concede indistintamente a tutti gli studenti un bonus libri che

costa 5 milioni di euro lanno, mentre la spesa per il sostegno alla

disabilità è di 3,7 milioni. E rilancia: Senza ledere alcun diritto,

propone, basterebbe ripensare l'allocazione di queste risorse. La

questione riguarda anche i fondi regionali, che per il novanta per cento

finiscono alle scuole private, e soprattutto quelli stanziati a livello

nazionale, dove, ricorda la Quartieri, si preferisce spendere quaranta

miliardi in armamenti. Ne fa una questione di civiltà anche il

costituzionalista Valerio Onida, candidato alle primarie del centrosinistra

per le prossime comunali di Milano, che ha assistito all'incontro. Il fatto

che non si possa o non si voglia soddisfare i diritti fondamentali delle

persone più deboli fa di questa una società non civile. E precisa: Siamo

di fronte a uno di quei diritti che possono definirsi assoluti, e in quanto

tali devono essere soddisfatti. Non può essere una questione di risorse: non

ci sono scuse.



qui il filmato
 



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