martedì 18 giugno 2013

lavoro minorile ed abbandono scolastico

fonte. comune-info

Un bambino su venti in questo momento è a lavoro

7032-minori-italia-dal-1-maggio-in-vigore-convenzione-lanzarote-350Lo sfruttamento del lavoro minorile è ancora una realtà radicata e diffusa in Italia. Lo testimonia l’indagine realizzata dall’Associazione Bruno Trentin e da Save the Children, segnalata da Rassegna.it alla vigilia della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Un lavoro basato su due mila interviste a minori iscritti al biennio della scuola secondaria superiore in quindici province campione e in settancinque scuole campione.
Nel nostro Paese sono 260.000, più di 1 su 20, i minori sotto i 16 anni (il 5,2 per cento del totale nella fascia di età 7-15 anni) coinvolti nel lavoro minorile. Si tratta, spiega il rapporto, di pre-adolescenti «costretti» a lavorare già giovanissimi a causa delle condizioni familiari, di un rapporto con la scuola che non funziona o per far fronte da soli ai loro bisogni, e sono 30.000 i 14-15enni a rischio di sfruttamento che fanno un lavoro pericoloso per la loro salute, sicurezza o integrità morale, lavorando di notte o in modo continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, non avere neanche un piccolo spazio per il divertimento o mancare del riposo necessario.
A lavorare si inizia anche molto presto, prima degli 11 anni (0,3 per cento); il picco si raggiunge tra i 14 e 15 anni (18,4 per cento), età di passaggio dalla scuola media a quella superiore, nella quale si materializza in Italia uno dei tassi di abbandono scolastico più elevati d’Europa (18,2 per cento contro una media europea del 15 per cento). Il lavoro minorile non fa differenze di genere. Le esperienze di lavoro dei minori tra i 14 e 15 anni sono in buona parte occasionali, ma 1 su 4 lavora per periodi fino ad un anno e c’é chi supera le cinque ore di lavoro quotidiano (24 per cento). Per il 41% dei minori si tratta di un lavoro nelle mini o micro imprese di famiglia. Meno della metà dei minori che lavorano tra i 14 e 15 anni dichiara di ricevere un compenso.
Tra i principali lavori svolti dai minori fuori dalle mura domestiche prevalgono quelli nel settore della ristorazione, come il barista o il cameriere, l’aiuto in cucina, in pasticceria o nei panifici, seguito dalla vendita stanziale o ambulante, dove si fa il commesso o toccano le pulizie, insieme al lavoro agricolo o di allevamento e maneggio degli animali, ma non manca il lavoro in cantiere, spesso gravoso e pieno di rischi, o quello di babysitter. Dalle voci dei ragazzi raccolte emerge il forte legame tra lavoro minorile, disaffezione scolastica e reti familiari e sociali, che si trasforma in una vera trappola quando l’opportunità di soldi facili arriva a coinvolgere i minori in attività criminali.

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